Con il nome di Reconquista si indica il lungo processo con cui i regni cristiani del nord della penisola iberica conquistarono, tra l’VIII e il XV secolo, i territori di al-Andalus, la Spagna musulmana. Cominciò dopo l’invasione araba e berbera del 711 e finì nel 1492 con la presa di Granada. Il termine “riconquista” è però un’idea dei vincitori: presenta quei secoli come il recupero di una Spagna cristiana perduta. Gli storici di oggi lo usano con cautela, perché fu una storia molto meno lineare di come la si è raccontata.
Il 711 e la nascita di al-Andalus
Nel 711 un esercito guidato dal berbero Tariq ibn Ziyad attraversò lo stretto di Gibilterra. Il re dei Visigoti, Roderico, fu sconfitto e ucciso, probabilmente presso il fiume Guadalete. In pochi anni quasi tutta la penisola passò sotto il controllo musulmano. Fu una delle tappe delle conquiste islamiche.
Restarono fuori soltanto le montagne del nord. Le cronache cristiane raccontano che intorno al 722, a Covadonga, nelle Asturie, un nobile di nome Pelagio sconfisse un piccolo reparto musulmano. È un episodio quasi leggendario, ma da lì nacque il regno delle Asturie, poi regno di León, da cui si staccò più tardi la Castiglia. Nei Pirenei si formarono intanto la Navarra e le contee catalane.
Il califfato di Cordova e le razzie di Almanzor
Per tre secoli la potenza più forte della penisola fu quella musulmana. Nel 929 l’emiro Abd al-Rahman III si proclamò califfo, e Cordova divenne una delle città più grandi e ricche d’Europa, con la sua moschea immensa e le sue biblioteche.
Alla fine del X secolo il potente ministro Almanzor guidò decine di spedizioni contro i regni cristiani. Nel 997 saccheggiò perfino Santiago de Compostela, il santuario più importante della Spagna cristiana, e fece portare le campane della cattedrale a Cordova.
Taifas, il Cid e la presa di Toledo
Nel 1031 il califfato si dissolse in una ventina di piccoli regni, le taifas. Per i cristiani fu l’occasione. Spesso non conquistavano, ma si facevano pagare: i re delle taifas versavano tributi annui, le parias, per essere lasciati in pace.
Il personaggio più famoso di quest’epoca mostra quanto i confini fossero mobili. Rodrigo Díaz de Vivar, detto il Cid, era un cavaliere castigliano. Esiliato dal suo re, combatté per anni al servizio del sovrano musulmano di Saragozza. Poi, nel 1094, conquistò Valencia per conto proprio. Il poema che lo celebra, il Cantar de mio Cid, ne fece l’eroe nazionale della Castiglia.
La svolta arrivò nel 1085, quando Alfonso VI di Castiglia prese Toledo, l’antica capitale dei Visigoti. Spaventati, i re delle taifas chiamarono in aiuto gli Almoravidi, una dinastia berbera del Marocco, che sconfissero i castigliani già l’anno seguente. Più tardi arrivarono dall’Africa gli Almohadi.
Las Navas de Tolosa e le grandi conquiste del Duecento
Intanto la guerra in Spagna assumeva sempre più i caratteri di una crociata. I papi concedevano indulgenze a chi vi combatteva, come nelle crociate in Terrasanta, e nacquero ordini militari spagnoli come quelli di Calatrava e Santiago. Nel 1147 Lisbona fu presa dal re del Portogallo con l’aiuto di crociati diretti in Oriente.
Il 16 luglio 1212, a Las Navas de Tolosa, un esercito dei re di Castiglia, Aragona e Navarra sconfisse gli Almohadi. Da quel momento la bilancia pendette dalla parte cristiana. In pochi decenni Ferdinando III di Castiglia prese Cordova (1236) e Siviglia (1248), mentre Giacomo I d’Aragona conquistava le Baleari e Valencia (1238). A metà del Duecento restava musulmano soltanto il regno di Granada.
Granada e il 1492
Il regno nasride di Granada sopravvisse ancora per due secoli e mezzo, pagando tributi alla Castiglia e approfittando delle sue guerre interne. È l’epoca in cui fu costruita l’Alhambra.
Nel 1469 il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, i futuri Re Cattolici, unì le due corone più forti. Dal 1482 cominciò la guerra contro Granada: dieci anni di assedi, città conquistate una alla volta. Il 2 gennaio 1492 l’ultimo sovrano, Boabdil, consegnò le chiavi della città. Della presa di Granada si parla in una voce specifica. Pochi mesi dopo, con il sostegno della stessa regina Isabella, partiva il viaggio di Colombo.
Convivenza e violenza: dopo il 1492
Per secoli nella penisola vissero insieme cristiani, musulmani ed ebrei. Ci furono scambi notevoli: a Toledo, nel XII e XIII secolo, i traduttori volgevano in latino opere arabe di filosofia, medicina e astronomia. Ma ci furono anche massacri, schiavitù di guerra e conversioni forzate. Parlare di una pacifica “convivenza” è un mito, così come lo è l’idea di una guerra santa durata otto secoli senza interruzioni.
Il 1492 segnò la fine della tolleranza. A marzo i Re Cattolici ordinarono agli ebrei di convertirsi o lasciare i regni. Ai musulmani di Granada era stata promessa la libertà religiosa, ma nel giro di pochi anni anche loro furono costretti al battesimo. I loro discendenti, i moriscos, furono espulsi dalla Spagna tra il 1609 e il 1614.
Nell’Ottocento e nel Novecento la Reconquista diventò il mito delle origini di una Spagna cattolica e unita, molto usato anche dalla dittatura di Franco. Anche per questo gli storici insistono a raccontarla per quello che fu: una lunga storia di frontiera, fatta di guerre ma anche di alleanze, tributi e scambi. Per proseguire, si può leggere la voce sulla Spagna degli Asburgo.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani, voce “reconquista”
- Joseph F. O’Callaghan, Reconquest and Crusade in Medieval Spain, University of Pennsylvania Press, 2003
- Bernard F. Reilly, The Contest of Christian and Muslim Spain, 1031-1157, Blackwell, 1992
- Alessandro Vanoli, La Reconquista, il Mulino, 2009