L’età giolittiana è il periodo della storia italiana che va dal 1901 al 1914, dominato dalla figura di Giovanni Giolitti, più volte presidente del Consiglio. Furono anni di forte crescita industriale, di riforme sociali e di allargamento della democrazia, culminati nel suffragio universale maschile del 1912. Giolitti cercò di portare dentro lo Stato liberale le masse popolari, dialogando con i socialisti riformisti e poi con i cattolici. Fu anche un’epoca di contraddizioni: il divario tra Nord e Sud crebbe, l’emigrazione toccò il record e la guerra di Libia aprì la strada al nazionalismo.
Età giolittiana: riassunto
Il Novecento italiano si aprì con un omicidio. Il 29 luglio 1900, a Monza, l’anarchico Gaetano Bresci uccise il re Umberto I. Voleva vendicare i morti del maggio 1898 a Milano, quando il generale Bava Beccaris aveva fatto sparare sulla folla che protestava per il prezzo del pane. Il nuovo re, Vittorio Emanuele III, scelse una linea diversa da quella repressiva del padre.
Nel 1901 nacque il governo guidato da Giuseppe Zanardelli, con Giolitti ministro dell’Interno: era lui, in realtà, l’anima del governo. Dal 1903 Giolitti divenne presidente del Consiglio e guidò tre lunghi governi fino al 1914, con brevi pause in cui lasciava il posto a uomini di fiducia o ad avversari destinati a durare poco.
Chi era Giovanni Giolitti
Nato a Mondovì nel 1842, Giolitti non veniva dal Risorgimento combattuto ma dalla burocrazia: aveva lavorato per anni nell’amministrazione delle Finanze e alla Corte dei conti. Era un uomo pratico, poco incline ai grandi discorsi, che conosceva a memoria i meccanismi dello Stato. Era già stato presidente del Consiglio nel 1892-1893, ma era caduto travolto dallo scandalo della Banca Romana.
La politica di Giolitti verso gli operai
L’idea centrale era semplice e nuova: lo Stato doveva restare neutrale nei conflitti tra lavoratori e padroni. Fino ad allora i governi mandavano l’esercito contro gli scioperi. Giolitti sosteneva invece che salari più alti facevano bene anche all’economia, perché aumentavano i consumi, e che reprimere le organizzazioni operaie le spingeva solo verso la rivoluzione.
Il risultato fu un’ondata di scioperi e di nuove organizzazioni: nel 1906 nacque la Confederazione generale del lavoro (CGdL), il primo grande sindacato nazionale. Nel 1904 si arrivò anche al primo sciopero generale nazionale della storia d’Italia. Giolitti non lo represse con la forza: lasciò che si esaurisse e poi sciolse la Camera, vincendo le elezioni.
Neutralità, però, non valeva ovunque. Nelle campagne del Sud la polizia continuò spesso a sparare sui contadini in sciopero.
Le riforme dell’età giolittiana
- Leggi sul lavoro: tutela del lavoro di donne e bambini (1902), riposo settimanale (1907).
- Nazionalizzazione delle ferrovie (1905).
- Leggi speciali per il Mezzogiorno, come quelle per la Basilicata e per Napoli.
- Conversione della rendita (1906): lo Stato riuscì a ridurre gli interessi sul debito pubblico, segno di grande fiducia nei conti italiani.
- Istituto nazionale delle assicurazioni (1912), monopolio statale delle assicurazioni sulla vita.
- Suffragio universale maschile (1912): votavano tutti i maschi sopra i 30 anni, anche analfabeti, e quelli di 21 anni che sapevano leggere o avevano fatto il servizio militare. Gli aventi diritto passarono dal 7 a oltre il 23 per cento della popolazione.
Il decollo industriale
In questi anni l’Italia conobbe il suo primo vero decollo industriale. Si formò il “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova: siderurgia, meccanica, industria elettrica e chimica, tessile. Nel 1899 era nata a Torino la FIAT; si diffondevano l’energia idroelettrica, il “carbone bianco” delle Alpi, e le grandi banche miste. Il reddito nazionale crebbe in modo significativo.
Ma lo sviluppo era squilibrato. Il Sud restò in gran parte agricolo, e la protezione doganale sul grano finiva per favorire i grandi latifondisti. È il nodo della questione meridionale, che Giolitti non risolse. Tra il 1901 e il 1914 emigrarono milioni di italiani, soprattutto meridionali e veneti: nel solo 1913 partirono oltre 870.000 persone, il record assoluto.
Le critiche: “il ministro della malavita”
Giolitti fu attaccato da tutte le parti. Lo storico meridionalista Gaetano Salvemini, in un libello del 1909, lo chiamò “il ministro della malavita”, accusandolo di vincere le elezioni nel Sud con prefetti, brogli e mazzieri. I liberisti, come Luigi Einaudi, gli rimproveravano il protezionismo e la spesa pubblica. I socialisti rivoluzionari lo consideravano un corruttore del movimento operaio, i nazionalisti un uomo grigio senza ambizioni per l’Italia.
La guerra di Libia e il patto Gentiloni
Nel 1911 Giolitti, anche per rispondere alla pressione dei nazionalisti, dichiarò guerra all’Impero ottomano e occupò la Libia. La guerra fu più lunga e costosa del previsto e si concluse nel 1912. Ebbe due effetti: rafforzò il nazionalismo e spinse i socialisti a sinistra. Al congresso del PSI del 1912 vinse la corrente rivoluzionaria e si mise in luce un giovane socialista romagnolo, Benito Mussolini.
Per non perdere le elezioni del 1913, le prime a suffragio quasi universale maschile, Giolitti si accordò con i cattolici: con il patto Gentiloni molti candidati liberali ottennero i voti cattolici in cambio dell’impegno a difendere scuola religiosa e famiglia. Nel marzo 1914 Giolitti si dimise. Pochi mesi dopo scoppiò la guerra; lui era neutralista, ma l’Italia entrò nel conflitto nel 1915. Vedi la scheda sull’Italia nella Prima guerra mondiale.
Date principali
- 1900: assassinio di Umberto I.
- 1901: governo Zanardelli-Giolitti.
- 1904: primo sciopero generale nazionale.
- 1905: nazionalizzazione delle ferrovie.
- 1906: nasce la CGdL.
- 1911-1912: guerra di Libia.
- 1912: suffragio universale maschile.
- 1913: patto Gentiloni ed elezioni.
- 1914: dimissioni di Giolitti.
Perché è importante
L’età giolittiana è il momento in cui l’Italia liberale prova a diventare una democrazia moderna. Il tentativo riuscì solo in parte, e le tensioni di quegli anni esplosero dopo la guerra. Il quadro europeo è nella scheda sulla società di massa e la Belle Époque. Nel programma l’argomento apre la quinta: lo trovi nell’indice di storia per la quinta superiore.