Lucy è il nome dato allo scheletro fossile di un individuo femminile di Australopithecus afarensis, scoperto il 24 novembre 1974 a Hadar, nella regione di Afar, in Etiopia, da una squadra guidata dal paleoantropologo americano Donald Johanson e dallo studente Tom Gray. I resti risalgono a circa 3,2 milioni di anni fa e sono tra i più importanti mai trovati per lo studio dell’evoluzione umana: mostrano che i nostri lontani parenti camminavano su due gambe molto prima che il cervello diventasse grande. Lucy non è una persona di cui conosciamo una biografia, ma la testimonianza di una specie vissuta nell’Africa orientale.
Chi era Lucy: riassunto
Lucy era una giovane femmina adulta, alta poco più di un metro e pesante forse una trentina di chilogrammi. Aveva un cervello piccolo, simile per dimensioni a quello di uno scimpanzé, ma un bacino e articolazioni delle gambe adatti a camminare in posizione eretta. Apparteneva a una specie, Australopithecus afarensis, vissuta in Africa orientale tra circa 3,9 e 2,9 milioni di anni fa. Il suo scheletro, conservato al Museo nazionale d’Etiopia ad Addis Abeba, è diventato uno dei simboli della ricerca sulle origini dell’uomo.
La scoperta del 1974 e il nome
Johanson e Gray stavano esplorando un canalone quando notarono un frammento d’osso del braccio; nei giorni successivi la squadra recuperò centinaia di frammenti appartenenti allo stesso individuo. La sera della scoperta, all’accampamento, si ascoltava ripetutamente la canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds: da qui il soprannome. In Etiopia il fossile è chiamato anche Dinkinesh, che in lingua amarica significa “sei meravigliosa”. La specie Australopithecus afarensis fu descritta ufficialmente nel 1978, sulla base di Lucy e di altri reperti di Hadar e di Laetoli, in Tanzania. Nel 2000, nella vicina località di Dikika, fu scoperto lo scheletro di una bambina della stessa specie, vissuta circa 3,3 milioni di anni fa e soprannominata Selam.
Lo scheletro di Lucy
Il fossile comprende circa il 40% dello scheletro: parti del cranio e della mandibola, vertebre, costole, il bacino, ossa delle braccia e delle gambe. È raro trovare uno scheletro così completo di un’epoca tanto antica, e proprio per questo Lucy permette di collegare caratteristiche che nei reperti isolati restano separate. Il bacino e l’articolazione del ginocchio indicano una locomozione bipede abituale; le braccia relativamente lunghe e le dita curve conservano invece adattamenti utili per arrampicarsi sugli alberi.
Lucy e il bipedismo
Il bipedismo, cioè la capacità di camminare su due piedi, è uno dei caratteri principali che distinguono gli ominini dalle scimmie antropomorfe. Prima della scoperta di Lucy molti studiosi pensavano che il cervello grande si fosse sviluppato prima della postura eretta. Lucy ha dimostrato il contrario: la camminata bipede comparve milioni di anni prima della crescita del cervello. Una conferma importante sono le impronte di Laetoli, in Tanzania, lasciate nella cenere vulcanica circa 3,6 milioni di anni fa da ominini bipedi, probabilmente della stessa specie.
L’ambiente in cui viveva
Tra circa 4 e 2 milioni di anni fa l’Africa orientale era un mosaico di savane, boscaglie e rive di laghi e fiumi. I sedimenti di Hadar hanno conservato resti di animali e di altri australopiteci che aiutano a ricostruire questo ambiente. Lucy e i suoi simili si nutrivano probabilmente soprattutto di vegetali, come frutti, foglie e radici. Le sue ossa non dimostrano da sole l’uso di strumenti: gli strumenti in pietra più diffusi sono documentati in Africa orientale da circa 2,6 milioni di anni fa e non possono essere attribuiti automaticamente a lei.
Come si data un fossile come Lucy
L’età di Lucy è stata calcolata con la datazione radiometrica degli strati di cenere vulcanica che si trovano sopra e sotto il fossile: misurando la trasformazione di alcuni elementi radioattivi, i geologi possono stabilire quando si sono formati quei livelli. Per approfondire i metodi usati dagli studiosi si può consultare la pagina su fossili e datazioni.
Perché Lucy è importante
Lucy è importante perché mostra che l’evoluzione umana non procedette per sostituzioni improvvise, ma come un albero ramificato: forme diverse condivisero ambienti e caratteristiche per lunghi periodi. Il genere Homo comparve più tardi, circa 2,8 milioni di anni fa, e Homo sapiens è molto più recente. Per questo è più corretto considerare Lucy non una “prima donna” o un antenato diretto sicuro, ma un membro ben documentato di una popolazione antica. Nello studio della Preistoria Lucy aiuta a distinguere tre piani diversi: il ritrovamento archeologico, la classificazione biologica e le ricostruzioni sul comportamento, che restano ipotesi. Molto più vicini a noi sono altri protagonisti della Preistoria, come l’uomo di Neanderthal.
Nota sulle fonti
Per orientarsi si consultano i cataloghi dei musei e degli istituti di paleoantropologia, le descrizioni stratigrafiche del sito di Hadar e la letteratura scientifica sull’evoluzione degli ominini. Le interpretazioni su locomozione, dieta e comportamento restano ipotesi fondate su anatomia comparata, geologia e confronto con altri fossili.