Stampa

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

La storia della stampa di solito si racconta con un nome solo, Gutenberg, e una città, Magonza. È giusto, ma è anche riduttivo. Prima di lui c’erano stati i monaci buddisti cinesi con le loro tavolette di legno, un artigiano di nome Bi Sheng con i caratteri d’argilla, i coreani con quelli di metallo. E dopo di lui la stampa ha continuato a trasformarsi per altri cinque secoli, fino alle rotative che sfornavano milioni di quotidiani in una notte. Qui provo a tenere insieme tutta la traiettoria; la nascita della tipografia europea ha una sua pagina, quella sull’invenzione della stampa.

La stampa in Cina, prima di Gutenberg

Il più antico libro stampato che porta una data è il Sutra del diamante, un rotolo buddista trovato nelle grotte di Dunhuang e oggi conservato alla British Library di Londra. È del 868 d.C. Ogni pagina era incisa a rovescio su una tavola di legno, inchiostrata e premuta sulla carta: la xilografia. Funzionava benissimo per testi che servivano in molte copie, come preghiere, calendari, banconote.

Intorno al 1040 un artigiano cinese, Bi Sheng, ebbe l’idea dei caratteri mobili: singoli segni in argilla cotta, da comporre e poi riutilizzare. Lo sappiamo da un erudito dell’epoca, Shen Kuo. L’idea però non sfondò. Il cinese ha migliaia di caratteri, e incidere una tavola intera restava spesso più pratico. In Corea, nel 1377, fu stampato con caratteri metallici lo Jikji, un testo buddista di cui sopravvive una copia a Parigi.

Gutenberg e la rivoluzione europea

A metà del Quattrocento Johannes Gutenberg, orafo di Magonza, mette insieme tre cose: caratteri in lega metallica fusi in serie con uno stampo regolabile, un inchiostro grasso a base d’olio e un torchio simile a quelli per l’uva. Verso il 1455 esce la Bibbia a 42 linee, in circa 180 copie. Un copista, per una Bibbia, impiegava anni.

Gutenberg, per inciso, non si arricchì: perse la bottega in una causa con il suo finanziatore, Johann Fust. Ma la tecnica corre veloce lungo il Reno e poi attraverso le Alpi. In Italia i primi libri vengono stampati nel 1465 nel monastero di Subiaco da due tedeschi, Sweynheym e Pannartz.

Venezia, capitale del libro

Alla fine del Quattrocento la città con più tipografie d’Europa è Venezia. Qui lavora Aldo Manuzio, che pubblica i classici greci e latini in edizioni curate, introduce il carattere corsivo e lancia libri di formato piccolo, da portare in tasca. Un antenato del tascabile, nel 1501. Il marchio dell’àncora con il delfino lo si trova ancora oggi su molte copertine.

I libri stampati prima del 1501 si chiamano incunaboli, “libri in fasce”. Gli storici stimano che in quei cinquant’anni circolassero già milioni di copie. Il prezzo del libro crolla, e leggere smette di essere un lusso da monasteri e corti.

Stampa, Riforma e censura

Senza torchi la Riforma protestante sarebbe stata molto diversa. Le tesi di Lutero del 1517 vengono ristampate in poche settimane in tutta la Germania, e i suoi opuscoli in tedesco, spesso illustrati con xilografie satiriche contro il papa, diventano i primi veri successi editoriali. La Chiesa risponde con la censura: nel 1559 esce il primo Indice dei libri proibiti, che resterà in vigore fino al 1966.

Il rapporto tra stampa e libertà resta da allora un tema politico. Gli illuministi del Settecento ne fanno una bandiera; la Dichiarazione dei diritti del 1789 la proclama “uno dei diritti più preziosi dell’uomo”.

Giornali e rotative

Il primo settimanale a stampa che conosciamo esce a Strasburgo nel 1605. In Italia si parla di “gazzette”, forse dal nome della moneta veneziana, la gazeta, con cui si pagavano i fogli di notizie.

La svolta industriale arriva nel 1814, quando il Times di Londra viene stampato per la prima volta con una macchina a vapore progettata da Friedrich Koenig: circa 1.100 fogli l’ora, contro qualche centinaio di un torchio a mano, e presto molti di più. Negli anni Quaranta dell’Ottocento compare la rotativa, con cilindri al posto delle piastre. Nel 1886 la linotype di Ottmar Mergenthaler compone righe intere di piombo battendo su una tastiera. Nasce così la stampa di massa: quotidiani a un soldo, romanzi a puntate, manifesti elettorali. Sono gli anni in cui la seconda rivoluzione industriale trasforma tutto.

E oggi?

Nel Novecento il piombo cede il posto alla fotocomposizione e alla stampa offset, poi al computer. Oggi un libro può essere stampato in una copia sola, su richiesta. Molti pensavano che internet avrebbe fatto sparire la carta stampata; i quotidiani sono in crisi, ma i libri di carta si vendono ancora, e parecchio.

Domande frequenti

Chi ha inventato la stampa? La xilografia nasce in Cina, i caratteri mobili anche (Bi Sheng, XI secolo); Gutenberg intorno al 1450 inventa il sistema tipografico che si diffonde in tutto il mondo.

Qual è il primo libro stampato in Italia? I primi testi uscirono a Subiaco nel 1465, tra cui un’edizione del De oratore di Cicerone.

Le date principali sono riassunte nella cronologia della stampa a caratteri mobili.

Fonti per approfondire

Voci Stampa e Gutenberg, Johann nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

Torna a Scienza, tecnologia e invenzioni

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse