Questione romana

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Ottocento · Risorgimento italiano

La questione romana fu il conflitto politico e religioso nato con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870. Il problema riguardava il rapporto fra sovranità dello Stato italiano e indipendenza del papa, che aveva perduto il potere temporale sullo Stato pontificio. Rimase aperto fino ai Patti Lateranensi del 1929 e influenzò profondamente la vita nazionale.

La fine dello Stato pontificio

Prima del 1870 il papa governava un territorio esteso dell’Italia centrale, lo Stato pontificio. Per i patrioti dell’unità, questa situazione ostacolava la formazione di un unico Stato; per molti cattolici, il potere temporale era una garanzia dell’indipendenza della Santa Sede da governi e potenze straniere.

La presa di Roma del 20 settembre 1870 pose fine al potere territoriale del papa. L’evento fu possibile perché la Francia, tradizionale protettrice del pontefice, era impegnata nella guerra contro la Prussia e ritirò le proprie truppe.

Le Leggi delle guarentigie

Nel 1871 il Parlamento italiano approvò le Leggi delle guarentigie. Esse riconoscevano al papa onori sovrani, inviolabilità personale, libertà di comunicazione e una dotazione economica. Il governo sperava di conciliare l’autorità dello Stato con la libertà della Chiesa.

Pio IX respinse le leggi perché erano un atto unilaterale dello Stato italiano e non un accordo tra parti. Il pontefice rifiutò di riconoscere la legittimità dell’annessione e si considerò prigioniero in Vaticano. Il conflitto restò dunque irrisolto.

Cattolici e politica

La questione romana influenzò la partecipazione dei cattolici alla vita politica del Regno. Il non expedit, formula con cui la Santa Sede sconsigliava la partecipazione alle elezioni nazionali, contribuì a separare per un lungo periodo ampia parte del mondo cattolico dalle istituzioni statali.

Questa separazione non fu totale né immutabile. A livello locale e sociale, associazioni cattoliche, opere assistenziali e movimenti economici continuarono ad agire. Verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il rapporto tra cattolici e Stato iniziò gradualmente a cambiare.

Uno scontro di sovranità

La questione romana non può essere ridotta a una disputa tra “progresso” e “tradizione”. Mettere fine al potere temporale del papa rispondeva al progetto di uno Stato nazionale unitario; nello stesso tempo, la libertà della Chiesa richiedeva garanzie reali contro possibili pressioni governative.

Il problema univa quindi dimensioni giuridiche, internazionali e simboliche. Riguardava il posto della religione nella sfera pubblica, i confini dello Stato e la legittimità di un cambiamento politico avvenuto senza un accordo con il pontefice.

La soluzione del 1929

La questione fu chiusa formalmente dai Patti Lateranensi del 1929, stipulati tra il Regno d’Italia e la Santa Sede. Furono riconosciuti lo Stato della Città del Vaticano e la sovranità del papa su quel piccolo territorio. In cambio, la Santa Sede riconobbe il Regno d’Italia con Roma capitale.

Questa soluzione appartiene a un contesto storico molto diverso, quello del regime fascista, e non cancella il significato della lunga frattura precedente. Studiare la questione romana permette di comprendere perché l’unificazione italiana ebbe conseguenze durature nei rapporti fra politica, religione e società.

Fonti e approfondimenti

  1. Encyclopaedia Britannica, “Unification of Italy”.
  2. Encyclopaedia Britannica, “Pius IX”.
  3. Aula di Storia, “Roma del Risorgimento”.

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