Homo habilis

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Homo habilis è una delle specie più antiche del genere Homo: visse in Africa orientale e meridionale tra circa 2,4 e 1,4 milioni di anni fa. Il nome significa “uomo abile” e fu scelto perché si pensava che fosse il primo a fabbricare strumenti di pietra. Oggi sappiamo che la storia è un po’ più complicata, e proprio per questo vale la pena guardarla da vicino. Questa scheda fa parte della sezione sull’origine dell’uomo.

La scoperta nella gola di Olduvai

Tutto comincia in Tanzania, nella gola di Olduvai, dove Louis e Mary Leakey scavavano da anni. Tra il 1960 e il 1963 la loro squadra trovò alcuni resti diversi da quelli già noti. Il fossile di riferimento, chiamato OH 7, fu scoperto dal figlio Jonathan, e infatti venne soprannominato “Jonny’s child”, il bambino di Jonny: una mandibola, frammenti di cranio e ossa della mano.

Nel 1964 Louis Leakey, il sudafricano Phillip Tobias e il britannico John Napier pubblicarono la descrizione della nuova specie. La scelta del nome era una presa di posizione: nella stessa gola si trovavano migliaia di strumenti di pietra, e i tre studiosi erano convinti che li avesse fatti questo ominide dal cervello un po’ più grande, non gli australopitechi che vivevano negli stessi luoghi.

Com’era fatto

Per capire Homo habilis conviene confrontarlo con chi lo aveva preceduto, come Lucy e gli australopitechi. Rispetto a loro aveva una scatola cranica leggermente più grande, il viso meno sporgente e denti più piccoli. Il cervello, secondo le stime sui diversi crani, stava più o meno fra i 500 e i 700 centimetri cubi: più di un australopiteco, ma circa la metà di quello di un uomo di oggi.

Il resto del corpo era ancora in parte “antico”. Gli individui erano piccoli, tra un metro e un metro e trentacinque di altezza, con un peso medio stimato intorno ai 32 chili. Le braccia erano lunghe rispetto alle gambe: un segno che probabilmente passavano ancora del tempo sugli alberi, anche se camminavano su due piedi. Insomma, non dobbiamo immaginarlo come un uomo moderno in miniatura. Era una creatura di passaggio, con un piede nel mondo degli australopitechi e uno in quello di Homo.

Che cosa mangiava

Lo studio dei denti al microscopio dice molto. Le tracce lasciate sullo smalto indicano una dieta varia e flessibile: foglie, piante legnose, a volte tessuti animali. Non era specializzato in cibi durissimi come noci o semi secchi, a differenza dei parantropi, i suoi “cugini” robusti.

La carne compare in modo indiretto. In alcuni siti africani si trovano ossa di grandi animali con segni di taglio e di percussione, cioè colpite per estrarre il midollo: le più antiche risalgono a circa 2,6 milioni di anni fa. Probabilmente si trattava spesso di carcasse lasciate da altri predatori. Gli studiosi collegano queste tracce ai primi Homo, Homo habilis compreso, ma è difficile dire con certezza chi tenesse in mano la pietra.

Gli strumenti di pietra: davvero il primo artigiano?

Gli strumenti di Olduvai hanno dato il nome a una tecnica, l’olduvaiano: ciottoli scheggiati con pochi colpi per ottenere un bordo tagliente, e schegge usate come coltelli. È la tecnologia più semplice del Paleolitico, ma richiede di saper scegliere la pietra giusta e di colpirla nel punto giusto. Non è affatto banale: chi ha provato a rifarla in laboratorio lo sa bene.

Qui però le scoperte recenti hanno rimescolato le carte. A Lomekwi, in Kenya, sono stati trovati strumenti di circa 3,3 milioni di anni fa, più antichi di qualunque fossile attribuito al genere Homo. In Etiopia, a Ledi-Geraru, una mandibola di circa 2,8 milioni di anni fa è considerata uno dei primi resti di Homo, ma non è attribuita con sicurezza a Homo habilis. Quindi l’idea di partenza, “il primo uomo è il primo artigiano”, oggi non regge più così com’è. Anche alcuni australopitechi potrebbero aver usato e scheggiato pietre.

Una specie discussa

Homo habilis è da sempre al centro di discussioni. Alcuni paleoantropologi pensano che i fossili raccolti sotto questo nome siano troppo diversi tra loro e li dividono in due specie: Homo habilis e Homo rudolfensis, quest’ultimo con un cranio più grande. Altri, come Bernard Wood e Mark Collard in un articolo del 1999, sono arrivati a proporre di spostarlo fra gli australopitechi.

C’è poi la questione dei rapporti con Homo erectus. Per molto tempo si è pensato a una successione lineare: prima habilis, poi erectus. Ma nel 2007, a Ileret, vicino al lago Turkana, sono stati descritti una mascella di Homo habilis datata circa 1,44 milioni di anni fa e un cranio di Homo erectus di età simile. Le due specie, quindi, convissero a lungo nella stessa regione. Più che una scala, l’evoluzione umana somiglia a un cespuglio con molti rami, molti dei quali si sono interrotti.

Perché è importante studiarlo

Se le discussioni sono tante, perché Homo habilis compare in tutti i manuali? Perché segna un momento chiave: la comparsa di ominidi con cervello più grande, denti più piccoli e un rapporto nuovo con gli strumenti e con la carne. È da questo gruppo di forme africane che, in un modo che ancora non conosciamo nei dettagli, deriva la linea che porterà a Homo erectus, poi all’uomo di Neanderthal e a Homo sapiens.

Per uno studente il punto da ricordare è semplice: la preistoria non è fatta di tappe ordinate, ma di specie che si sovrappongono, convivono e a volte si somigliano tanto da confondere anche gli esperti.

In breve

Homo habilis visse in Africa tra 2,4 e 1,4 milioni di anni fa. Fu descritto nel 1964 grazie ai fossili di Olduvai e chiamato “uomo abile” per il legame con gli strumenti di pietra olduvaiani. Aveva un cervello di poco più grande di quello degli australopitechi e un corpo ancora adatto in parte agli alberi. Oggi sappiamo che gli strumenti più antichi lo precedono e che convisse con Homo erectus: per questo la sua posizione nell’albero umano resta discussa. Dopo di lui, la vita dei gruppi umani continua con i cacciatori e raccoglitori.

Fonti per approfondire

  • Smithsonian Institution, Human Origins Program, scheda “Homo habilis”
  • Treccani, Enciclopedia, voce “Ominidi”
  • L.S.B. Leakey, P.V. Tobias, J.R. Napier, “A New Species of the Genus Homo from Olduvai Gorge”, Nature, 1964
  • F. Spoor et al., “Implications of new early Homo fossils from Ileret, east of Lake Turkana, Kenya”, Nature, 2007

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