Socialismo

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Il socialismo è un insieme di idee e di movimenti politici nati nell’Ottocento che criticano le disuguaglianze prodotte dal capitalismo e propongono una società più giusta, in cui i mezzi di produzione, le fabbriche, la terra, le banche, siano almeno in parte gestiti in modo collettivo e la ricchezza distribuita in modo più equo. Sotto lo stesso nome si sono raccolte posizioni molto diverse, dalle comunità utopiche alla rivoluzione, dai sindacati ai governi socialdemocratici. In questa pagina vediamo da dove viene il socialismo e come si è trasformato.

Le origini: la Rivoluzione industriale

Il socialismo nasce come risposta alla Rivoluzione industriale. Nelle città inglesi e poi europee della prima metà dell’Ottocento migliaia di uomini, donne e bambini lavoravano dodici o quattordici ore al giorno in fabbrica, con salari bassissimi e in condizioni durissime. La nuova classe operaia viveva in quartieri sovraffollati e malsani. Molti pensatori si chiesero se una società diversa fosse possibile. La parola “socialismo” cominciò a circolare in Francia e in Inghilterra negli anni Trenta dell’Ottocento.

I socialisti “utopisti”

I primi socialisti immaginarono comunità ideali. L’industriale gallese Robert Owen trasformò la sua fabbrica tessile di New Lanark, in Scozia, in un esperimento: orari più brevi, scuole per i figli degli operai, case migliori. Nel 1825 fondò negli Stati Uniti una comunità, New Harmony, che però fallì in pochi anni. In Francia Charles Fourier progettò i “falansteri”, comunità in cui il lavoro doveva diventare piacevole, e Henri de Saint-Simon immaginò una società guidata da scienziati e produttori.

Marx ed Engels chiamarono questi pensatori “utopisti”: secondo loro avevano buone intenzioni ma non spiegavano come arrivare davvero a una società nuova.

Marx e il socialismo “scientifico”

Nel febbraio 1848 Karl Marx e Friedrich Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista, che si apre con la famosa frase “Uno spettro si aggira per l’Europa”. La loro tesi era che la storia è storia di lotte di classe e che il capitalismo, sfruttando gli operai, avrebbe creato da sé le condizioni per la propria fine: il proletariato, organizzato, avrebbe preso il potere e abolito la proprietà privata dei mezzi di produzione. Nel Capitale, il cui primo volume uscì nel 1867, Marx analizzò il funzionamento dell’economia capitalista.

Partiti, sindacati e Internazionali

Nella seconda metà dell’Ottocento il socialismo divenne un movimento di massa. Nacquero le prime organizzazioni sindacali, le cooperative, le società di mutuo soccorso. Nel 1864 a Londra fu fondata l’Associazione internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale. L’esperienza della Comune di Parigi del 1871, repressa nel sangue, divenne un mito per i socialisti di tutta Europa.

In Germania nacque nel 1875 il Partito socialdemocratico, che diventò il più forte partito socialista d’Europa. Nel 1889 a Parigi fu fondata la Seconda Internazionale, che proclamò il Primo maggio giornata di lotta per le otto ore. In Italia il partito socialista nacque a Genova nel 1892 con il nome di Partito dei lavoratori italiani; dal 1895 si chiamò Partito socialista italiano. Tra i suoi fondatori c’era l’avvocato milanese Filippo Turati, che con Anna Kuliscioff animava la rivista Critica sociale. Il partito crebbe soprattutto tra gli operai del Nord e i braccianti della pianura padana.

Riforme o rivoluzione?

Presto il socialismo si divise su una domanda decisiva: bisogna fare la rivoluzione o conquistare miglioramenti graduali attraverso elezioni, leggi e contratti? Il tedesco Eduard Bernstein, alla fine dell’Ottocento, sostenne la via riformista. Turati in Italia era su posizioni simili, contro i “massimalisti” che volevano la rivoluzione.

La Prima guerra mondiale spaccò il movimento, perché molti partiti socialisti appoggiarono i propri governi in guerra. Dopo la Rivoluzione russa del 1917 i sostenitori di Lenin fondarono partiti comunisti separati: in Italia la scissione avvenne al congresso di Livorno nel 1921, con la nascita del Partito comunista d’Italia. Da allora socialismo democratico e comunismo presero strade diverse, e spesso ostili.

La socialdemocrazia

Dopo la Seconda guerra mondiale i partiti socialisti e socialdemocratici governarono in molti paesi dell’Europa occidentale, soprattutto in Scandinavia, Gran Bretagna e Germania. Accettarono l’economia di mercato ma costruirono lo Stato sociale: sanità pubblica, pensioni, scuola gratuita, diritti dei lavoratori. Nel 1959, con il programma di Bad Godesberg, la socialdemocrazia tedesca abbandonò ufficialmente il marxismo. In Italia il PSI partecipò ai governi di centro-sinistra dagli anni Sessanta e fu guidato negli anni Ottanta da Bettino Craxi, prima di dissolversi con la crisi dei partiti dei primi anni Novanta.

In breve

Il socialismo nasce nell’Ottocento come critica alle disuguaglianze della società industriale. Dalle comunità utopiche di Owen e Fourier si passa al socialismo di Marx ed Engels, poi ai grandi partiti e sindacati. Il movimento si divide tra riformisti e rivoluzionari, e dopo il 1917 tra socialisti e comunisti. Nel Novecento la socialdemocrazia costruisce lo Stato sociale in Europa occidentale.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Dizionario di Storia, voce “Socialismo”
  • Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista (1848), varie edizioni
  • Donald Sassoon, One Hundred Years of Socialism, I.B. Tauris, 1996

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