Le guerre carolinge sono le campagne militari con cui i re franchi della dinastia carolingia costruirono, tra l’VIII e il IX secolo, il più grande dominio dell’Europa occidentale dopo Roma. Il protagonista è Carlo Magno, che regnò dal 768 all’814 e fece la guerra quasi ogni anno. Ma la storia comincia prima di lui e continua dopo, quando i suoi eredi si combatterono tra loro. Per capirle bisogna guardare chi i Franchi combatterono, e anche come.
Da Carlo Martello a Pipino il Breve
Il fondatore della fortuna della famiglia fu Carlo Martello, maestro di palazzo dei re merovingi. Nel 732, o forse nel 733, fermò un esercito arabo-berbero nella battaglia di Poitiers. Più tardi la tradizione ne fece il salvatore della cristianità; gli storici di oggi la considerano una vittoria importante, ma non l’evento che decise il destino dell’Europa.
Suo figlio Pipino il Breve fece un passo in più. Nel 751 depose l’ultimo merovingio e si fece re, con l’approvazione del papa. In cambio, quando i Longobardi minacciarono Roma, scese due volte in Italia, nel 754 e nel 756, e consegnò al pontefice i territori tolti al re Astolfo.
La conquista del regno longobardo (773-774)
Carlo Magno chiuse la questione longobarda in modo definitivo. Il re Desiderio aveva ripreso le pressioni su Roma, e papa Adriano I chiese aiuto. Nel 773 l’esercito franco superò le Alpi e assediò Pavia, la capitale longobarda. L’assedio durò mesi. Nel giugno 774 Desiderio si arrese e finì i suoi giorni in un monastero in Francia.
Carlo non trasformò il regno in una provincia qualunque. Si fece chiamare “re dei Franchi e dei Longobardi” e lasciò in vigore molte leggi locali, sostituendo però poco alla volta i duchi ribelli con conti di sua fiducia.
Le guerre sassoni: trent’anni di conflitto
La guerra più lunga e più dura fu quella contro i Sassoni, popolazione pagana che viveva tra il Reno e l’Elba. Cominciò nel 772, quando Carlo distrusse l’Irminsul, un loro santuario, e finì soltanto intorno all’804. Ogni volta che i Franchi si ritiravano, i Sassoni si ribellavano, guidati per anni dal capo Widukindo.
Gli Annali del regno dei Franchi raccontano che nel 782, a Verden, Carlo fece uccidere 4.500 prigionieri sassoni. Il numero viene discusso, il fatto in sé no. Le leggi imposte ai vinti prevedevano la pena di morte anche per chi rifiutava il battesimo o mangiava carne in Quaresima. Nel 785 Widukindo si arrese e si fece battezzare. Le rivolte, però, continuarono ancora per anni, e Carlo arrivò a deportare migliaia di famiglie sassoni in altre regioni del regno.
Qui si vede bene che cosa erano le guerre carolinge: conquista e conversione insieme.
Roncisvalle e la marca di Spagna
Nel 778 Carlo passò i Pirenei, chiamato da alcuni governatori musulmani ribelli all’emiro di Cordova. La spedizione andò male: Saragozza non aprì le porte, e l’esercito dovette tornare indietro. Il 15 agosto, sui passi di Roncisvalle, la retroguardia fu sorpresa e massacrata dai Baschi. Tra i morti c’era un certo Rolando, prefetto della marca di Bretagna.
Da questo episodio minore nacque, tre secoli più tardi, la Chanson de Roland, dove i Baschi sono diventati Saraceni e Rolando un eroe gigantesco. Negli anni seguenti i Franchi crearono comunque una zona di confine a sud dei Pirenei, la marca di Spagna, e nell’801 conquistarono Barcellona.
Baviera, Avari e Bizantini
Nel 788 Carlo tolse il ducato di Baviera al cugino Tassilone, accusato di tradimento. Così il regno franco confinò direttamente con gli Avari, un popolo di cavalieri stanziato nella pianura del Danubio. Le campagne contro di loro, negli anni Novanta dell’VIII secolo, si chiusero con la presa del loro grande accampamento fortificato, il “Ring”. Il tesoro che vi fu trovato, accumulato con i tributi pagati per secoli da Bisanzio, arrivò ad Aquisgrana su carri.
L’incoronazione imperiale dell’800 aprì un contrasto con Bisanzio, anche per il controllo di Venezia e della Dalmazia. Si combatté soprattutto sull’Adriatico. Nell’812 un accordo riconobbe a Carlo il titolo imperiale e lasciò Venezia nell’orbita bizantina.
Come combattevano i Franchi
L’esercito carolingio non era permanente. Ogni anno, in primavera, il re convocava un’assemblea e decideva la campagna. Gli uomini liberi dovevano partire armati a proprie spese, in proporzione alle terre che possedevano. Il nerbo erano i cavalieri, con la lancia, la spada e, i più ricchi, una cotta di maglia di ferro. Il re vietò più volte di vendere armi e corazze fuori dal regno.
Le guerre erano anche un affare. Il bottino e i tributi ricompensavano i fedeli, e la promessa di nuove terre teneva unita l’aristocrazia intorno al re.
Dopo Carlo Magno: le guerre tra gli eredi
Con il figlio Ludovico il Pio le conquiste si fermarono. I suoi figli si ribellarono più volte contro di lui, e alla sua morte, nell’840, si combatterono tra loro. A Fontenoy, nell’841, si affrontarono in una delle battaglie più sanguinose del secolo. Il trattato di Verdun dell’843 divise l’impero in tre regni.
Intanto dalle coste arrivavano nuovi nemici: Vichinghi a nord, Saraceni nel Mediterraneo, e più tardi gli Ungari dall’est. L’epoca dei Carolingi conquistatori era finita; cominciava quella della difesa.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Eginardo, Vita di Carlo Magno
- Annales regni Francorum (Annali del regno dei Franchi)
- Alessandro Barbero, Carlo Magno. Un padre dell’Europa, Laterza, 2000
- Rosamond McKitterick, Charlemagne: The Formation of a European Identity, Cambridge University Press, 2008
