Cultura
La storia dell’istruzione si può raccontare partendo da un numero. Nel 1861, al primo censimento del Regno d’Italia, quasi otto italiani su dieci risultavano analfabeti. E il dato era generoso, perché bastava saper firmare per essere contati tra chi sapeva leggere e scrivere. Oggi diamo per scontato che un bambino di sei anni entri in classe con lo zaino. Per millenni, invece, andare a scuola è stato un privilegio di pochi maschi, figli di famiglie che potevano fare a meno del loro lavoro.
Come si studiava nel mondo antico
In Mesopotamia esistevano già le “case delle tavolette”, dove i futuri scribi copiavano per anni segni cuneiformi sull’argilla. Era una scuola professionale, durissima, e gli esercizi pieni di errori ritrovati dagli archeologi fanno quasi tenerezza.
Nella Grecia classica i modelli erano due, e opposti. A Sparta lo Stato prendeva i maschi a sette anni e li addestrava alla guerra con l’agogè: fame, freddo, disciplina, pochissime lettere. Ad Atene l’istruzione era privata: il pedagogo, uno schiavo, accompagnava il ragazzo dal maestro di lettere, da quello di musica e in palestra. Le ragazze restavano a casa, quasi ovunque.
Roma riprese il sistema greco e lo divise in tre gradini. Il ludi magister insegnava a leggere, scrivere e contare, spesso sotto un portico, con la bacchetta a portata di mano. Poi veniva il grammaticus, che spiegava i poeti, e infine il rhetor, che preparava a parlare in tribunale e in senato. Quintiliano, nel I secolo d.C., scrisse un intero trattato su come educare il futuro oratore, sconsigliando già allora le botte.
Il Medioevo: monasteri, cattedrali e università
Dopo la caduta dell’impero d’Occidente, la cultura scritta sopravvive soprattutto nei monasteri. Lì si impara il latino per leggere la Bibbia e si copiano i manoscritti. Carlo Magno, che a quanto pare non imparò mai bene a scrivere, chiamò alla sua corte il monaco inglese Alcuino di York e ordinò di aprire scuole presso monasteri e cattedrali.
Dopo il Mille, con la crescita delle città, nascono le università. Bologna fa risalire la propria al 1088, data tradizionale scelta nell’Ottocento; Parigi e Oxford seguono di poco. All’inizio l’università non era un edificio ma un’associazione di studenti e maestri. A Bologna erano addirittura gli studenti a pagare e, in certi casi, a multare i professori in ritardo.
Riforma, Controriforma e scuole per il popolo
Con la Riforma protestante leggere diventa una questione di fede: ogni cristiano deve poter leggere la Bibbia nella propria lingua. Lutero, nel 1524, chiede ai consigli cittadini tedeschi di aprire scuole anche per le bambine. Il mondo cattolico risponde con gli ordini insegnanti. I gesuiti aprono collegi in tutta Europa e nel 1599 fissano programmi e metodi nella Ratio studiorum; gli scolopi di Giuseppe Calasanzio, a Roma, aprono nel 1597 una scuola gratuita per i ragazzi poveri di Trastevere.
Nel Settecento è lo Stato a muoversi. La Prussia di Federico II rende obbligatoria la scuola elementare nel 1763; l’Austria di Maria Teresa la segue nel 1774. L’idea di fondo, da sovrani dell’Illuminismo, è chiara: sudditi istruiti sono sudditi più utili.
La scuola nell’Italia unita
La legge Casati del 1859, nata per il Regno di Sardegna ed estesa poi a tutta l’Italia, rende gratuiti e obbligatori i primi due anni di elementare. Sulla carta. Nella realtà toccava ai comuni pagare maestri e aule, e molti comuni del Sud e delle campagne non avevano i soldi o la volontà di farlo. I bambini servivano nei campi.
La legge Coppino del 1877 porta l’obbligo fino ai nove anni e prevede multe per i genitori inadempienti, multe che però venivano applicate di rado. Nel 1911 la legge Daneo-Credaro passa le elementari allo Stato, e da lì l’alfabetizzazione accelera. Poi arriva la riforma Gentile del 1923, la più organica del Novecento: crea il liceo scientifico, rafforza il liceo classico come scuola delle future classi dirigenti e introduce l’esame di Stato. Sotto il fascismo la scuola diventa anche strumento di propaganda, con il libro di testo unico imposto dal 1929.
Dalla Costituzione a oggi
L’articolo 34 della Costituzione, nel 1948, dice una cosa semplice e potente: “La scuola è aperta a tutti”. Ci vollero altri quattordici anni perché nel 1962 nascesse la scuola media unica, che abolì la separazione precoce tra chi andava al ginnasio e chi all’avviamento al lavoro. Nel 1967 don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi di Barbiana pubblicano la Lettera a una professoressa, un atto d’accusa contro una scuola che bocciava soprattutto i figli dei contadini. Il libro fece scandalo e si legge ancora.
Oggi l’obbligo arriva a sedici anni. L’analfabetismo vero è quasi scomparso, ma gli esperti parlano di analfabetismo funzionale: persone che sanno leggere un testo senza riuscire davvero a capirlo. La storia dell’istruzione, insomma, non è finita.
Domande frequenti
Quando è diventata obbligatoria la scuola in Italia? Con la legge Casati del 1859, per i primi due anni; con la legge Coppino del 1877 l’obbligo fu reso più concreto.
Le donne potevano studiare? Raramente fino all’Ottocento. In Italia la prima laureata è considerata Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, a Padova nel 1678, ma per vedere molte ragazze all’università bisogna aspettare il Novecento.
Fonti per approfondire
Voce Scolarizzazione nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani; saggio La riforma Gentile nell’opera Treccani Croce e Gentile.