I moti del 1820-21 furono una serie di insurrezioni scoppiate in Europa meridionale contro i governi assoluti della Restaurazione. In Italia interessarono soprattutto il Regno delle Due Sicilie (1820) e il Regno di Sardegna (1821). Guidati da società segrete come la Carboneria e da ufficiali dell’esercito, i rivoltosi chiedevano ai sovrani una costituzione. Le rivolte ebbero un successo iniziale, ma furono represse dall’intervento dell’Austria. Sono considerate una delle prime tappe del Risorgimento.
Moti del 1820-21: riassunto
Dopo il Congresso di Vienna i sovrani restaurati avevano abolito molte delle riforme dell’età napoleonica. Il segnale delle rivolte venne dalla Spagna: nel gennaio 1820 alcuni reparti dell’esercito, guidati dal colonnello Rafael del Riego, si ribellarono e costrinsero il re Ferdinando VII a ripristinare la costituzione di Cadice del 1812, che divenne il modello dei rivoluzionari italiani.
I moti nel Regno delle Due Sicilie
Il 1° e il 2 luglio 1820 a Nola, vicino a Napoli, i sottotenenti Michele Morelli e Giuseppe Silvati si ribellarono con i loro soldati e con i carbonari locali. Al moto aderì il generale Guglielmo Pepe e il re Ferdinando I fu costretto a concedere la costituzione sul modello spagnolo. Fu eletto un Parlamento. Quasi contemporaneamente a Palermo scoppiò una rivolta che chiedeva l’autonomia della Sicilia da Napoli; il nuovo governo costituzionale la represse con l’esercito.
Le grandi potenze, riunite nei congressi di Troppau (1820) e di Lubiana (1821), affermarono il diritto di intervenire contro le rivoluzioni. Ferdinando I, recatosi a Lubiana, chiese l’aiuto dell’Austria. Nel marzo 1821 l’esercito austriaco sconfisse le truppe di Pepe a Rieti-Antrodoco ed entrò a Napoli. La costituzione fu abolita; Morelli e Silvati furono condannati a morte e giustiziati nel 1822.
I moti in Piemonte
Nel marzo 1821 anche in Piemonte un gruppo di ufficiali e nobili liberali, tra cui Santorre di Santarosa, insorse partendo dalla guarnigione di Alessandria. Chiedevano una costituzione e speravano in una guerra contro l’Austria per liberare la Lombardia. Il re Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo Felice, che in quel momento si trovava a Modena. Il giovane principe Carlo Alberto, nominato reggente, concesse la costituzione spagnola, ma Carlo Felice la sconfessò e gli ordinò di lasciare Torino. L’8 aprile 1821, presso Novara, i costituzionali furono sconfitti dalle truppe fedeli al re e dagli austriaci. Molti patrioti, come Santarosa, andarono in esilio.
La repressione in Lombardia
Nel Lombardo-Veneto la polizia austriaca scoprì le reti della Carboneria e dei gruppi liberali. Tra il 1820 e il 1821 furono arrestati, tra gli altri, lo scrittore Silvio Pellico, Piero Maroncelli e Federico Confalonieri, condannati al carcere duro nella fortezza dello Spielberg, in Moravia. Pellico raccontò la sua prigionia nel libro Le mie prigioni (1832), che ebbe enorme successo e danneggiò l’immagine dell’Austria in Europa.
Le cause dei moti del 1820-21
- il malcontento verso la Restaurazione, che aveva cancellato diritti e riforme;
- la diffusione delle società segrete, in particolare la Carboneria, tra ufficiali, borghesi e professionisti;
- il malcontento dei militari che avevano fatto carriera in età napoleonica e si sentivano emarginati;
- l’esempio della rivoluzione spagnola del 1820.
Le conseguenze
- il fallimento dei moti dimostrò la forza dell’Austria e il limite di iniziative condotte da piccoli gruppi, senza il coinvolgimento del popolo;
- il principio di intervento delle potenze della Restaurazione si consolidò, ma in Grecia, dove nel 1821 iniziò la guerra d’indipendenza contro l’Impero ottomano, l’esito fu diverso;
- l’esilio di molti patrioti contribuì a diffondere in Europa la causa italiana;
- la delusione per i metodi della Carboneria, confermata dai moti del 1831 dopo le rivoluzioni del 1830, spinse Giuseppe Mazzini a fondare la Giovine Italia, con un programma nazionale e popolare.
Perché i moti del 1820-21 sono importanti
I moti del 1820-21 furono il primo tentativo, in Italia, di ottenere governi costituzionali dopo la Restaurazione. Pur fallendo, mostrarono che il desiderio di libertà politica era diffuso in una parte delle élite e prepararono le esperienze successive, fino alle rivoluzioni del 1848, quando le costituzioni furono concesse in molti Stati della penisola.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
- Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
- Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
- Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.