Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina, è una città che nel Novecento è entrata due volte al centro della storia europea. Il 28 giugno 1914 vi fu ucciso l’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando, un attentato che diede avvio alla crisi da cui nacque la Prima guerra mondiale. Tra il 1992 e il 1996, durante le guerre jugoslave, la città subì il più lungo assedio di una capitale nella storia europea recente. Alle spalle di questi eventi c’è una lunga storia di convivenza tra culture e religioni diverse.
Sarajevo: riassunto
La città si sviluppò come centro urbano nel XV secolo, dopo la conquista ottomana della Bosnia. Per circa quattro secoli fece parte dell’impero degli Ottomani, che vi costruirono moschee, mercati, bagni pubblici e scuole. Nel 1878 la Bosnia passò sotto l’amministrazione dell’Austria-Ungheria, che nel 1908 la annesse formalmente.
Dopo la Prima guerra mondiale Sarajevo entrò a far parte del nuovo Stato jugoslavo. Negli anni Novanta, con la dissoluzione della Jugoslavia, la città fu circondata dalle forze serbo-bosniache e bombardata per quasi quattro anni.
La città ottomana
Il nucleo storico di Sarajevo, la Baščaršija, era il quartiere del mercato, con botteghe di artigiani e magazzini per i mercanti. Nel Cinquecento il governatore Gazi Husrev-beg fece costruire una grande moschea, una scuola religiosa e altri edifici pubblici che ancora oggi caratterizzano la città vecchia.
Sarajevo era abitata da musulmani, cristiani ortodossi, cattolici ed ebrei. Molti ebrei vi arrivarono dopo l’espulsione dalla Spagna del 1492, accolti nei territori ottomani. A questa comunità è legata la celebre Haggadah di Sarajevo, un manoscritto ebraico illustrato di origine medievale spagnola, conservato nel museo nazionale. Moschee, chiese e sinagoghe sorgevano a poca distanza l’una dall’altra.
Sarajevo austro-ungarica e l’attentato del 1914
Dopo il 1878 l’amministrazione austro-ungarica modernizzò la città, con nuovi edifici pubblici, una rete tranviaria e quartieri in stile europeo. Molti serbi di Bosnia, però, vedevano nell’Austria-Ungheria una potenza occupante e speravano nell’unione con la Serbia. L’annessione del 1908 aumentò queste tensioni.
Il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero austro-ungarico, visitò Sarajevo con la moglie Sofia. Un gruppo di giovani nazionalisti, legati al movimento della “Giovane Bosnia” e sostenuti da un’organizzazione segreta serba, aveva preparato un attentato. Dopo un primo tentativo fallito con una bomba, lo studente Gavrilo Princip sparò all’arciduca e alla moglie vicino al Ponte Latino, uccidendoli entrambi.
Vienna accusò la Serbia e il 28 luglio le dichiarò guerra. Il sistema delle alleanze trasformò in poche settimane il conflitto in una guerra europea: la Prima guerra mondiale. L’attentato non fu l’unica causa del conflitto, ma ne fu l’occasione immediata.
Dalla Jugoslavia alle Olimpiadi
Nel 1918 Sarajevo entrò nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi chiamato Jugoslavia. Durante la Seconda guerra mondiale la città fu inclusa nello Stato indipendente di Croazia, alleato della Germania nazista, e la comunità ebraica fu in gran parte deportata e sterminata. Fu liberata dai partigiani nell’aprile 1945.
Nella Jugoslavia socialista guidata da Tito, Sarajevo divenne la capitale della Repubblica socialista di Bosnia ed Erzegovina e crebbe molto. Nel 1984 ospitò i Giochi olimpici invernali, presentandosi al mondo come una città moderna e multiculturale.
L’assedio di Sarajevo (1992-1996)
Con la dissoluzione della Jugoslavia e lo scoppio delle guerre jugoslave, nel 1992 la Bosnia proclamò l’indipendenza. Le forze serbo-bosniache, contrarie, circondarono Sarajevo dalle colline intorno alla città. Dall’aprile 1992 al febbraio 1996 la popolazione visse sotto bombardamenti e colpi di cecchini, con poca acqua, elettricità e cibo. Più di diecimila persone furono uccise, tra cui molti civili e bambini.
Nell’agosto 1992 fu incendiata la Biblioteca nazionale, nell’antico municipio, con la perdita di gran parte dei suoi libri e manoscritti. I massacri al mercato di Markale, nel 1994 e nel 1995, ebbero grande eco internazionale e contribuirono all’intervento militare della NATO. Gli accordi di Dayton, firmati alla fine del 1995, posero fine alla guerra in Bosnia.
La memoria dell’assedio
Oggi a Sarajevo molti segni ricordano gli anni dell’assedio. Sull’asfalto di alcune strade i crateri lasciati dalle granate sono stati riempiti di resina rossa e sono chiamati “rose di Sarajevo”. Il tunnel scavato sotto la pista dell’aeroporto, che collegava la città assediata al territorio controllato dal governo bosniaco e permetteva di far passare cibo, armi e persone, è diventato un museo. La Biblioteca nazionale è stata restaurata e riaperta nel 2014, cento anni dopo l’attentato a Francesco Ferdinando.
Date principali
- XV secolo: nascita della città ottomana.
- 1878: inizio dell’amministrazione austro-ungarica.
- 1908: annessione della Bosnia all’Austria-Ungheria.
- 28 giugno 1914: attentato a Francesco Ferdinando.
- 1945: liberazione da parte dei partigiani.
- 1984: Olimpiadi invernali.
- 1992-1996: assedio di Sarajevo.
- 1995: accordi di Dayton.
Protagonisti
- Gazi Husrev-beg, governatore ottomano e costruttore di molti edifici della città vecchia.
- Francesco Ferdinando e Sofia, uccisi nell’attentato del 1914.
- Gavrilo Princip, autore dell’attentato.
- Gli abitanti di Sarajevo, che resistettero all’assedio.
Perché è importante
Sarajevo mostra come un luogo di convivenza tra religioni e culture possa diventare teatro di violenze nazionaliste. La città collega due momenti chiave del Novecento: l’inizio della Prima guerra mondiale e la fine violenta della Jugoslavia dopo la Guerra fredda.