La guerra civile americana, o guerra di secessione, divise gli Stati Uniti dal 1861 al 1865. Da una parte l’Unione, gli Stati del Nord; dall’altra la Confederazione, undici Stati del Sud che avevano proclamato la loro uscita dal paese. Morirono più americani che in qualunque altra guerra della loro storia. E alla fine, negli Stati Uniti, la schiavitù non esisteva più.
Le cause: perché il Sud si staccò
Si sente dire che la guerra fu combattuta per i “diritti degli Stati”. In parte è vero, ma bisogna chiedersi: il diritto di fare che cosa? La risposta, nei documenti dell’epoca, è chiara. Quando la Carolina del Sud e il Mississippi spiegarono la loro secessione, misero al centro la difesa della schiavitù.
Nel 1860 negli Stati Uniti vivevano circa quattro milioni di schiavi, quasi tutti al Sud. Lavoravano soprattutto nelle piantagioni di cotone, la merce che il Sud vendeva alle fabbriche tessili inglesi. Il Nord, invece, aveva città, industrie e immigrati europei, e la sua economia non dipendeva dal lavoro schiavile.
Il problema vero era l’espansione verso ovest. Ogni nuovo territorio riapriva la stessa domanda: lì la schiavitù sarebbe stata permessa? Per decenni si cercarono compromessi, come quello del Missouri nel 1820 e quello del 1850. Poi le cose precipitarono. Dopo il 1854 il Kansas diventò teatro di scontri armati tra coloni schiavisti e antischiavisti. Nel 1857 la Corte Suprema, con la sentenza Dred Scott, stabilì che gli afroamericani non potevano essere cittadini. Nel 1859 l’abolizionista John Brown tentò di far insorgere gli schiavi assaltando l’arsenale di Harpers Ferry e fu impiccato.
Lincoln e la secessione
Nel novembre 1860 vinse le elezioni presidenziali Abraham Lincoln, candidato del giovane Partito repubblicano. Lincoln non proponeva di abolire la schiavitù dove esisteva, ma di impedirne l’estensione ai nuovi territori. Al Sud bastò. Era stato eletto senza i voti degli Stati del Sud, e lì molti pensarono che il loro mondo fosse condannato.
La Carolina del Sud uscì dall’Unione il 20 dicembre 1860. Altri sei Stati la seguirono e nel febbraio 1861 nacquero gli Stati Confederati d’America, con presidente Jefferson Davis. Il 12 aprile 1861 l’artiglieria confederata aprì il fuoco su Fort Sumter, nel porto di Charleston. Era cominciata la guerra. Dopo Sumter si unirono alla Confederazione anche Virginia, Carolina del Nord, Tennessee e Arkansas.
Nord contro Sud: le forze in campo
Sulla carta il Nord era molto più forte. Aveva più del doppio degli abitanti, gran parte delle fabbriche e delle ferrovie, una flotta da guerra. Il Sud contava su altro: combatteva sulla difensiva, a casa propria, e aveva ufficiali molto capaci, primo fra tutti il generale Robert E. Lee. Molti sudisti speravano anche nell’aiuto della Gran Bretagna, che aveva bisogno del loro cotone. Quell’aiuto non arrivò mai: Londra restò neutrale.
La strategia del Nord fu lenta ma efficace. La marina bloccò i porti del Sud, mentre gli eserciti cercavano di controllare il Mississippi e di spezzare in due la Confederazione.
Le battaglie decisive
I primi due anni andarono male per l’Unione. A Bull Run, nel luglio 1861, l’esercito del Nord fu messo in fuga. Lee vinse più volte in Virginia. Ad Antietam, il 17 settembre 1862, si combatté la giornata più sanguinosa della storia americana: oltre ventimila tra morti e feriti in un solo giorno.
La svolta arrivò nell’estate del 1863. Dal 1° al 3 luglio, a Gettysburg, in Pennsylvania, Lee tentò di invadere il Nord e fu sconfitto. Il giorno dopo, il 4 luglio, la città di Vicksburg si arrese al generale Ulysses S. Grant: il Mississippi era dell’Unione. A novembre Lincoln pronunciò a Gettysburg un discorso di poche frasi, che gli studenti americani imparano ancora a memoria.
Nel 1864 Grant prese il comando di tutti gli eserciti. Mentre lui logorava Lee in Virginia, il generale William T. Sherman prese Atlanta e marciò fino al mare, distruggendo ferrovie, raccolti e magazzini. Fu una forma di guerra totale, rivolta contro le risorse del nemico e non solo contro i suoi soldati. Il 9 aprile 1865, ad Appomattox, Lee si arrese.
Cinque giorni dopo, il 14 aprile, Lincoln fu colpito a teatro dall’attore sudista John Wilkes Booth. Morì la mattina seguente.
La Proclamazione di emancipazione
All’inizio Lincoln combatteva per salvare l’Unione, non per liberare gli schiavi. La guerra però cambiò i suoi obiettivi. Il 1° gennaio 1863 entrò in vigore la Proclamazione di emancipazione, che dichiarava liberi gli schiavi negli Stati ribelli. Non valeva negli Stati schiavisti rimasti fedeli, come il Kentucky o il Maryland, e all’inizio liberò di fatto poche persone. Ma trasformava la guerra in una guerra contro la schiavitù.
Da quel momento l’Unione arruolò soldati afroamericani: alla fine furono circa 180.000. Molti erano ex schiavi fuggiti dalle piantagioni. Nel dicembre 1865 il XIII emendamento alla Costituzione abolì la schiavitù in tutto il paese.
Le conseguenze: morti, Ricostruzione e diritti negati
Per molto tempo si è parlato di circa 620.000 morti. Ricerche più recenti, basate sui censimenti, arrivano a stimare circa 750.000 vittime. Moltissimi morirono di malattia, non in battaglia.
Dopo la guerra iniziò la Ricostruzione. Il XIV emendamento (1868) garantì la cittadinanza a chi era nato negli Stati Uniti, il XV (1870) vietò di negare il voto per motivi di razza. Per qualche anno al Sud ci furono deputati e senatori neri. Contro di loro nacque il Ku Klux Klan. Nel 1877 le truppe federali lasciarono il Sud, e gli Stati del Sud introdussero leggi di segregazione razziale e ostacoli al voto per i neri, le leggi “Jim Crow”.
Quelle leggi resistettero quasi un secolo. Fu il movimento per i diritti civili di Martin Luther King a farle cadere, negli anni Sessanta del Novecento.
Perché è importante studiarla
La guerra civile decise che gli Stati Uniti sarebbero rimasti un solo paese, con un governo federale più forte. Il Nord vincitore accelerò la sua industrializzazione, e in pochi decenni gli Stati Uniti diventarono una potenza della seconda rivoluzione industriale. Le radici di quel paese stanno nella rivoluzione americana e nella guerra d’indipendenza guidata da George Washington; la guerra di secessione ne mise alla prova le promesse. Per il Novecento si può proseguire con gli Stati Uniti nel Novecento.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Encyclopaedia Britannica, voce “American Civil War”
- National Archives (USA), scheda e testo della Proclamazione di emancipazione
- James M. McPherson, Battle Cry of Freedom: The Civil War Era, Oxford University Press, 1988
- Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Einaudi, 1966
- J. David Hacker, “A Census-Based Count of the Civil War Dead”, Civil War History, 57, 4, 2011