Il Regno Unito vittoriano è la Gran Bretagna del lungo regno della regina Vittoria, dal 1837 al 1901. In quei sessantatré anni il paese fu la prima potenza industriale e commerciale del mondo e governò l’impero più vasto della storia. Fu anche un’epoca di forti contrasti: ricchezza e miseria, progresso tecnico e lavoro minorile, riforme democratiche e dominio coloniale. Il termine “vittoriano” fa pensare a una morale rigida e conformista, ma come ha scritto lo storico Massimo L. Salvadori per la Treccani, quell’età “fu tutt’altro che riducibile a conformismo e tradizione”.
Chi era la regina Vittoria?
Vittoria salì al trono nel 1837, a diciotto anni, alla morte dello zio Guglielmo IV. Nel 1840 sposò il cugino Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, che ebbe una grande influenza su di lei fino alla morte, nel 1861. Il suo potere politico era limitato: il Regno Unito era una monarchia costituzionale, in cui il governo dipendeva dalla maggioranza in Parlamento. La sua figura però divenne il simbolo della nazione e dell’impero. Nel 1876, su iniziativa del primo ministro Benjamin Disraeli, ricevette il titolo di imperatrice delle Indie. Morì il 22 gennaio 1901.
L’officina del mondo
La Gran Bretagna era stata la culla della rivoluzione industriale. In età vittoriana raccolse i frutti di quel vantaggio. Le ferrovie si moltiplicarono a partire dagli anni Trenta e Quaranta, collegando miniere, porti e città. Manchester e il Lancashire producevano cotonate per il mondo intero; carbone, ferro e navi a vapore facevano del paese “l’officina del mondo”. Nel 1851 la Grande esposizione di Londra, ospitata nel Crystal Palace, una gigantesca struttura di ferro e vetro, celebrò questo primato davanti a sei milioni di visitatori.
Nel 1846 il Parlamento abolì le leggi sul grano, che proteggevano i proprietari terrieri con dazi sulle importazioni. Fu una vittoria degli industriali e dei sostenitori del libero scambio, che rimase per decenni la politica economica britannica. Dagli anni Settanta, però, Germania e Stati Uniti cominciarono a raggiungere e superare la Gran Bretagna, soprattutto nei settori della seconda rivoluzione industriale.
Città, operai e questione sociale
La crescita aveva un volto oscuro. Nelle città industriali gli operai vivevano in quartieri sovraffollati, senza fognature, colpiti dal colera. Uomini, donne e bambini lavoravano in fabbrica anche dodici ore al giorno. I romanzi di Charles Dickens e le inchieste dell’epoca, come quella di Friedrich Engels sulla classe operaia inglese del 1845, descrivevano queste condizioni. È la cosiddetta questione sociale.
Lo Stato intervenne a poco a poco. Le leggi sulle fabbriche limitarono il lavoro dei bambini e, dal 1847, fissarono a dieci ore la giornata di donne e ragazzi. Leggi sulla sanità pubblica imposero acquedotti e fognature. Dal 1870 lo Stato organizzò l’istruzione elementare, che divenne obbligatoria nel decennio successivo. I sindacati, a lungo perseguitati, furono riconosciuti negli anni Settanta.
Riforme politiche e cartismo
All’inizio del regno votava solo una piccola parte degli uomini adulti, anche dopo la riforma del 1832. Tra il 1838 e il 1848 il movimento cartista raccolse milioni di firme per una “Carta del popolo” che chiedeva il suffragio universale maschile e il voto segreto. Il Parlamento la respinse, ma molte di quelle richieste si realizzarono dopo. Le riforme elettorali del 1867 e del 1884 estesero il voto a gran parte degli operai urbani e poi dei lavoratori delle campagne; dal 1872 il voto divenne segreto. La politica fu dominata dal confronto tra il conservatore Disraeli e il liberale William Gladstone. Le donne restarono escluse dal voto politico.
L’Irlanda e l’impero
Il Regno Unito comprendeva anche l’Irlanda, unita alla Gran Bretagna dal 1801. Tra il 1845 e il 1849 la malattia della patata provocò una carestia terribile: circa un milione di irlandesi morì e un altro milione emigrò, soprattutto negli Stati Uniti. La risposta del governo di Londra fu lenta e insufficiente. La richiesta di autonomia, l’Home Rule, sostenuta da Gladstone, divise la politica britannica per il resto del secolo.
L’impero raggiunse il suo apice. Dopo la rivolta indiana del 1857, la Corona assunse nel 1858 il governo diretto dell’India al posto della Compagnia delle Indie orientali. Nel 1882 la Gran Bretagna occupò l’Egitto, e alla fine del secolo controllava vasti territori in Africa, dal Capo al Sudan. Furono gli anni dell’imperialismo, giustificato da molti britannici come una missione civilizzatrice, ma fondato sulla conquista e sullo sfruttamento. La guerra contro i boeri in Sudafrica, cominciata nel 1899, era ancora in corso quando Vittoria morì.
Scienza e cultura
L’età vittoriana fu anche un tempo di grandi idee. Nel 1859 Charles Darwin pubblicò L’origine delle specie, che sconvolse la visione tradizionale della natura e accese un dibattito acceso con le chiese. Dickens, le sorelle Brontë, George Eliot e Thomas Hardy raccontarono la società del loro tempo. Fiorirono il giornalismo, le biblioteche pubbliche, lo sport organizzato: le regole moderne del calcio nacquero in Inghilterra nel 1863.
In breve
Il Regno Unito vittoriano fu al tempo stesso il paese più moderno del mondo e una società profondamente diseguale. Le sue riforme graduali allargarono la democrazia senza rivoluzioni, mentre il suo impero ne mostrava il volto di potenza. Molti tratti del mondo contemporaneo, dalla fabbrica alla città industriale, dalle ferrovie ai partiti di massa, si formarono in quegli anni.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Vittoria regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, imperatrice delle Indie”
- Massimo L. Salvadori, “Vittoria, regina di Gran Bretagna e Irlanda”, Treccani, Enciclopedia dei ragazzi, 2006
- Treccani, “L’Inghilterra nell’età vittoriana”, in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco
- Eric J. Hobsbawm, Il trionfo della borghesia 1848-1875, Laterza