Nikita Krusciov (1894-1971) fu il leader dell’Unione Sovietica dal 1953 al 1964, come primo segretario del Partito comunista e, dal 1958, anche capo del governo. Il suo nome è legato alla destalinizzazione, avviata nel 1956 con il “rapporto segreto” in cui denunciò i crimini di Stalin. In politica estera alternò la “coesistenza pacifica” con l’Occidente a crisi pericolose, come quella di Berlino e la crisi dei missili di Cuba del 1962. Fu destituito dai suoi stessi compagni di partito nel 1964.
Nikita Krusciov: riassunto della vita
Krusciov nacque il 15 aprile 1894 a Kalinovka, un villaggio russo vicino al confine con l’Ucraina, in una famiglia contadina povera. Da giovane lavorò come operaio nelle miniere e nelle fabbriche del Donbass. Nel 1918 aderì ai bolscevichi e combatté nella guerra civile. Negli anni Trenta fece carriera sotto Stalin: fu capo del partito a Mosca e poi in Ucraina, partecipando alle repressioni del periodo. Durante la seconda guerra mondiale fu commissario politico, anche a Stalingrado. Dopo la morte di Stalin nel 1953 vinse la lotta per la successione. Fu rimosso nell’ottobre 1964, visse in pensione vicino a Mosca e morì l’11 settembre 1971.
La successione a Stalin
Stalin morì nel marzo 1953 senza indicare un erede. Il potere passò a una direzione collegiale, mentre Lavrentij Berija, capo della polizia politica, fu arrestato e giustiziato. Krusciov, eletto primo segretario del partito nel settembre 1953, rafforzò progressivamente la sua posizione. Nel 1957 sconfisse il cosiddetto “gruppo antipartito” di Malenkov, Molotov e Kaganovič, che tentò di rimuoverlo; gli avversari però non furono uccisi, ma allontanati con incarichi minori, un segno del cambiamento rispetto all’epoca staliniana. Nel 1954 decise anche il trasferimento della Crimea dalla Russia sovietica all’Ucraina sovietica.
Il rapporto segreto e la destalinizzazione
Il 25 febbraio 1956, a conclusione del XX Congresso del partito, Krusciov lesse ai delegati un lungo discorso a porte chiuse, il rapporto segreto. Denunciò il “culto della personalità” di Stalin, le deportazioni e le esecuzioni di comunisti innocenti durante le grandi purghe, e gli errori all’inizio della guerra. Il testo circolò presto all’estero e provocò uno shock nei partiti comunisti di tutto il mondo. Seguirono la liberazione di milioni di prigionieri dai gulag, la riabilitazione di molte vittime e una parziale apertura culturale, il cosiddetto “disgelo”: nel 1962 fu pubblicato il romanzo di Solženicyn Una giornata di Ivan Denisovič, che descriveva la vita in un campo di lavoro. La destalinizzazione aveva però dei limiti: Krusciov non mise in discussione il sistema del partito unico né le proprie responsabilità.
La rivolta d’Ungheria del 1956
La critica a Stalin incoraggiò le speranze di cambiamento nei Paesi dell’Europa orientale. In Polonia la crisi si chiuse con un compromesso, ma in Ungheria, nell’ottobre 1956, una rivolta popolare portò al governo il riformatore Imre Nagy, che annunciò l’uscita dal Patto di Varsavia. All’inizio di novembre Krusciov ordinò l’intervento dei carri armati sovietici, che repressero la rivolta con migliaia di morti. Nagy fu poi processato e giustiziato nel 1958.
Economia e corsa allo spazio
Krusciov promise di migliorare le condizioni di vita dei sovietici e di raggiungere e superare gli Stati Uniti. Lanciò la campagna delle “terre vergini”, per coltivare a grano vaste zone del Kazakistan e della Siberia, con buoni risultati iniziali e poi gravi problemi. Avviò un grande programma di costruzione di case popolari. I successi più clamorosi arrivarono nello spazio: nel 1957 l’URSS lanciò lo Sputnik, il primo satellite artificiale, e nel 1961 Jurij Gagarin fu il primo uomo in orbita attorno alla Terra.
Krusciov e la guerra fredda
In politica estera Krusciov parlò di coesistenza pacifica: la competizione con il capitalismo doveva svolgersi sul piano economico, non con una guerra nucleare. Nel 1959 visitò gli Stati Uniti. Ma i rapporti restarono tesi: nel 1960 un aereo spia americano U-2 fu abbattuto sull’URSS e nell’agosto 1961 fu costruito il muro di Berlino, per fermare la fuga dei tedeschi orientali verso Ovest. Nel 1962 Krusciov fece installare missili nucleari a Cuba. La crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962, che lo oppose a John Fitzgerald Kennedy, portò il mondo vicino alla guerra nucleare; si chiuse con il ritiro dei missili sovietici in cambio dell’impegno americano a non invadere Cuba e del ritiro segreto dei missili statunitensi dalla Turchia. Negli stessi anni si consumò la rottura con la Cina di Mao, che accusava Krusciov di aver tradito il marxismo.
La caduta del 1964
Gli insuccessi agricoli, la riorganizzazione continua del partito e l’immagine di debolezza dopo Cuba alienarono a Krusciov molti dirigenti. Nell’ottobre 1964, mentre era in vacanza, fu convocato a Mosca e costretto alle dimissioni; il suo posto alla guida del partito fu preso da Leonid Brežnev. Fu il primo leader sovietico a essere rimosso in modo pacifico e a sopravvivere alla propria caduta. In pensione dettò le sue memorie, pubblicate in Occidente. Fu sepolto nel cimitero di Novodevičij a Mosca e non nella necropoli del Cremlino.
Perché Krusciov è importante
Krusciov chiuse l’epoca del terrore staliniano e avviò una prima, limitata liberalizzazione dell’Unione Sovietica. Allo stesso tempo represse la rivolta ungherese e portò il mondo sull’orlo della guerra nucleare. Per questo gli storici lo considerano una figura contraddittoria della guerra fredda: un riformatore dentro il sistema comunista, che però non volle o non poté trasformarlo davvero.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Nikita Krusciov, rapporto “Sul culto della personalità e le sue conseguenze”, XX Congresso del PCUS (1956)
- Treccani, Enciclopedia online, voce “Chruščëv, Nikita Sergeevič”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Nikita Khrushchev”
- William Taubman, Khrushchev: The Man and His Era, W. W. Norton, 2003