Evento · Risorgimento italiano
La Spedizione dei Mille fu la campagna militare e politica guidata da Giuseppe Garibaldi nel 1860. Un piccolo corpo di volontari partì dalla Liguria, conquistò la Sicilia e rovesciò il governo borbonico nell’Italia meridionale, aprendo la strada all’unificazione del Regno d’Italia.
Il contesto politico
Alla vigilia del 1860 la penisola era divisa fra Stati diversi. Il Regno di Sardegna, guidato da Cavour e dalla monarchia sabauda, cercava di estendere la propria influenza; il Regno delle Due Sicilie governava Sicilia e parte continentale del Mezzogiorno; lo Stato pontificio e l’Impero austriaco restavano ostacoli alla formazione di uno Stato nazionale. La guerra del 1859 contro l’Austria aveva portato la Lombardia al Piemonte, ma lasciato aperta la questione dell’Italia centrale e meridionale.
In Sicilia esistevano malcontento verso il governo borbonico, conflitti fra élite locali e autorità centrali e una tradizione di rivolte. L’insurrezione di Palermo dell’aprile 1860 offrì a Garibaldi l’occasione per intervenire.
Il numero dei combattenti crebbe grazie all’arrivo di volontari locali e all’appoggio di settori della popolazione. Garibaldi assunse la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II, formula che collegava l’iniziativa rivoluzionaria al progetto monarchico piemontese. La spedizione fu quindi insieme guerra irregolare, insurrezione e strumento di una più ampia strategia statale.
Le battaglie e la conquista dell’isola
Il 15 maggio 1860 i garibaldini affrontarono l’esercito borbonico a Calatafimi. La vittoria ebbe un peso politico superiore alle dimensioni dello scontro: rese possibile la ritirata borbonica e rafforzò l’adesione di nuovi volontari. Dopo l’ingresso a Palermo tra il 27 e il 30 maggio, l’esercito di Garibaldi controllò progressivamente gran parte della Sicilia.
Il governo piemontese decise allora di intervenire direttamente. L’esercito sabaudo attraversò le Marche e l’Umbria, sconfiggendo le forze pontificie a Castelfidardo il 18 settembre 1860. Garibaldi e Vittorio Emanuele II si incontrarono a Teano il 26 ottobre: il generale consegnò simbolicamente il Mezzogiorno al re, rinunciando a una soluzione repubblicana autonoma.
Il plebiscito e le conseguenze
I plebisciti del 21 ottobre sancirono l’annessione della Sicilia e del Mezzogiorno al Regno di Sardegna, con consultazioni controllate dalle nuove autorità. Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia. L’unificazione ampliò il mercato e costruì istituzioni comuni, ma non cancellò differenze fiscali, sociali e amministrative. Nel Mezzogiorno seguirono disarmo, conflitti e brigantaggio, mentre la memoria dei Mille divenne uno dei miti fondativi dell’Italia.
Date essenziali
- 5–6 maggio 1860: partenza dei volontari da Quarto.
- 11 maggio 1860: sbarco a Marsala.
- 15 maggio 1860: battaglia di Calatafimi.
- 7 settembre 1860: ingresso di Garibaldi a Napoli.
- 26 ottobre 1860: incontro di Teano.
- 17 marzo 1861: proclamazione del Regno d’Italia.
La Spedizione dei Mille va quindi interpretata su più piani. Fu un’impresa di volontari e un episodio di mobilitazione patriottica, ma anche un passaggio di potere sostenuto da diplomazia, eserciti regolari e accordi tra élite. La sua eredità comprende tanto l’idea di una comunità nazionale quanto i conflitti irrisolti sull’uguaglianza sociale e sul rapporto fra centro e periferie.
Nota sulle fonti: Denis Mack Smith, Cavour e Garibaldi; Lucy Riall, Garibaldi: Invention of a Hero; Alfonso Scirocco, Garibaldi; Treccani, voci su Spedizione dei Mille e Risorgimento; Archivio di Stato, documenti sull’unificazione italiana. Consultazione: settembre 2026.
Una lettura critica
Il racconto celebrativo dei Mille ha spesso presentato la spedizione come opera esclusiva dell’eroismo garibaldino. La ricerca storica mette invece in evidenza il ruolo delle popolazioni siciliane, delle reti internazionali e delle decisioni piemontesi. Anche il termine “liberazione” va discusso: per alcuni significò la fine del governo borbonico, per altri l’arrivo di nuove tasse, leva militare e autorità lontane. Distinguere queste prospettive permette di comprendere il Risorgimento senza ridurlo a una marcia inevitabile verso l’unità.
La memoria pubblica della spedizione continua a interrogare il rapporto fra identità nazionale e pluralità territoriale, mostrando che l’unificazione fu un processo aperto e non un risultato privo di costi.