Cacciatori e raccoglitori

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

I cacciatori e raccoglitori sono gruppi umani che vivono procurandosi il cibo in natura, senza coltivare piante né allevare animali. È il modo di vivere più antico e più lungo della nostra storia: per oltre il 95% del tempo in cui sono esistiti esseri umani, tutti vivevano così. L’agricoltura è arrivata solo negli ultimi dodicimila anni circa. Capire come vivevano questi gruppi significa capire la gran parte della preistoria. Questa scheda fa parte della sezione sull’origine dell’uomo.

Una vita in movimento

La caratteristica principale era la mobilità. Un gruppo di cacciatori e raccoglitori si spostava seguendo le stagioni: dove maturavano certi frutti, dove passavano le mandrie, dove i fiumi erano pieni di pesci. Gli accampamenti erano spesso temporanei: ripari sotto la roccia, ingressi di grotte, capanne di rami, pelli o, in alcune zone fredde, ossa di mammut.

I gruppi erano piccoli. Gli antropologi, studiando le società di cacciatori e raccoglitori ancora esistenti nel Novecento, parlano di bande di qualche decina di persone, legate da parentela e matrimoni con altri gruppi vicini. Avere pochi beni era una necessità: chi si sposta spesso non può portarsi dietro molto. Nelle società osservate dagli antropologi, poi, il cibo procurato con la caccia veniva di solito diviso fra tutti i membri del gruppo, e le differenze di ricchezza restavano piccole. Non significa che non ci fossero conflitti o gerarchie, ma erano diversi da quelli delle società agricole.

Che cosa mangiavano

Il nome dice già molto, ma l’ordine delle parole inganna. In molte società la raccolta forniva una parte grande, a volte la maggiore, del cibo: frutti, semi, radici, tuberi, noci, miele, molluschi. La caccia dava carne e grassi preziosi, ma era più incerta. A seconda dell’ambiente si cacciavano renne, cavalli, bisonti, cervi, mammut; altrove si pescava molto.

Questa dieta varia richiedeva conoscenze enormi: quali piante sono velenose, quando maturano, come seguire le tracce di un animale, come conservare il cibo. Non bisogna immaginare il cacciatore preistorico come un bruto. Era un esperto del proprio ambiente, molto più di quanto lo siamo noi.

Strumenti e fuoco

La storia degli strumenti accompagna tutta la vita dei cacciatori e raccoglitori, dai ciottoli scheggiati di Homo habilis alle amigdale di Homo erectus, fino alle lame sottili, agli aghi d’osso e ai propulsori per lanciare le zagaglie dell’ultima parte del Paleolitico. Il fuoco permetteva di cuocere il cibo, scaldarsi, difendersi dagli animali e riunirsi la sera. L’arco comparve più tardi, e in molte zone è una conquista degli ultimi millenni prima dell’agricoltura.

Arte e pensiero simbolico

I cacciatori e raccoglitori di Homo sapiens hanno lasciato anche le prime grandi opere d’arte. Le pitture della grotta Chauvet, in Francia, hanno più di trentamila anni; quelle di Lascaux circa diciassettemila. Raffigurano soprattutto animali, a volte con straordinario realismo. Ci sono poi statuette femminili, ornamenti di conchiglie, sepolture con oggetti. Sono segni di un mondo di credenze e di relazioni di cui sappiamo pochissimo, ma che certamente esisteva.

Una società “dell’abbondanza”?

Nel 1966, a un famoso convegno di antropologi intitolato Man the Hunter, si discusse molto di questi gruppi. L’antropologo Marshall Sahlins propose un’idea provocatoria: quella dei cacciatori e raccoglitori era la “società opulenta originaria”, perché bastavano poche ore di lavoro al giorno per soddisfare bisogni limitati. Altri hanno criticato questa tesi, ricordando la fatica, le malattie e la mortalità infantile elevata. La verità, come spesso accade, dipende dai luoghi e dai periodi.

Verso l’agricoltura

Alla fine dell’ultima glaciazione, in alcune regioni, i cacciatori e raccoglitori cominciarono a fermarsi più a lungo negli stessi luoghi. Già circa 23.000 anni fa, a Ohalo II, sulle rive del lago di Tiberiade, si macinavano semi di cereali selvatici. Più tardi, in Medio Oriente, i natufiani raccoglievano cereali selvatici e vivevano in villaggi già prima di coltivarli. A Göbekli Tepe, in Turchia, gruppi che non praticavano ancora l’agricoltura costruirono, più di 11.000 anni fa, grandi recinti con pilastri di pietra scolpiti: un sito che ha cambiato le idee degli archeologi, ed è patrimonio UNESCO dal 2018.

Da qui comincia il passaggio al Neolitico, con la domesticazione di piante e animali. Fu un processo lento, avvenuto in modo indipendente in più parti del mondo, comprese le Americhe, come racconta la scheda sul popolamento delle Americhe. Ancora oggi alcuni gruppi, come gli Hadza della Tanzania, vivono in parte di caccia e raccolta, ma non sono “fossili viventi”: hanno una storia lunga quanto la nostra.

In breve

I cacciatori e raccoglitori vivevano di ciò che la natura offriva, spostandosi in piccoli gruppi secondo le stagioni. È stato il modo di vivere di quasi tutta la storia umana: hanno inventato strumenti sempre più raffinati, usato il fuoco, creato arte e riti. Il passaggio all’agricoltura, negli ultimi dodicimila anni, è iniziato proprio da gruppi di cacciatori e raccoglitori che diventarono sedentari.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Paleolitico”
  • Richard B. Lee, Irven DeVore (a cura di), Man the Hunter, Aldine, 1968
  • Marshall Sahlins, L’economia dell’età della pietra, Bompiani (ed. orig. Stone Age Economics, 1972)
  • UNESCO, World Heritage List: “Göbekli Tepe” (2018)

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