Novecento · Prima guerra mondiale
L’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale fu il risultato di una scelta politica controversa. Dalla neutralità del 1914 alla dichiarazione di guerra contro l’Austria-Ungheria del 23 maggio 1915, il paese attraversò un conflitto fra neutralisti e interventisti che anticipò l’intensa mobilitazione della società italiana negli anni successivi.
Neutralità e intervento
Quando la guerra scoppiò, l’Italia era formalmente legata a Germania e Austria-Ungheria dalla Triplice Alleanza, ma il governo dichiarò la neutralità. Sostenne che il patto avesse carattere difensivo e che Vienna avesse agito offensivamente contro la Serbia. La decisione non risolse però il dibattito. I neutralisti, fra cui molte forze cattoliche e socialiste, temevano costi sociali e militari enormi; gli interventisti erano un insieme composito di nazionalisti, democratici, irredentisti e intellettuali.
La scelta finale fu costruita attraverso trattative riservate. Il Patto di Londra, firmato nell’aprile 1915 con le potenze dell’Intesa, offriva all’Italia compensi territoriali in caso di vittoria.
Il fronte dell’Isonzo e delle Alpi
La guerra italiana si svolse soprattutto lungo un confine montano: dal Trentino alle Dolomiti, dal Carso al fiume Isonzo. Il terreno impose problemi eccezionali di trasporto, rifornimento e sopravvivenza. Le offensive italiane sull’Isonzo puntavano verso Gorizia, Trieste e Lubiana, ma incontrarono difese austro-ungariche favorite dall’altura e da fortificazioni preparate.
Tra il 1915 e il 1917 si susseguirono undici battaglie dell’Isonzo. La presa di Gorizia nell’agosto 1916 ebbe grande valore morale, ma non produsse lo sfondamento sperato. In alta montagna, nella cosiddetta “guerra bianca”, neve, valanghe, gelo e quota causarono sofferenze che si aggiungevano al fuoco nemico.
Comando, mobilitazione e dissenso
Il capo di stato maggiore Luigi Cadorna mantenne a lungo una dottrina offensiva e una disciplina severa. Nel tempo furono introdotti miglioramenti nell’artiglieria, nell’organizzazione e nelle tattiche, ma le perdite rimasero altissime. La guerra trasformò le retrovie: donne, lavoratori industriali, contadini, amministrazioni locali e famiglie furono coinvolti nello sforzo bellico. Il controllo dell’informazione e la censura cercarono di contenere il dissenso, senza eliminarlo.
Una chiave di lettura
La guerra italiana non può essere raccontata soltanto come percorso lineare da Caporetto a Vittorio Veneto. Fu un’esperienza di divisione politica, mobilitazione nazionale e violenza di massa. Le aspettative irredentiste, le promesse diplomatiche, la vita dei soldati e le trasformazioni sociali si intrecciarono. Comprendere queste tensioni è essenziale anche per leggere il difficile dopoguerra italiano.
L’Italia e la guerra mondiale
Il fronte italiano va inserito nella guerra mondiale, non isolato da essa. Le pressioni degli alleati, la disponibilità di artiglierie e materie prime, la guerra navale nell’Adriatico e l’andamento dei fronti russo e francese influenzarono le scelte di Roma. In questo senso, le vicende dell’Isonzo e del Piave furono locali per territorio, ma pienamente internazionali per cause e conseguenze.