La guerra fredda fu il lungo confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica che segnò il mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1991. Si chiama “fredda” perché le due superpotenze non si combatterono mai direttamente. Si combatté però molto altrove, in Corea, in Vietnam, in Afghanistan, in Africa. E per quarant’anni il mondo visse con il timore di una guerra nucleare.
Che cos’è la guerra fredda e perché si chiama così
L’espressione divenne famosa nel 1947, grazie a un libro del giornalista americano Walter Lippmann intitolato proprio The Cold War. Indicava uno stato di tensione permanente: non pace vera, non guerra aperta. Le armi usate erano altre. Alleanze militari, propaganda, spionaggio, aiuti economici, corsa allo spazio.
Dietro c’era uno scontro tra due modelli. Da una parte la democrazia liberale e l’economia di mercato; dall’altra il sistema comunista a partito unico, con l’economia pianificata dallo Stato. Ognuno dei due blocchi era convinto che l’altro volesse dominare il mondo.
Le cause: dall’alleanza alla rottura
Fino al 1945 americani e sovietici erano stati alleati contro Hitler. A Jalta, nel febbraio 1945, Roosevelt, Churchill e Stalin discussero ancora insieme l’assetto dell’Europa. Ma l’alleanza si sfaldò in pochi mesi. L’Armata Rossa occupava l’Europa orientale, e Stalin vi impose governi comunisti. Gli occidentali parlarono di promesse tradite; Mosca rispondeva di aver bisogno di una fascia di Stati amici dopo aver perso oltre venti milioni di persone nella guerra.
Il 5 marzo 1946, a Fulton, nel Missouri, Churchill disse che una “cortina di ferro” era calata sull’Europa, dal Baltico all’Adriatico. Un anno dopo il presidente Truman annunciò che gli Stati Uniti avrebbero aiutato i popoli minacciati dal comunismo: era la dottrina Truman, rivolta in quel momento a Grecia e Turchia. Pochi mesi più tardi arrivò il piano Marshall, che portò in Europa occidentale circa 13 miliardi di dollari di aiuti.
Berlino, la NATO e i due blocchi
Il primo scontro aperto avvenne a Berlino. Nel giugno 1948 i sovietici bloccarono le strade e le ferrovie che portavano ai settori occidentali della città. Gli americani e gli inglesi risposero con un ponte aereo: per quasi un anno tutto, dal carbone al latte in polvere, arrivò in aereo. Nel maggio 1949 il blocco fu tolto.
Nello stesso 1949 nacquero due Germanie, nacque la NATO e l’URSS fece esplodere la sua prima bomba atomica. A ottobre Mao proclamò a Pechino la Repubblica Popolare Cinese. Nel 1955 il blocco orientale si diede la sua alleanza militare, il Patto di Varsavia.
Anche l’Italia era dentro questo scontro. Le elezioni del 18 aprile 1948 furono vissute come una scelta di campo tra la Democrazia cristiana e il Fronte popolare di comunisti e socialisti. Vinse nettamente la DC, e l’anno dopo l’Italia entrò nella NATO tra i paesi fondatori.
Le fasi della guerra fredda
Gli storici di solito distinguono alcune fasi, anche se i confini sono discussi.
Negli anni Cinquanta la tensione fu altissima. In Corea, dal 1950 al 1953, americani e cinesi si combatterono davvero, sotto la bandiera dell’ONU i primi e come “volontari” i secondi. Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono la rivolta d’Ungheria. Nel 1957 lo Sputnik sovietico, il primo satellite artificiale, spaventò gli americani: se Mosca poteva lanciare un satellite, poteva lanciare anche un missile nucleare.
Il momento più pericoloso arrivò all’inizio degli anni Sessanta. Nell’agosto 1961 la Germania Est costruì il Muro di Berlino. Nell’ottobre 1962, con la crisi dei missili di Cuba, il mondo fu per tredici giorni sull’orlo della guerra atomica. Dopo quella paura Washington e Mosca installarono una linea diretta tra i due governi e firmarono il primo trattato che limitava gli esperimenti nucleari.
Seguì la stagione della distensione. Non mancarono le guerre, prima fra tutte quella del Vietnam, né le repressioni, come a Praga nel 1968. Ma nel 1972 le superpotenze firmarono gli accordi SALT per limitare i missili, e nel 1975, a Helsinki, trentacinque paesi sottoscrissero un atto finale sulla sicurezza e sui diritti umani in Europa.
Alla fine del 1979 l’invasione sovietica dell’Afghanistan riaprì lo scontro. Il presidente Reagan aumentò le spese militari e nel 1983 definì l’URSS un “impero del male”. Furono gli anni degli euromissili e di nuove paure.
Equilibrio del terrore e guerre per procura
Perché non scoppiò mai una guerra diretta? La risposta più comune è l’arma atomica. Con migliaia di testate da entrambe le parti, un attacco avrebbe provocato una risposta capace di distruggere anche chi aveva attaccato. Gli strateghi la chiamavano “distruzione mutua assicurata”. Era una pace fondata sulla paura.
Così lo scontro si spostò nelle periferie del mondo. Le superpotenze sostennero governi, guerriglie e colpi di Stato in Asia, Africa e America Latina. Per molti paesi appena usciti dal colonialismo, la guerra fredda non fu affatto fredda.
La fine della guerra fredda
Nel 1985 diventò segretario del partito comunista sovietico Michail Gorbačëv. L’economia dell’URSS era in crisi e lui cercò di riformarla, aprendo anche alla libertà di parola. Con Reagan firmò nel 1987 il trattato che eliminava i missili nucleari a medio raggio. Soprattutto, fece capire che Mosca non avrebbe più usato i carri armati per tenere al potere i regimi dell’Europa orientale.
Nel 1989 quei regimi caddero uno dopo l’altro. Il 9 novembre fu aperto il varco nel Muro: la caduta del Muro di Berlino è diventata il simbolo della fine della guerra fredda. La Germania si riunificò nell’ottobre 1990, e nel dicembre 1991 l’Unione Sovietica cessò di esistere.
Ancora oggi si discute su chi abbia “vinto” e perché. Alcuni storici danno più peso alla pressione americana, altri alla crisi interna del sistema sovietico e alle scelte di Gorbačëv. Su un punto sono quasi tutti d’accordo: il mondo di oggi, dall’Europa allargata ai conflitti nell’ex spazio sovietico, è nato da come finì quel confronto.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani, voce “guerra fredda”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Cold War”
- John Lewis Gaddis, The Cold War: A New History, Penguin Press, 2005
- Odd Arne Westad, The Global Cold War, Cambridge University Press, 2005
- Federico Romero, Storia della guerra fredda. L’ultimo conflitto per l’Europa, Einaudi, 2009