Novecento · Prima guerra mondiale
Nel 1918 la guerra terminò dopo una serie di crisi militari e politiche che colpirono le Potenze centrali. Per l’Italia l’offensiva di Vittorio Veneto e l’armistizio di Villa Giusti coincisero con la vittoria, ma il risultato fu inseparabile dal collasso interno dell’Impero austro-ungarico e dall’andamento generale della guerra mondiale.
La stabilizzazione del fronte italiano
Dopo Caporetto il fronte si fermò lungo il Piave e il massiccio del Grappa. Nel giugno 1918 l’Austria-Ungheria tentò un’offensiva in Trentino e sul Piave, senza riuscire a trasformarla in una vittoria. Le perdite furono pesanti e la capacità offensiva dell’impero si indebolì. Il comando italiano guidato da Armando Diaz attese di disporre di condizioni più favorevoli prima di lanciare una nuova offensiva.
La resistenza sul Piave ebbe un forte peso simbolico nella memoria italiana, ma fu sostenuta da una complessa rete di risorse, riorganizzazione e cooperazione con gli alleati.
Vittorio Veneto e la dissoluzione asburgica
L’offensiva italiana iniziò il 24 ottobre 1918, anniversario di Caporetto. Attraversare il Piave fu difficile a causa delle piene e della resistenza austro-ungarica, ma il progressivo sfaldamento dell’esercito nemico cambiò rapidamente la situazione. Nel frattempo le nazionalità dell’impero asburgico chiedevano o proclamavano l’indipendenza e le strutture politiche di Vienna e Budapest si disgregavano.
Vittorio Veneto fu dunque una vittoria militare, ma anche l’effetto di un collasso imperiale. Le truppe italiane avanzarono mentre l’Austria-Ungheria non riusciva più a mantenere coesione, comunicazioni e comando.
Armistizi e fine del conflitto
L’armistizio tra Italia e Austria-Ungheria fu firmato a Villa Giusti il 3 novembre e divenne effettivo il 4 novembre 1918. Pochi giorni dopo, l’11 novembre, l’armistizio sul fronte occidentale pose fine ai combattimenti fra Germania e Alleati. Un armistizio fermava le armi; non definiva ancora una pace stabile. I trattati del 1919-1920 avrebbero ridisegnato confini e Stati in Europa.
Una chiave di lettura
La “vittoria” del 1918 non deve far dimenticare l’enorme costo umano e sociale della guerra. Per l’Italia fu al tempo stesso conclusione di una prova militare e inizio di un dopoguerra segnato da lutti, inflazione, conflitto politico e aspettative territoriali insoddisfatte. Il modo in cui la vittoria fu celebrata e discussa divenne parte della crisi dello Stato liberale.
Dopo il 4 novembre
La fine delle operazioni non significò un ritorno immediato alla normalità. Smobilitare milioni di uomini, riconvertire l’economia, assistere invalidi e famiglie colpite dalla guerra furono problemi enormi. La celebrazione della vittoria conviveva quindi con una società provata e con conflitti politici che avrebbero segnato gli anni successivi.