Gli Inca costruirono il più grande impero dell’America precolombiana, lungo la catena delle Ande, dall’attuale Ecuador fino al Cile centrale. Lo chiamavano Tawantinsuyu, “le quattro parti unite”, e lo governavano da Cuzco. Eppure la loro potenza durò meno di un secolo: crebbe rapidamente dalla metà del Quattrocento e crollò negli anni Trenta del Cinquecento, con l’arrivo degli spagnoli. Per capirla bisogna partire dall’ambiente andino e da chi c’era prima. È una delle tappe della sezione storia globale delle Americhe.
Un ambiente difficile e le civiltà precedenti
Le Ande sono un mondo verticale. In pochi chilometri si passa dalla costa desertica del Pacifico agli altipiani sopra i tremila metri, e poi alle foreste amazzoniche. Le comunità andine impararono a sfruttare questi “piani” diversi: mais e cotone in basso, patate e quinoa più in alto, lama e alpaca negli altipiani. I terrazzamenti sui fianchi delle montagne servivano a creare campi dove non ce n’erano.
Gli Inca non partirono da zero. Prima di loro fiorirono altre culture: Chavín, Moche e Nazca, poi Tiwanaku, vicino al lago Titicaca, e Wari, che già nel primo millennio d.C. aveva strade e centri amministrativi. Sulla costa nord il regno Chimú, con la capitale Chan Chan, fu conquistato dagli Inca nel Quattrocento. Il popolamento di queste terre risale invece a molti millenni prima, come racconta la scheda sui popolamenti delle Americhe.
Da Cuzco all’impero
Per secoli gli Inca furono uno dei tanti gruppi della valle di Cuzco. La svolta, secondo la tradizione, arrivò con Pachacuti, che salì al potere intorno al 1438 dopo aver respinto un attacco del vicino popolo dei Chanca. Lui e i suoi successori, Topa Inca e Huayna Capac, conquistarono in pochi decenni un territorio enorme. Le date di questa fase vengono soprattutto dalle cronache scritte dopo la conquista spagnola, e gli studiosi le usano con prudenza.
Quante persone vivevano nell’impero? Le stime sono molto diverse, da alcuni milioni a più di dieci. Parlavano lingue diverse, ma il quechua divenne la lingua dell’amministrazione e si diffuse ampiamente. Il sovrano, il Sapa Inca, era considerato figlio del Sole.
Come funzionava: strade, quipu e lavoro
Gli Inca non conoscevano la ruota per i trasporti né la scrittura alfabetica, eppure tennero insieme un impero di migliaia di chilometri. Come? Con tre strumenti.
Il primo era una rete di strade, il Qhapaq Ñan, lunga oltre 30.000 chilometri, con ponti sospesi, magazzini e stazioni di sosta. Messaggeri a staffetta portavano notizie a grande velocità. Dal 2014 il sistema stradale andino è patrimonio dell’umanità UNESCO.
Il secondo erano i quipu, cordicelle annodate in cui i funzionari registravano numeri: tributi, popolazione, scorte nei magazzini. Se registrassero anche racconti o nomi è ancora discusso.
Il terzo era il lavoro. Più che pagare tasse in denaro, le comunità dovevano prestare turni di lavoro allo Stato: la mit’a. Coltivavano le terre del sovrano e del Sole, costruivano strade e fortezze, servivano nell’esercito. In cambio lo Stato redistribuiva cibo e beni, soprattutto nelle feste e negli anni di crisi. Alcune comunità furono anche trasferite in massa in altre regioni, per controllare meglio i popoli conquistati.
Il simbolo più famoso di questo mondo è Machu Picchu, costruita probabilmente come residenza per Pachacuti a metà del Quattrocento. Gli spagnoli non la trovarono mai; divenne famosa nel mondo dopo la spedizione dello statunitense Hiram Bingham nel 1911.
Pizarro e la fine dell’impero
Quando gli europei arrivarono nei Caraibi, dopo il viaggio di Colombo, le epidemie li precedettero. Huayna Capac morì intorno al 1527-1528, forse proprio per una malattia portata dall’Europa, e i suoi figli Huáscar e Atahualpa si combatterono in una guerra civile. Atahualpa aveva appena vinto quando Francisco Pizarro, con meno di duecento uomini, lo incontrò a Cajamarca il 16 novembre 1532 e lo fece prigioniero.
Atahualpa pagò un riscatto enorme in oro e argento, ma fu ugualmente giustiziato nel 1533. Gli spagnoli entrarono a Cuzco alla fine di quell’anno. Il successo fu possibile anche grazie agli alleati locali, ostili al dominio di Cuzco, e alle divisioni interne. La resistenza non finì subito: Manco Inca assediò Cuzco nel 1536 e poi si ritirò a Vilcabamba, dove uno Stato inca sopravvisse fino al 1572, quando l’ultimo sovrano, Túpac Amaru, fu catturato e ucciso. La storia della conquista delle Americhe prosegue da qui.
In breve
Gli Inca costruirono il loro impero in meno di un secolo, dalla metà del Quattrocento, partendo da Cuzco e appoggiandosi a tradizioni andine molto più antiche. Lo tennero insieme con strade, quipu e lavoro obbligatorio. Indebolito dalle epidemie e dalla guerra civile, crollò davanti a Pizarro tra il 1532 e il 1533, anche se l’ultima resistenza durò fino al 1572. Per un confronto con il Messico e l’America centrale c’è la scheda su olmechi, maya e mexica.
Fonti per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Inca”
- UNESCO, World Heritage List: “Qhapaq Ñan, Andean Road System” (2014) e “Historic Sanctuary of Machu Picchu” (1983)
- Terence N. D’Altroy, The Incas, Wiley-Blackwell
- Nathan Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola, Einaudi