Referendum del 1946

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Novecento · Italia repubblicana

Il referendum del 2 giugno 1946 segnò il passaggio dell’Italia dalla monarchia alla Repubblica. Venne dopo la guerra, il fascismo, l’occupazione tedesca e la Resistenza, in un paese materialmente e politicamente da ricostruire. Nella stessa consultazione fu eletta l’Assemblea Costituente; per la prima volta le donne votarono in una consultazione politica nazionale.

Dalla caduta del fascismo alla scelta istituzionale

La monarchia sabauda era gravemente compromessa dal rapporto con il fascismo. Vittorio Emanuele III aveva affidato a Mussolini l’incarico di governo nel 1922 e non aveva fermato la trasformazione della monarchia costituzionale in dittatura. Dopo l’8 settembre 1943 il re e il governo Badoglio lasciarono Roma, mentre il paese fu diviso fra occupazione tedesca, Repubblica sociale italiana e territori liberati dagli Alleati.

Nel dopoguerra i partiti antifascisti riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale sostennero la necessità di una scelta popolare sulla forma dello Stato. L’abdicazione di Vittorio Emanuele III nel maggio 1946, in favore del figlio Umberto II, non bastò a separare la dinastia dalla responsabilità storica del ventennio.

Il voto del 2 giugno

Il referendum chiedeva agli elettori di scegliere fra monarchia e Repubblica. Parallelamente si votava per l’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere una nuova carta fondamentale. La partecipazione fu molto alta e la Repubblica ottenne poco più del 54 per cento dei voti validi. Il risultato evidenziò una forte differenza territoriale: centro e nord votarono in larga maggioranza per la Repubblica, mentre nel sud e nelle isole prevalse più spesso la monarchia.

Il voto femminile rappresentò una svolta democratica. Le donne avevano già partecipato alle amministrative della primavera 1946, ma il 2 giugno esercitarono per la prima volta il diritto di voto nazionale e poterono essere elette. Ventuno donne entrarono nell’Assemblea Costituente. Pochi mesi dopo, il 12 ottobre 1946, il governo scelse anche l’inno della nuova Repubblica: il Canto degli italiani, adottato allora in via provvisoria.

L’Assemblea Costituente

La Costituente riunì forze politiche molto diverse: Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito Comunista, liberali, repubblicani, azionisti e altri gruppi. Malgrado le tensioni della nascente Guerra fredda, i suoi lavori produssero un compromesso costituzionale fondato su pluralismo, diritti, rappresentanza parlamentare e ripudio della guerra.

La Costituzione fu approvata nel dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Il testo non nacque dal solo risultato referendario, ma dall’incontro fra culture cattoliche, liberali, socialiste e comuniste che avevano partecipato alla lotta antifascista e alla ricostruzione democratica.

Significato e memoria

Il referendum non cancellò in un giorno le continuità amministrative e sociali con il passato. Tuttavia aprì un nuovo quadro di legittimità politica: la sovranità apparteneva ai cittadini e non a una dinastia. La scelta repubblicana divenne così il primo atto di un processo più ampio, che comprendeva Costituzione, elezioni, autonomie e ricostruzione economica.

Ricordare il 2 giugno significa quindi considerare insieme la scelta istituzionale e l’allargamento della cittadinanza. La Repubblica nacque da una consultazione popolare, ma richiese anche istituzioni capaci di proteggere libertà, opposizione politica e diritti che il fascismo aveva soppresso.

Una chiave di lettura

Il referendum del 1946 va letto come momento costituente e non soltanto come alternanza fra due simboli. La geografia del voto, la partecipazione delle donne e l’elezione della Costituente mostrano un paese plurale, segnato dalla guerra ma determinato a ricostruire regole comuni.

Le divisioni emerse nel voto non impedirono la scrittura di una Costituzione condivisa. Questa capacità di mediazione, pur fragile e incompleta, è una delle eredità più importanti del passaggio alla Repubblica.

Fonti e approfondimenti

  1. Encyclopaedia Britannica, “Italy since 1945”.
  2. U.S. Department of State, “Italy”.

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