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Uomo di Neanderthal

Epoca:

L’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis) è una specie umana estinta che visse in Europa e nell’Asia occidentale e centrale all’incirca tra 400.000 e 40.000 anni fa. Era un nostro stretto parente: costruiva strumenti di pietra raffinati, controllava il fuoco, cacciava grandi animali e in alcuni casi seppelliva i morti. Per un certo periodo convisse con Homo sapiens, con cui si incrociò: per questo una piccola parte del suo DNA è ancora presente nella maggior parte degli esseri umani di oggi.

Uomo di Neanderthal: chi era

Il Neanderthal appartiene al genere Homo, come noi. Gli studiosi ritengono che Neanderthal e Homo sapiens derivino da un antenato comune vissuto oltre mezzo milione di anni fa: una parte di quella popolazione rimase in Africa e diede origine a sapiens, un’altra si diffuse in Europa e si evolse nei Neanderthal. Per un approfondimento sul percorso complessivo si può vedere la scheda sull’evoluzione umana, che parte da antenati molto più antichi come Lucy.

Dove e quando visse il Neanderthal

I Neanderthal abitarono un territorio molto vasto: dalla penisola iberica e dalla Gran Bretagna al Vicino Oriente, fino all’Asia centrale e ai monti Altai, in Siberia. Vissero durante il Paleolitico medio, attraversando più fasi glaciali, con inverni lunghi e freddi, alternate a periodi più miti. I tratti tipici neanderthaliani compaiono gradualmente: alcuni fossili di circa 400.000 anni fa, come quelli della Sima de los Huesos in Spagna, mostrano già caratteristiche simili. Gli ultimi Neanderthal scomparvero circa 40.000 anni fa.

La scoperta del 1856 nella valle di Neander

Il nome deriva dalla valle del fiume Düssel, vicino a Düsseldorf, in Germania, chiamata Neandertal. Nel 1856 alcuni operai che lavoravano in una cava trovarono in una grotta una calotta cranica e alcune ossa. Il maestro di scuola Johann Carl Fuhlrott intuì che si trattava di resti molto antichi. Nel 1864 il geologo William King propose il nome scientifico Homo neanderthalensis. In realtà un cranio neanderthaliano era stato trovato già nel 1848 a Gibilterra, ma allora non ne era stata compresa l’importanza. La scoperta avvenne pochi anni prima della pubblicazione dell’Origine delle specie di Charles Darwin e alimentò il dibattito sull’origine dell’uomo.

Come era fatto: l’aspetto fisico

I Neanderthal erano in media più bassi e molto più robusti di noi, con un torace ampio, arti corti e muscoli potenti: un corpo adatto a conservare il calore nei climi freddi. Il cranio era allungato e basso, con un’arcata sopraccigliare sporgente, la fronte sfuggente e un naso grande. Il loro cervello aveva un volume simile o leggermente superiore al nostro, anche se con una forma diversa. Le ossa mostrano spesso fratture guarite, segno di una vita dura e di una caccia ravvicinata e pericolosa. Chi vuole studiare questi caratteri da vicino, e capire come si inseriscono nell’albero evolutivo umano, trova un approfondimento nella scheda su Homo neanderthalensis.

Modo di vita: caccia, strumenti e fuoco

I Neanderthal vivevano in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori che si spostavano su un territorio, usando grotte e ripari sotto roccia. Cacciavano cervi, cavalli, bisonti e anche animali di grandi dimensioni, ma si nutrivano pure di vegetali e, nelle zone costiere, di molluschi. Producevano strumenti con la cosiddetta industria musteriana, che prende il nome dal sito francese di Le Moustier: punte e raschiatoi ottenuti spesso con la tecnica Levallois, che permetteva di preparare il blocco di pietra per staccare schegge della forma voluta. Sapevano usare il fuoco e preparavano adesivi riscaldando la corteccia di betulla per fissare le punte ai manici.

Sepolture, cure e pensiero simbolico

In diversi siti, come La Chapelle-aux-Saints in Francia e la grotta di Shanidar in Iraq, sono stati trovati scheletri in posizione che fa pensare a una sepoltura intenzionale. Alcuni individui sopravvissero a lungo con gravi disabilità, il che suggerisce che il gruppo se ne prendesse cura. Esistono anche indizi di comportamenti simbolici: pigmenti colorati, artigli di aquila forse usati come ornamenti a Krapina, in Croazia, e strutture circolari di stalagmiti costruite oltre 170.000 anni fa nella grotta di Bruniquel, in Francia. Sul significato di questi reperti e sulla capacità di linguaggio dei Neanderthal gli studiosi discutono ancora.

Il Neanderthal in Italia

L’Italia conserva siti importanti. Lo scheletro dell’uomo di Altamura, in Puglia, è rimasto inglobato nelle concrezioni di una grotta e risale a circa 130.000-170.000 anni fa. Nella Grotta Guattari, sul Monte Circeo, nel 1939 fu scoperto un cranio neanderthaliano e nel 2021 sono stati annunciati i resti di altri individui. Altri crani provengono da Saccopastore, nella zona di Roma.

Neanderthal e Homo sapiens: incontri e DNA

Homo sapiens arrivò in Europa intorno a 45.000 anni fa e per alcuni millenni le due specie convissero. Nel 2010 il gruppo del genetista Svante Pääbo pubblicò la prima sequenza del genoma neanderthaliano, ricavata da ossa fossili; per queste ricerche Pääbo ricevette il premio Nobel per la medicina nel 2022. Le analisi hanno dimostrato che ci furono incroci: le persone con antenati non africani hanno nel loro DNA una piccola percentuale, intorno al 2%, di origine neanderthaliana. Per un confronto tra le due specie si può leggere la scheda su Homo sapiens.

Perché i Neanderthal si estinsero

Le cause dell’estinzione, avvenuta circa 40.000 anni fa, non sono del tutto chiare. Gli studiosi propongono diversi fattori, probabilmente combinati: popolazioni piccole e isolate, cambiamenti climatici rapidi, la concorrenza di Homo sapiens per le stesse risorse e l’assorbimento per incrocio di una parte dei gruppi neanderthaliani. Oggi non si pensa più ai Neanderthal come a “uomini delle caverne” primitivi, ma come a una specie umana diversa da noi, con una propria cultura.

Nota sulle fonti

La voce si basa sui reperti archeologici, sulle datazioni dei siti e sugli studi di paleogenetica pubblicati da musei e istituti di ricerca. Le ricostruzioni su linguaggio, simboli e cause della scomparsa restano ipotesi interpretative: i fossili e il DNA offrono dati solidi, ma non permettono di ricostruire ogni aspetto della vita sociale.

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