Popolamenti delle Americhe

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Il popolamento delle Americhe è uno dei temi su cui la ricerca è cambiata di più negli ultimi decenni. Che i primi abitanti siano arrivati dall’Asia nordorientale è un punto su cui gli studiosi sono d’accordo. Il quando e il come, invece, sono ancora discussi: fino a pochi anni fa si parlava di circa 13.000 anni fa, oggi alcune scoperte spingono la data molto più indietro. Proviamo a mettere in ordine quello che sappiamo, distinguendo i dati solidi dalle ipotesi. La scheda fa parte della sezione storia globale delle Americhe.

Un ponte di terra: la Beringia

Durante l’ultima glaciazione una grande quantità d’acqua era imprigionata nei ghiacci, e il livello del mare era molto più basso di oggi. Tra la Siberia e l’Alaska, dove ora c’è lo stretto di Bering, emergeva una vasta pianura chiamata Beringia. Non era un ponte stretto, ma una regione larga centinaia di chilometri, con steppe, mammut e altri grandi animali.

Gruppi di cacciatori e raccoglitori di Homo sapiens vissero in quella regione. Gli studi genetici suggeriscono che una parte di loro rimase isolata a lungo in Beringia, forse per migliaia di anni, prima di spostarsi verso sud. Gli studiosi la chiamano “sosta beringiana”. Il problema era proprio andare a sud: gran parte del Nord America era coperta da enormi calotte di ghiaccio.

Due strade possibili

Le ipotesi principali sono due. La prima è un corridoio interno, libero dai ghiacci, che si aprì tra le due grandi calotte del Canada quando il clima cominciò a scaldarsi. Il problema è che questo corridoio divenne percorribile, con piante e animali sufficienti per viverci, relativamente tardi.

La seconda è la via della costa del Pacifico. Gruppi che sapevano sfruttare le risorse del mare potevano spostarsi lungo il litorale, magari in barca, da una zona libera dai ghiacci all’altra. È un’ipotesi oggi molto considerata, ma difficile da dimostrare, perché le coste di allora sono finite sott’acqua quando il mare è risalito.

Clovis e la vecchia teoria

Per gran parte del Novecento il punto di riferimento è stato la cultura di Clovis, dal nome di una località del Nuovo Messico. I suoi cacciatori producevano punte di lancia in pietra molto riconoscibili, con una scanalatura alla base, e le usavano anche contro i mammut. Le datazioni più accurate collocano Clovis intorno a 13.000 anni fa. A lungo si è pensato che fossero loro i primi americani: la teoria del “Clovis first”.

Oggi questa idea non regge più. Il sito di Monte Verde, nel sud del Cile, scavato da Tom Dillehay, ha restituito resti di un accampamento di circa 14.500 anni fa, con capanne, piante e strumenti. Fu accolto con molti dubbi, ma alla fine la maggior parte degli archeologi lo ha accettato. Se c’erano persone in Cile a quella data, dovevano essere entrate nel continente ancora prima.

Le impronte di White Sands

La scoperta più discussa degli ultimi anni viene dal parco nazionale di White Sands, nel Nuovo Messico. Lì, in antichi fanghi lacustri, si sono conservate impronte di piedi umani, molte delle quali di ragazzi e bambini. Uno studio pubblicato su Science nel 2021 le ha datate fra circa 23.000 e 21.000 anni fa, nel pieno dell’ultima glaciazione, grazie ai semi di piante acquatiche trovati negli strati. Alcuni studiosi hanno contestato il metodo; nel 2023 nuove datazioni, fatte su polline e sedimenti, hanno confermato età simili.

Se il risultato tiene, e per ora sembra di sì, gli esseri umani erano in America prima che i ghiacci si ritirassero. Restano però molte domande: chi erano questi gruppi? Hanno lasciato discendenti? Sono le domande tipiche di una ricerca ancora aperta.

Che cosa dice il DNA

La genetica ha aggiunto un tassello importante. Il genoma di un bambino sepolto circa 12.600 anni fa ad Anzick, nel Montana, insieme a strumenti Clovis, è stato pubblicato nel 2014: mostra che quel bambino era strettamente imparentato con molti nativi americani di oggi, soprattutto del Centro e del Sud America. Le popolazioni indigene attuali discendono in grande maggioranza da antenati arrivati dall’Asia nordorientale, con alcune ondate successive, soprattutto nell’Artico.

Dopo l’arrivo

In poche migliaia di anni i nuovi abitanti raggiunsero la Terra del Fuoco e si adattarono ad ambienti molto diversi, dalle foreste alle Ande. Più tardi, in modo indipendente dal resto del mondo, nacque l’agricoltura: il mais fu domesticato in Messico a partire da una pianta selvatica, il teosinte, mentre nelle Ande si coltivarono patate e quinoa e si allevarono lama e alpaca. Su queste basi crebbero le civiltà della Mesoamerica e degli Inca.

In breve

I primi abitanti delle Americhe arrivarono dall’Asia nordorientale attraverso la Beringia, durante l’ultima glaciazione. La teoria che li identificava con la cultura Clovis (circa 13.000 anni fa) è stata superata da siti più antichi come Monte Verde, in Cile, e dalle impronte di White Sands, datate a oltre 21.000 anni fa. Le vie seguite, interna o costiera, sono ancora discusse. È un capitolo della lunga storia di Homo sapiens.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Clovis”
  • M.R. Bennett et al., “Evidence of humans in North America during the Last Glacial Maximum”, Science, 2021
  • J.S. Pigati et al., “Independent age estimates resolve the controversy of ancient human footprints at White Sands”, Science, 2023
  • M. Rasmussen et al., “The genome of a Late Pleistocene human from a Clovis burial site in western Montana”, Nature, 2014

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