Dante Alighieri (1265-1321) fu il poeta fiorentino che scrisse la Commedia, il poema in cui racconta un viaggio immaginario attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. È considerato il padre della lingua italiana, perché dimostrò che il volgare di Firenze poteva esprimere tutto, dalla teologia alla rissa da osteria. Ma Dante non fu solo un poeta. Fu un cittadino impegnato nella politica del suo comune, combatté in battaglia, ricoprì la carica di priore e per questo fu condannato a morte e costretto all’esilio. Passò gli ultimi vent’anni della vita lontano da Firenze, e la Commedia nacque proprio in quegli anni.
Una famiglia guelfa nella Firenze del Duecento
Dante nacque a Firenze nel 1265, tra maggio e giugno: lui stesso dice di essere nato sotto il segno dei Gemelli. La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà cittadina, di parte guelfa, ma non era ricca né potente. Il padre, Alighiero, prestava denaro e amministrava qualche proprietà. La madre morì quando Dante era bambino.
La città in cui crebbe era una delle più ricche d’Europa, e una delle più litigiose. I comuni italiani erano attraversati dallo scontro tra guelfi, legati al papa, e ghibellini, legati all’imperatore. A Firenze, dopo il 1266, avevano vinto i guelfi. Per orientarsi tra fazioni e famiglie è utile la scheda sulla Firenze medievale.
Beatrice e la Vita nuova
Secondo il racconto di Dante, a nove anni vide per la prima volta Beatrice, una bambina della sua età; la rivide a diciotto, e da allora quell’amore guidò la sua poesia. Boccaccio, qualche decennio dopo, la identificò con Bice Portinari, figlia di un ricco fiorentino, sposata a un banchiere. Morì giovane, nel 1290. Dante raccolse le poesie dedicate a lei, con un commento in prosa, nella Vita nuova. Era vicino ai poeti dello “stil novo”, primo fra tutti l’amico Guido Cavalcanti.
Intanto sposò Gemma Donati, a cui era stato promesso da bambino, come si usava, e ne ebbe almeno tre figli.
Campaldino: Dante soldato
L’11 giugno 1289 i guelfi fiorentini affrontarono i ghibellini di Arezzo nella piana di Campaldino, nel Casentino. Dante, ventiquattrenne, combatté a cavallo nelle prime file. Vinsero i Fiorentini. È un dettaglio che si dimentica spesso: l’autore del Paradiso sapeva per esperienza diretta che cosa fosse una carica di cavalleria.
Priore nel 1300 e la lotta tra Bianchi e Neri
Per partecipare alla vita politica, le leggi fiorentine chiedevano di essere iscritti a un’arte, cioè a una corporazione. Dante si iscrisse a quella dei medici e degli speziali, che comprendeva anche i letterati. Fece una carriera rapida e dal 15 giugno al 15 agosto del 1300 fu uno dei sei priori, i magistrati supremi del comune.
I guelfi, intanto, si erano divisi in Bianchi e Neri, due fazioni guidate da famiglie rivali. Dante stava con i Bianchi, più ostili alle ingerenze del papa Bonifacio VIII. Da priore approvò l’esilio dei capi di entrambe le parti, compreso l’amico Cavalcanti, che morì poco dopo. Nel 1301 il papa mandò a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, come paciere. Con il suo arrivo i Neri presero il potere.
L’esilio: “come sa di sale lo pane altrui”
Dante in quei giorni era a Roma, in ambasceria presso il papa. Non rientrò più. Nel gennaio 1302 fu condannato per baratteria, cioè per corruzione nelle cariche pubbliche, un’accusa che quasi tutti gli storici considerano politica. Non si presentò, e a marzo la condanna diventò a morte: se catturato, sarebbe stato bruciato vivo.
Cominciò così una vita da esule, ospite di signori e corti: a Verona presso gli Scaligeri, in Lunigiana presso i Malaspina, in altre città dell’Italia centrale e settentrionale. Nel Paradiso fa dire al suo antenato Cacciaguida che proverà quanto sa di sale il pane degli altri, e quanto è duro salire e scendere le scale delle case altrui. Sperò a lungo nell’imperatore Enrico VII, che scese in Italia nel 1310, ma Enrico morì nel 1313. Nel 1315 Firenze offrì il rientro agli esuli, a condizioni che Dante giudicò umilianti. Rifiutò.
La Commedia: come è fatta
La Commedia è divisa in tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, con 33 canti ciascuna più un canto introduttivo: cento in tutto. È scritta in terzine di endecasillabi a rima incatenata. Il viaggio si svolge nella settimana santa del 1300, quando Dante ha trentacinque anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”. La guida nei primi due regni è il poeta latino Virgilio; nel Paradiso è Beatrice.
Il poema è anche una cronaca politica del suo tempo. All’Inferno Dante incontra papi, imperatori e concittadini: tra gli eretici trova Federico II, e prepara un posto tra i simoniaci a Bonifacio VIII, ancora vivo nel 1300. Nel trattato Monarchia e nel canto XVI del Purgatorio sostiene che papa e imperatore sono “due soli”, ognuno con la propria luce: una risposta polemica all’immagine del sole e della luna cara a Innocenzo III. L’aggettivo “divina” fu aggiunto più tardi: lo usò Boccaccio, e comparve nel titolo di un’edizione veneziana del 1555.
Gli ultimi anni a Ravenna
Gli ultimi anni li passò a Ravenna, ospite del signore della città, Guido Novello da Polenta. Lì completò il Paradiso. Di ritorno da un’ambasceria a Venezia si ammalò, probabilmente di malaria, e morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. La sua tomba è ancora a Ravenna. Firenze l’ha chiesta indietro più volte; Ravenna non l’ha mai restituita.
Perché Dante è il padre della lingua italiana
Nel De vulgari eloquentia, scritto in latino, Dante ragionò su quale volgare potesse diventare la lingua comune degli italiani. Con la Commedia lo mise in pratica: usò il fiorentino, ma lo arricchì di latinismi, parole di altri dialetti e invenzioni sue. Molte espressioni che usiamo ancora vengono da lì, come “galeotto fu il libro” o “lasciate ogni speranza”. Quando nell’Ottocento si cercò una lingua per l’Italia unita, il punto di partenza fu il fiorentino delle Tre Corone, Dante, Petrarca e Boccaccio, gli autori da cui partì anche l’Umanesimo.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Giovanni Boccaccio, Trattatello in laude di Dante
- Enciclopedia Italiana e Enciclopedia Dantesca Treccani, voci “Dante Alighieri” e “Alighieri, Dante”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Dante”
- Erich Auerbach, Dante: Poet of the Secular World (ed. orig. 1929)
- Alessandro Barbero, Dante, Laterza, 2020