Scienza, tecnologia e invenzioni
La polvere da sparo nasce in Cina, e non nasce per fare la guerra. I primi a mescolare salnitro, zolfo e carbone di legna erano alchimisti taoisti che cercavano tutt’altro: un elisir per vivere più a lungo. Ottennero invece una miscela che bruciava con violenza, faceva fumo e, se chiusa in un contenitore, scoppiava. Da lì a un cannone che sfonda le mura di Costantinopoli passano circa seicento anni, e in mezzo c’è una storia che tocca la Cina dei Song, i Mongoli, il mondo arabo e le città italiane.
A lezione la chiamo spesso “l’invenzione lenta”. Non c’è un giorno preciso, non c’è un inventore con nome e cognome. C’è una ricetta che passa di mano in mano e viene corretta.
Chi ha inventato la polvere da sparo?
Nessuno in particolare, ed è la risposta più onesta. Le fonti cinesi parlano di miscele infiammabili già tra l’VIII e il IX secolo, usate per segnali luminosi, petardi e cerimonie: il botto serviva anche a scacciare gli spiriti maligni. Il nome cinese, huoyao, significa più o meno “medicina di fuoco”, e già questo dice molto sull’ambiente in cui è nata.
La prima ricetta scritta che conosciamo si trova nel Wujing Zongyao, un manuale militare compilato nel 1044 sotto la dinastia Song. Lì le dosi sono messe nero su bianco, insieme a istruzioni per costruire bombe incendiarie da lanciare con le catapulte. Siamo quindi già nell’uso bellico, ma con armi ancora lontane dal fucile.
Come era fatta la polvere nera
Gli ingredienti sono tre. Il salnitro (nitrato di potassio) fornisce l’ossigeno, il carbone e lo zolfo bruciano. La proporzione che diventerà classica in Europa è più o meno 75 parti di salnitro, 15 di carbone e 10 di zolfo. Sembra un dettaglio da laboratorio, invece è il cuore della faccenda: con poco salnitro la miscela brucia e basta, con salnitro ben purificato esplode.
Per questo per secoli il vero problema non fu “scoprire” la polvere, ma produrla bene e in grandi quantità. Il salnitro si ricavava raschiando le incrostazioni di stalle, cantine e letamai. Un lavoro sporco, poco glorioso, che però decideva chi avrebbe avuto artiglieria e chi no.
Dalle lance da fuoco ai primi cannoni
Tra X e XIII secolo i Cinesi provano di tutto. Frecce con un piccolo razzo legato all’asta. Vasi di terracotta pieni di polvere e schegge. Le “lance da fuoco”, tubi di bambù fissati a un’asta che sputavano fiamme e pezzetti di metallo a pochi metri di distanza. Poi il bambù viene sostituito dal metallo, e il tubo diventa canna. Il più antico cannone cinese in bronzo che possiamo datare con sicurezza risale alla fine del Duecento.
Quando i Song combattono contro i Jurchen prima e contro i Mongoli poi, queste armi sono già parte normale degli assedi.
Come arrivò in Europa
La strada passa quasi certamente dall’Asia centrale. I Mongoli conquistano la Cina e si portano dietro tecnici e armi; le loro campagne arrivano fino all’Ungheria e alla Polonia nel 1241. Nello stesso periodo il mondo arabo conosce il salnitro, che alcuni autori chiamano “neve cinese”. È un indizio piccolo ma eloquente sulla provenienza.
In Europa la ricetta compare nel Duecento: il frate inglese Ruggero Bacone descrive una polvere capace di produrre lampi e tuoni. Pochi decenni dopo arrivano le armi vere. Un documento di Firenze del 1326 parla di cannoni di metallo e palle di ferro per la difesa del comune, e nello stesso anno un manoscritto inglese di Walter de Milemete disegna un curioso vaso a forma di bottiglia che spara una grossa freccia. Chi pensa ai viaggi di Marco Polo come canale di trasmissione resta deluso: nel Milione le armi da fuoco non compaiono.
Bombarde, castelli e Costantinopoli
Le prime bombarde europee erano rumorose, imprecise e pericolose soprattutto per chi le usava. A Crécy, nel 1346, durante la guerra dei Cent’anni, gli Inglesi avevano qualche pezzo d’artiglieria, ma la battaglia la vinsero gli arcieri. Ci vollero ancora decenni perché i cannoni diventassero decisivi.
Lo diventarono negli assedi. Una muraglia alta e sottile, perfetta contro scale e arieti, era il bersaglio ideale per una palla di pietra da cento chili. Nel 1453 Maometto II assedia Costantinopoli con enormi cannoni fusi da un ingegnere di nome Urbano: dopo sette settimane le mura teodosiane, che avevano resistito per mille anni, cedono. La caduta di Costantinopoli è anche, in parte, una vittoria della polvere nera.
Gli architetti italiani risposero abbassando e ispessendo le mura e inventando il bastione a punta, la cosiddetta fortificazione alla moderna. Giri per Lucca o per Palmanova e la vedi ancora oggi.
Che cosa cambiò davvero
Qui conviene essere cauti. È falso dire che la polvere da sparo “abolì” i cavalieri dall’oggi al domani: picche, balestre e cavalleria pesante convissero con gli archibugi per tutto il Cinquecento. È vero però che le armi da fuoco costavano tantissimo. Servivano fonderie, salnitro, polvere, soldati addestrati, carri per trasportare i pezzi. Solo uno Stato con tasse regolari poteva permetterselo.
Gli storici parlano per questo di “rivoluzione militare”: eserciti più grandi e permanenti, fiscalità più pesante, sovrani più forti dei feudatari. La tecnologia non decide da sola, ma spinge in una direzione. E su una nave il cannone permise agli Europei, insieme alla bussola, di imporsi su rotte lontanissime.
La fine della polvere nera
Per circa cinque secoli la polvere nera resta quasi uguale. Le cose cambiano nell’Ottocento: Ascanio Sobrero, chimico piemontese, ottiene la nitroglicerina a metà secolo, e Alfred Nobel la rende maneggiabile con la dinamite, brevettata nel 1867. Negli anni Ottanta arrivano le polveri “senza fumo”, che non avvolgono più i campi di battaglia in una nebbia grigia. La vecchia ricetta sopravvive nei fuochi d’artificio, cioè lì dove era cominciata.
Domande che fanno spesso gli studenti
Quando è stata inventata la polvere da sparo? In Cina, tra IX e X secolo per le prime miscele; la prima formula scritta è del 1044.
Quando arriva in Italia? Le prime notizie sicure di cannoni sono del Trecento, con il documento fiorentino del 1326.
I Cinesi la usavano solo per i fuochi d’artificio? No, è un luogo comune. La usavano anche in guerra, e molto presto: bombe, razzi e lance da fuoco erano normali già sotto i Song.
Per seguire le date una dopo l’altra c’è la cronologia della polvere da sparo.
Fonti per approfondire
Voce Polvere da sparo nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani; saggio Le armi da fuoco nella Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco (Treccani).