Comunismo

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Grandi temi

Il comunismo è stato, insieme al liberalismo e al fascismo, una delle grandi idee che hanno dato forma al Novecento. Nasce come progetto di una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione, cioè di fabbriche, terre, miniere. Diventa poi, dal 1917, il nome di regimi politici reali che hanno governato per decenni un terzo dell’umanità, dalla Russia alla Cina, da Cuba al Vietnam.

Quando lo spiego in quinta superiore tengo sempre separate le due cose, almeno all’inizio: l’idea scritta nei libri e ciò che è successo quando qualcuno ha provato a realizzarla. Confonderle porta fuori strada, in un senso o nell’altro.

Che cosa significa comunismo

La parola viene dal latino communis, “comune”. L’idea di mettere i beni in comune è antica: la si trova nella Repubblica di Platone, nelle prime comunità cristiane descritte negli Atti degli Apostoli, nell’Utopia di Tommaso Moro (1516) e nella Città del Sole di Tommaso Campanella. Ma il comunismo come movimento politico moderno ha una data di nascita abbastanza precisa.

Marx, Engels e il Manifesto del 1848

Nel febbraio 1848, a Londra, esce un opuscolo di poche decine di pagine scritto da due tedeschi, Karl Marx e Friedrich Engels, per una piccola organizzazione chiamata Lega dei comunisti. Comincia con “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo” e finisce con “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”. È il Manifesto del partito comunista.

La tesi di fondo è che la storia sia una storia di lotte tra classi. Nell’età della rivoluzione industriale lo scontro decisivo, secondo Marx, è quello tra la borghesia che possiede le fabbriche e il proletariato che vi lavora in cambio di un salario. Il capitalismo, pensava, avrebbe prodotto crisi sempre più gravi fino a una rivoluzione. Dopo una fase di transizione, la “dittatura del proletariato”, sarebbe arrivata una società senza classi in cui lo Stato si sarebbe estinto da solo. Nel 1867 Marx pubblica il primo volume del Capitale, l’analisi economica che doveva dimostrare tutto questo.

Per buona parte dell’Ottocento “socialismo” e “comunismo” vengono usati quasi come sinonimi. La separazione netta arriva dopo il 1917, ed è spiegata nella pagina sul socialismo.

Dalla teoria al potere: la Russia del 1917

Marx si aspettava la rivoluzione in Inghilterra o in Germania, i paesi più industrializzati. Scoppiò invece in Russia, un impero di contadini. Nell’ottobre 1917 i bolscevichi guidati da Lenin prendono il potere a Pietrogrado (la rivoluzione russa), vincono una sanguinosa guerra civile e nel 1922 fondano l’Unione Sovietica. Dal 1918 il partito si chiama ufficialmente comunista; nel 1919 nasce a Mosca la Terza Internazionale, che chiede ai partiti socialisti di tutto il mondo di adeguarsi al modello bolscevico. In Italia la scissione avviene al congresso di Livorno, il 21 gennaio 1921: nasce il Partito comunista d’Italia, tra i cui fondatori c’è Antonio Gramsci.

Con Stalin, dalla fine degli anni Venti, il sistema prende la forma che resterà a lungo: partito unico, economia pianificata con i piani quinquennali, collettivizzazione forzata delle campagne, culto del capo, repressione di massa nei campi del Gulag. La carestia del 1932-33, che colpì in modo durissimo l’Ucraina, fece milioni di morti; le stime degli storici variano, ma nessuna è piccola.

Il comunismo nel mondo dopo il 1945

Dopo la Seconda guerra mondiale l’Armata Rossa porta regimi comunisti in tutta l’Europa orientale, dalla Polonia alla Bulgaria. Nel 1949 Mao Zedong proclama la Repubblica popolare cinese; nel 1959 Fidel Castro entra all’Avana. Il mondo si divide in due blocchi e comincia la guerra fredda.

Le versioni del comunismo si moltiplicano e litigano tra loro. La Iugoslavia di Tito rompe con Stalin già nel 1948; Cina e URSS arrivano allo scontro armato sul fiume Ussuri nel 1969. Alcune esperienze sono state tragiche: il Grande balzo in avanti di Mao, tra il 1958 e il 1961, provocò una carestia con decine di milioni di vittime secondo la maggior parte delle stime; in Cambogia i Khmer rossi, tra il 1975 e il 1979, causarono la morte di circa un quarto della popolazione.

In Europa occidentale i partiti comunisti non arrivarono al governo nazionale, ma in Italia il PCI fu a lungo il più grande dell’Occidente. Con Enrico Berlinguer, negli anni Settanta, superò il 34% dei voti e prese le distanze da Mosca, parlando di “eurocomunismo”.

La crisi e il 1989

Negli anni Ottanta le economie pianificate sono in affanno: negozi vuoti, tecnologia arretrata, debito. Michail Gorbačëv prova a riformare il sistema con la perestrojka e la glasnost’. Il 9 novembre 1989 cade il muro di Berlino, e nel giro di pochi mesi i regimi dell’Europa orientale crollano quasi senza spargimento di sangue, con l’eccezione della Romania. Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa viene ammainata dal Cremlino: l’Unione Sovietica non esiste più.

Oggi si definiscono comunisti i partiti al potere in Cina, Vietnam, Laos, Cuba e, con una propria ideologia, Corea del Nord. In Cina e in Vietnam, però, il partito unico convive da decenni con un’economia di mercato.

Domande che si fanno spesso

Che differenza c’è tra comunismo e socialismo? Per Marx il socialismo era la fase di passaggio verso il comunismo. Nel Novecento “comunisti” sono diventati i partiti legati a Mosca e alla rivoluzione, “socialisti” quelli che sceglievano la via parlamentare e le riforme.

Il comunismo è mai stato realizzato? Secondo la teoria marxista no: nessun regime ha mai dichiarato di aver raggiunto la società senza classi e senza Stato. I paesi del blocco sovietico si definivano “socialisti” in cammino verso il comunismo.

Fonti per approfondire

Voci Il comunismo nel Dizionario di Storia Treccani e Manifesto del partito comunista nel Dizionario di filosofia Treccani.

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