Novecento · Seconda guerra mondiale
La fine della Seconda guerra mondiale non avvenne in un solo giorno né ebbe lo stesso significato in tutti i continenti. Nel 1945 la resa della Germania concluse la guerra in Europa, mentre il Giappone si arrese nel settembre successivo. Le vittorie militari aprirono però una fase difficile: liberazione dei campi, ritorno dei profughi, giustizia contro i criminali di guerra, ricostruzione e nascita di un nuovo ordine mondiale presto diviso dalla Guerra fredda.
Il crollo del Reich
All’inizio del 1945 la Germania combatteva su due fronti. Da est avanzava l’Armata Rossa; da ovest le forze anglo-americane avevano attraversato il Reno. Le città tedesche erano devastate dai bombardamenti, milioni di persone fuggivano dalle zone di combattimento e il regime continuava a mobilitare risorse sempre più insufficienti.
Nell’aprile 1945 le forze sovietiche accerchiarono Berlino. Hitler si suicidò il 30 aprile; il governo successivo non poté evitare la resa. La capitolazione tedesca fu firmata il 7–8 maggio e divenne effettiva l’8 maggio in Europa occidentale, celebrato come V-E Day; nell’Unione Sovietica la vittoria è ricordata il 9 maggio per la differenza di fuso orario.
Liberazione e scoperta dei crimini
L’avanzata alleata liberò campi di concentramento e di sterminio, rendendo visibile alla comunità internazionale la dimensione delle persecuzioni naziste. La liberazione non coincise automaticamente con la sicurezza: molti sopravvissuti erano gravemente malati, senza famiglia, casa o patria, e affrontarono anni di ricerca, migrazione e ricostruzione delle proprie vite.
Le immagini e le testimonianze raccolte nel 1945 furono decisive per la comprensione pubblica della Shoah e dei crimini di guerra. Collegare la fine militare del Reich alla liberazione dei campi impedisce di raccontare la vittoria senza considerare ciò che l’occupazione nazista aveva prodotto.
La conclusione della guerra nel Pacifico
In Asia e nel Pacifico il conflitto continuò dopo la resa tedesca. Nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone e invase la Manciuria. Il 15 agosto l’imperatore Hirohito annunciò l’accettazione delle condizioni di Potsdam; la resa formale fu firmata il 2 settembre a bordo della USS Missouri.
La conclusione nel Pacifico fu dunque il risultato di più eventi militari e politici. Le bombe atomiche segnarono inoltre l’inizio dell’era nucleare, modificando in modo duraturo le paure e gli equilibri della politica mondiale.
Giustizia, ricostruzione e Nazioni Unite
Dopo la guerra gli Alleati avviarono processi contro dirigenti e responsabili dei crimini nazisti; il processo di Norimberga affermò principi importanti sulla responsabilità individuale per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini contro la pace. Analoghe procedure furono avviate in Asia, mentre in molti paesi europei si aprirono anche processi e conflitti sulla collaborazione con i regimi occupanti.
La ricostruzione richiese interventi economici, politici e sociali enormi. La fondazione delle Nazioni Unite nel 1945 espresse la volontà di costruire un sistema internazionale più efficace, ma non eliminò le rivalità fra le potenze vincitrici.
Una chiave di lettura
La fine della guerra va intesa come un passaggio, non come una semplice chiusura. La resa fermò i combattimenti ma non risolse immediatamente fame, profughi, lutti, distruzioni e violenze. Per molte persone la liberazione fu l’inizio di una lunga ricerca di giustizia e di una nuova vita.
Il 1945 ridisegnò confini, rapporti di forza e istituzioni. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica emersero come superpotenze, mentre l’Europa risultò divisa in aree d’influenza. Comprendere questo passaggio è necessario per collegare la Seconda guerra mondiale alle origini della Guerra fredda e dell’Europa contemporanea.