Novecento · Seconda guerra mondiale
L’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940 al fianco della Germania nazista. Le ambizioni di potenza del fascismo si scontrarono presto con limiti militari, economici e politici. Tra il 1943 e il 1945 la penisola divenne un campo di battaglia, divisa tra occupazione tedesca, Repubblica Sociale Italiana, Regno del Sud, forze alleate e movimenti di Resistenza.
L’entrata in guerra
Mussolini decise l’ingresso nel conflitto confidando in una rapida vittoria tedesca e nella possibilità di ottenere compensi territoriali. L’Italia era però impreparata a una guerra lunga e moderna. Le campagne contro la Francia, in Nord Africa e in Grecia rivelarono debolezze nell’organizzazione, nell’equipaggiamento e nella logistica; in più occasioni fu necessario l’intervento tedesco.
La guerra pesò rapidamente sulla popolazione. Razionamenti, bombardamenti, mobilitazione e perdite al fronte modificarono la vita quotidiana, mentre il consenso al regime fascista si indeboliva.
Il crollo del regime fascista
La sconfitta dell’Asse in Nord Africa e lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 aprirono una crisi decisiva. Il 25 luglio il Gran Consiglio del fascismo votò contro Mussolini; il re Vittorio Emanuele III lo fece arrestare e affidò il governo a Pietro Badoglio. Il nuovo governo avviò trattative segrete con gli Alleati mantenendo inizialmente l’alleanza con la Germania.
L’armistizio fu annunciato l’8 settembre 1943. La mancanza di un piano chiaro per le forze armate italiane favorì il rapido disarmo e l’occupazione tedesca di gran parte della penisola. Molti soldati furono catturati e deportati come internati militari.
Occupazione, RSI e guerra civile
I tedeschi liberarono Mussolini e sostennero la Repubblica Sociale Italiana, insediata nel nord. L’Italia risultò divisa: il Regno del Sud collaborava con gli Alleati, mentre il centro-nord era controllato dall’occupazione tedesca e dalle autorità fasciste repubblicane. La guerra assunse quindi anche caratteri di guerra civile, con conflitti tra italiani, repressioni, rastrellamenti e violenze contro i civili.
La persecuzione degli ebrei italiani si aggravò dopo l’occupazione tedesca. Le autorità della RSI parteciparono a arresti e deportazioni, mentre reti clandestine e singoli individui tentarono di offrire aiuto e nascondiglio.
La campagna d’Italia
Gli Alleati avanzarono lentamente dal sud verso il nord, affrontando linee difensive tedesche, terreno difficile e battaglie durissime, come quelle di Cassino e Anzio. Roma fu liberata nel giugno 1944, ma il conflitto continuò fino alla primavera del 1945. Le operazioni militari si intrecciarono con la lotta partigiana e con i bombardamenti sulle città.
Nell’aprile 1945 l’offensiva alleata e l’insurrezione in molte città del nord portarono al collasso delle forze tedesche e fasciste. Mussolini fu catturato e ucciso dai partigiani il 28 aprile; la resa tedesca in Italia entrò in vigore il 2 maggio.
Una chiave di lettura
La storia italiana nella guerra non si riduce al passaggio dall’Asse agli Alleati. Comprende responsabilità del fascismo, esperienza dell’occupazione, guerra civile, Resistenza, persecuzione e ricostruzione politica. Le scelte del 1943–1945 aprirono il percorso che avrebbe condotto alla Repubblica e alla Costituzione.
Per comprenderla occorre ascoltare fonti diverse: documenti militari, testimonianze di civili, memorie di partigiani, internati, deportati e soldati. Solo così la cronologia delle operazioni può essere collegata alle esperienze umane del conflitto.