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Alcide De Gasperi

Epoca:

Alcide De Gasperi (1881-1954) fu il fondatore della Democrazia cristiana e il presidente del Consiglio che guidò l’Italia dal dicembre 1945 all’agosto 1953, negli anni della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Con lui l’Italia divenne una Repubblica, firmò il trattato di pace, entrò nell’Alleanza atlantica e partecipò ai primi passi dell’integrazione europea. Per questo è considerato, insieme al francese Robert Schuman e al tedesco Konrad Adenauer, uno dei “padri fondatori” dell’Europa unita.

Un italiano nato in Austria

De Gasperi nacque il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, in Trentino, che allora faceva parte dell’Impero austro-ungarico. Studiò lettere all’Università di Vienna, si impegnò nel movimento cattolico e diresse un quotidiano di Trento. Nel 1911 fu eletto deputato al Parlamento di Vienna, dove difese l’autonomia e i diritti culturali degli italiani del Trentino. Dopo la prima guerra mondiale, quando il Trentino passò all’Italia, entrò nel Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo e nel 1921 fu eletto alla Camera.

Gli anni del fascismo: carcere e Biblioteca vaticana

Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, divenne segretario del Partito popolare e partecipò alla protesta dell’Aventino contro il governo di Mussolini. Con le leggi fasciste il partito fu sciolto. Nel 1927 De Gasperi fu arrestato mentre cercava di espatriare e condannato a quattro anni di carcere; ne scontò circa sedici mesi. Uscito di prigione, trovò lavoro come impiegato nella Biblioteca vaticana, dove rimase per quasi quindici anni, lontano dalla politica attiva ma in contatto con il mondo cattolico.

La Democrazia cristiana e la guida del governo

Durante la guerra, tra il 1942 e il 1943, con altri ex popolari e giovani cattolici fondò la Democrazia cristiana. Fece parte del Comitato di liberazione nazionale e fu ministro degli Esteri nei governi del 1944-1945. Nel dicembre 1945 divenne presidente del Consiglio, carica che tenne per otto governi consecutivi.

Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero con un referendum la Repubblica e votarono l’Assemblea costituente; De Gasperi fu per alcune settimane anche capo provvisorio dello Stato, dopo la partenza del re Umberto II. Nell’agosto 1946 parlò alla conferenza di pace di Parigi, davanti ai vincitori, con un discorso rimasto celebre per l’esordio: sentiva che “tutto, tranne la vostra personale cortesia”, era contro di lui. Due mesi dopo, il 12 ottobre, il suo governo adottò provvisoriamente come inno nazionale il Canto degli italiani. Il trattato del 1947 fu duro: l’Italia perse le colonie, l’Istria e parte della Venezia Giulia.

La rottura del 1947 e le elezioni del 1948

Nel gennaio 1947 De Gasperi andò negli Stati Uniti e ottenne aiuti economici. A maggio formò un nuovo governo senza comunisti e socialisti, che fino ad allora avevano fatto parte delle coalizioni antifasciste. Era l’inizio della guerra fredda anche in Italia. Alle elezioni del 18 aprile 1948, le prime della Repubblica, la Democrazia cristiana ottenne il 48,5% dei voti, il miglior risultato della sua storia, contro il Fronte popolare di comunisti e socialisti.

Le scelte della ricostruzione

Negli anni seguenti l’Italia ricevette i fondi del Piano Marshall e nel 1949 aderì al Patto atlantico, la NATO. Nel 1950 il governo approvò una riforma agraria, che espropriò parte dei grandi latifondi per distribuirli ai contadini, e creò la Cassa per il Mezzogiorno, un ente pubblico per finanziare strade, acquedotti e bonifiche nel Sud. Non tutti i problemi furono risolti: la disoccupazione restava alta e molti italiani continuarono a emigrare.

De Gasperi e l’Europa

De Gasperi credeva che l’unica garanzia di pace fosse un’Europa unita. Nel 1951 l’Italia fu tra i sei Paesi fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Sostenne anche il progetto di una Comunità europea di difesa, con un esercito comune, che fallì nel 1954 per il voto contrario del Parlamento francese. Nello stesso anno fu eletto presidente dell’Assemblea della CECA. Le tappe successive sono raccontate nella scheda sull’Unione europea.

La “legge truffa” e gli ultimi mesi

Per garantire governi stabili, nel 1953 la maggioranza approvò una legge elettorale che assegnava un premio di seggi alla coalizione che avesse superato la metà dei voti. Gli oppositori la chiamarono “legge truffa”. Alle elezioni del giugno 1953 la coalizione di governo si fermò poco sotto il 50% e il premio non scattò. De Gasperi formò un ultimo governo, che non ottenne la fiducia, e in agosto lasciò la guida dell’esecutivo. Morì il 19 agosto 1954 a Sella di Valsugana, in Trentino.

Perché è ricordato

De Gasperi guidò l’Italia in uno dei passaggi più delicati della sua storia: dalla sconfitta alla Repubblica, dalla miseria del dopoguerra all’inizio della crescita economica. Anche i suoi avversari gli riconobbero uno stile sobrio e una forte idea delle istituzioni. Nel 1993 la Chiesa cattolica ha avviato la causa per la sua beatificazione. Per approfondire quegli anni si può leggere la scheda sull’Italia repubblicana.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce “De Gasperi, Alcide” (vol. 36, 1988)
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Alcide De Gasperi”
  • Piero Craveri, De Gasperi, il Mulino, 2006

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