L’imperialismo è la politica con cui, tra il 1870 circa e la Prima guerra mondiale, le grandi potenze europee, insieme a Stati Uniti e Giappone, estesero il proprio dominio politico ed economico su gran parte del mondo. In pochi decenni quasi tutta l’Africa e vaste regioni dell’Asia e dell’Oceania divennero colonie o protettorati. Per questo il periodo è chiamato “età dell’imperialismo”. Si trattò di un fenomeno mondiale, che cambiò in profondità le economie, le società e le culture dei territori conquistati. Il termine indica più in generale la tendenza di uno Stato a dominare altri popoli e territori.
Imperialismo: riassunto
Il colonialismo europeo esisteva già dal Cinquecento, ma dopo il 1870 cambiò ritmo e dimensioni. La seconda rivoluzione industriale aveva dato alle potenze europee una superiorità tecnologica enorme: navi a vapore, ferrovie, telegrafo, armi a ripetizione, farmaci come il chinino contro la malaria. La competizione tra Stati nazionali spinse ciascuno a conquistare nuovi territori prima degli altri. Con la Conferenza di Berlino del 1884 le potenze fissarono le regole per spartirsi l’Africa: nel 1914 restavano indipendenti solo l’Etiopia e la Liberia.
Le cause dell’imperialismo
- economiche: la ricerca di materie prime (cotone, gomma, minerali, petrolio), di nuovi mercati per i prodotti industriali e di occasioni di investimento per i capitali;
- politiche e strategiche: il prestigio nazionale, il controllo di rotte, porti e basi navali, la rivalità tra le potenze;
- demografiche: le colonie erano viste anche come sbocco per l’emigrazione;
- ideologiche: il nazionalismo, il razzismo e il darwinismo sociale, secondo cui le “razze” più forti erano destinate a dominare le più deboli; molti europei credevano in una “missione civilizzatrice”, celebrata dallo scrittore Rudyard Kipling come il “fardello dell’uomo bianco”.
Le potenze imperialiste
- Regno Unito: costruì il più grande impero della storia. Il Regno Unito vittoriano controllava India, Canada, Australia, Nuova Zelanda, gran parte dell’Africa orientale e meridionale e, dal 1882, l’Egitto, con il canale di Suez. Nel 1876 la regina Vittoria fu proclamata imperatrice dell’India.
- Francia: creò un vasto impero in Africa settentrionale, occidentale ed equatoriale e in Indocina.
- Germania: entrò tardi nella corsa coloniale, con territori in Africa e nel Pacifico, ma la sua “politica mondiale” accentuò le tensioni con il Regno Unito.
- Belgio, Portogallo, Paesi Bassi e Spagna: conservarono o ampliarono possedimenti in Africa e Asia; il Congo fu a lungo proprietà personale del re belga Leopoldo II.
- Italia: occupò l’Eritrea e la Somalia, ma fu sconfitta dall’Etiopia ad Adua nel 1896; nel 1911-1912 conquistò la Libia.
- Stati Uniti: dopo la guerra contro la Spagna del 1898 ottennero Filippine, Porto Rico e Guam e imposero la loro influenza su Cuba; nello stesso anno annessero le Hawaii.
- Giappone: modernizzato dopo il 1868, sconfisse la Cina nel 1894-1895 e la Russia nel 1904-1905, occupando Taiwan e poi la Corea.
L’imperialismo in Africa
L’Africa fu il territorio in cui la spartizione fu più rapida e completa. Il Regno Unito puntava a un dominio continuo dal Cairo a Città del Capo, la Francia a un impero dall’Atlantico al Mar Rosso. Le resistenze africane furono numerose ma, nella maggior parte dei casi, schiacciate dalla superiorità delle armi europee. In Africa meridionale i britannici combatterono la guerra anglo-boera (1899-1902) contro i coloni di origine olandese. Nell’Africa del Sud-Ovest tedesca, l’attuale Namibia, la repressione delle rivolte degli herero e dei nama (1904-1908) causò decine di migliaia di morti: nel 2021 il governo tedesco l’ha riconosciuta come genocidio.
L’imperialismo in Asia
La Cina non fu trasformata in colonia, ma fu costretta ad aprirsi agli stranieri. Dopo le guerre dell’oppio dovette firmare i “trattati ineguali”, che concedevano porti, territori e privilegi commerciali alle potenze. La rivolta dei Boxer, tra il 1899 e il 1901, fu repressa da una spedizione internazionale. L’India, dopo la grande rivolta del 1857, passò sotto il governo diretto della Corona britannica.
Le interpretazioni dell’imperialismo
Già all’epoca l’imperialismo fu oggetto di critiche e di analisi. L’economista britannico John Hobson, nel 1902, lo spiegò con la ricerca di investimenti redditizi da parte dei capitali in eccesso. Vladimir Lenin, nel saggio L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), lo considerò il risultato inevitabile del capitalismo dei monopoli. Altri storici hanno sottolineato soprattutto le ragioni politiche, strategiche e nazionaliste.
Le conseguenze dell’imperialismo
- per i popoli colonizzati: perdita dell’indipendenza, sfruttamento del lavoro e delle risorse, violenze, confini tracciati senza tenere conto delle popolazioni locali, ma anche l’introduzione di nuove infrastrutture, finalizzate soprattutto agli interessi delle potenze;
- per le relazioni internazionali: crisi tra potenze, come quella di Fascioda (1898) e le due crisi marocchine (1905 e 1911), che contribuirono allo scoppio della Prima guerra mondiale;
- a lungo termine: la nascita di movimenti nazionalisti anticoloniali, come quello guidato in India da Mahatma Gandhi, e, dopo il 1945, la decolonizzazione.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
- Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
- Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
- Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.