Indira Gandhi fu prima ministra dell’India per circa sedici anni, dal 1966 al 1977 e dal 1980 al 1984, quando fu uccisa. Figlia di Jawaharlal Nehru, il primo capo di governo dell’India indipendente, è stata una delle figure politiche più forti del Novecento e anche una delle più discusse. Ha guidato il paese in una guerra vittoriosa e verso la bomba atomica, ma ha anche sospeso le libertà civili per quasi due anni. Questa scheda fa parte dei personaggi della storia del presente.
Una giovinezza dentro la lotta per l’indipendenza
Indira Nehru nacque il 19 novembre 1917 ad Allahabad, in una famiglia al centro del movimento nazionalista. Il padre e il nonno furono imprigionati più volte dagli inglesi. Da ragazza conobbe bene Mahatma Gandhi, ma non erano parenti: il cognome viene dal marito, Feroze Gandhi, sposato nel 1942 e morto nel 1960. Dal matrimonio nacquero due figli, Rajiv e Sanjay, che avranno entrambi un ruolo nella sua vita politica.
Dopo l’indipendenza del 1947, raccontata nella pagina sulla decolonizzazione dell’India, Indira lavorò a fianco del padre, accompagnandolo nei viaggi e negli incontri internazionali. Nel 1959 fu presidente del Partito del Congresso, e dopo la morte di Nehru, nel 1964, entrò nel governo di Lal Bahadur Shastri come ministra dell’informazione.
Prima ministra: il potere personale
Quando Shastri morì improvvisamente, nel gennaio 1966, i dirigenti del Congresso la scelsero come prima ministra. Molti pensavano di poterla controllare. Si sbagliavano. Nel 1969 il partito si spaccò e Indira prevalse, puntando su un programma di sinistra: nazionalizzò le principali banche e avviò l’abolizione degli assegni che lo Stato versava agli ex principi, completata nel 1971. Alle elezioni del 1971 vinse nettamente con lo slogan Garibi hatao, “eliminare la povertà”.
In quegli anni l’India cambiò anche nelle campagne. La “rivoluzione verde”, con sementi ad alta resa, fertilizzanti e irrigazione, aumentò molto la produzione di cereali e ridusse il rischio di carestie, anche se favorì soprattutto i contadini più ricchi.
La guerra del 1971 e la bomba
Nel 1971 la crisi nel Pakistan orientale spinse milioni di profughi in India. Indira Gandhi firmò un trattato di amicizia con l’Unione Sovietica e a dicembre intervenne militarmente. In due settimane l’esercito pakistano in Oriente si arrese e nacque il Bangladesh. Fu il momento di massima popolarità della prima ministra.
Nel 1974, con un test sotterraneo nel deserto del Rajasthan, l’India divenne una potenza nucleare, pur presentando l’esplosione come “pacifica”. In piena Guerra fredda Indira continuò la politica di non allineamento ereditata dal padre, ma con rapporti molto stretti con Mosca.
Lo stato d’emergenza (1975-1977)
Il punto più controverso arrivò nel giugno 1975. Un tribunale di Allahabad dichiarò irregolare la sua elezione del 1971 per violazioni elettorali, mentre nel paese crescevano le proteste guidate da Jayaprakash Narayan. Indira reagì facendo proclamare lo stato d’emergenza. Per ventun mesi la stampa fu censurata, migliaia di oppositori arrestati, le elezioni rinviate. Il figlio Sanjay promosse campagne di sterilizzazione spesso forzate, che lasciarono un ricordo durissimo.
Nel 1977 Indira indisse a sorpresa le elezioni e le perse: per la prima volta il Congresso andò all’opposizione. Ma la coalizione vincitrice si divise presto, e nel 1980 Indira tornò al potere con un’ampia maggioranza.
Il Punjab e l’assassinio
L’ultimo mandato fu segnato dalla crisi del Punjab, dove un movimento separatista sikh si era fatto sempre più violento. Nel giugno 1984 l’esercito attaccò il Tempio d’oro di Amritsar, il luogo più sacro dei sikh, dove si erano asserragliati militanti armati: l’operazione Blue Star causò centinaia di morti e offese profondamente la comunità sikh.
Il 31 ottobre 1984 Indira Gandhi fu uccisa a Nuova Delhi da due sue guardie del corpo sikh. Nei giorni successivi violenze contro i sikh, soprattutto nella capitale, provocarono migliaia di vittime. Le succedette il figlio Rajiv, ucciso a sua volta in un attentato nel 1991.
Come la ricordano
Indira Gandhi è stata la prima, e finora l’unica, donna a guidare il governo indiano. Il giudizio su di lei resta diviso, in India e fuori. Per molti fu una leader energica che rafforzò il paese, vinse una guerra e lo rese più indipendente. Per altri l’emergenza fu una ferita alla democrazia indiana, e il suo modo di governare accentrò il potere nelle sue mani e in quelle della famiglia. La storia del paese dopo il 1947 è riassunta anche nella scheda sull’India nella decolonizzazione.
In breve
Indira Gandhi, figlia di Nehru, guidò l’India dal 1966 al 1977 e dal 1980 al 1984. Vinse la guerra del 1971, da cui nacque il Bangladesh, e portò il paese al primo test nucleare. Con lo stato d’emergenza del 1975-1977 limitò le libertà civili, perse le elezioni e poi tornò al governo. Fu uccisa nel 1984 dopo l’attacco al Tempio d’oro di Amritsar.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Gandhi, Indira”
- Katherine Frank, Indira: The Life of Indira Nehru Gandhi, HarperCollins, 2001
- Ramachandra Guha, India after Gandhi: The History of the World’s Largest Democracy, Macmillan, 2007