Nerone (Anzio 37 – Roma 68 d.C.) fu imperatore romano dal 54 al 68 d.C., l’ultimo della dinastia giulio-claudia fondata da Augusto. Salito al trono a sedici anni, governò all’inizio con l’aiuto del filosofo Seneca e del prefetto del pretorio Burro, poi in modo sempre più autoritario. Il suo nome è legato all’incendio di Roma del 64, alla prima persecuzione dei cristiani e alla costruzione della Domus Aurea. Le fonti antiche, scritte da autori ostili, ne fecero il simbolo del tiranno: gli storici di oggi cercano di distinguere i fatti dalla propaganda.
Nerone: riassunto della vita
Nato ad Anzio il 15 dicembre del 37 con il nome di Lucio Domizio Enobarbo, era figlio di Agrippina Minore, pronipote di Augusto. Quando la madre sposò l’imperatore Claudio, Nerone fu adottato e preferito al figlio naturale di Claudio, Britannico. Alla morte di Claudio, nel 54, divenne imperatore. Dopo anni di governo equilibrato, si liberò dei consiglieri e degli avversari, fece uccidere la madre e si scontrò sempre più con il senato. Nel 68, abbandonato dall’esercito e dichiarato nemico pubblico, si tolse la vita.
Agrippina, Seneca e i primi anni di governo
All’inizio il potere fu condiviso tra il giovane principe, la madre Agrippina e i consiglieri Seneca e Burro. Gli antichi ricordavano questi primi anni come un periodo di buon governo, rispettoso del senato. Presto però Nerone volle liberarsi della tutela materna: nel 55 morì improvvisamente Britannico, secondo le fonti avvelenato, e nel 59 Nerone fece uccidere Agrippina. Nel 62 Burro morì e Seneca si ritirò dalla vita politica; il nuovo prefetto del pretorio, Tigellino, divenne il consigliere più influente. Nello stesso anno Nerone ripudiò e fece uccidere la moglie Ottavia per sposare Poppea.
L’incendio di Roma del 64 e i cristiani
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 scoppiò a Roma un grande incendio che durò per giorni: secondo lo storico Tacito, delle quattordici regioni della città tre furono distrutte completamente e sette gravemente danneggiate. Nerone si trovava ad Anzio, tornò a Roma e organizzò i soccorsi, aprendo edifici pubblici e i suoi giardini agli sfollati. Si diffuse però la voce che fosse stato lui a far appiccare l’incendio e che avesse cantato la distruzione della città; la famosa immagine di Nerone che suona la lira mentre Roma brucia nasce da queste dicerie, non da prove.
Per allontanare i sospetti, scrive Tacito, Nerone accusò i cristiani, che furono arrestati e uccisi in modo crudele. È la prima persecuzione contro i seguaci della nuova religione, la cui diffusione era ancora limitata. Secondo la tradizione cristiana, durante il regno di Nerone morirono a Roma gli apostoli Pietro e Paolo.
La Domus Aurea e la ricostruzione
Dopo l’incendio Nerone fece ricostruire la città con nuove regole: strade più larghe, edifici in muratura, portici e limiti all’altezza delle case. Su una vasta area del centro distrutto fece costruire la Domus Aurea, una residenza imperiale con giardini, padiglioni, un lago artificiale e una colossale statua di sé stesso. La spesa enorme alimentò l’ostilità dei senatori. Per sostenere le finanze, nel 64 l’imperatore ridusse anche il contenuto di metallo prezioso delle monete.
Congiure, arte e viaggio in Grecia
Nel 65 fu scoperta la congiura di Pisone, un tentativo di uccidere l’imperatore: seguirono numerose condanne e suicidi forzati, tra cui quelli di Seneca e del poeta Lucano. Nerone amava la poesia, la musica e le corse dei carri, e si esibiva in pubblico come cantante e attore, un comportamento che l’aristocrazia romana considerava scandaloso. Nel 66-67 compì un lungo viaggio in Grecia, dove partecipò alle gare dei giochi e proclamò la libertà della provincia di Acaia.
Le province e la fine di Nerone
Durante il suo regno l’Impero affrontò la rivolta della regina Boudicca in Britannia, la guerra con i Parti per l’Armenia e, dal 66, la grande rivolta della Giudea, affidata al generale Vespasiano. Nel 68 si ribellarono i governatori Vindice in Gallia e Galba in Spagna. Abbandonato dai pretoriani e dichiarato nemico pubblico dal senato, Nerone fuggì da Roma e si fece uccidere da un liberto il 9 giugno del 68. Secondo lo storico Svetonio, prima di morire disse: “Quale artista muore con me!”. Seguì il 69, l’”anno dei quattro imperatori”, concluso dalla vittoria di Vespasiano.
Nerone tra fonti e memoria
Le principali fonti su Nerone sono Tacito, Svetonio e Cassio Dione, tutti appartenenti o vicini all’élite senatoria che lo odiava; anche la tradizione cristiana lo descrisse come una figura demoniaca. Tuttavia, per anni dopo la sua morte molti nelle province orientali credettero che sarebbe tornato. Per capire il suo regno occorre quindi collocarlo nella storia del principato e di Roma antica, leggendo con spirito critico le testimonianze.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Tacito, Annali, libri XIII-XVI
- Svetonio, Vita di Nerone
- Edward Champlin, Nerone, Laterza, 2005
- Miriam T. Griffin, Nero: The End of a Dynasty, Batsford, 1984