Homo erectus è la specie umana che per prima, a quanto ne sappiamo, uscì dall’Africa e si diffuse fino in Asia orientale. Visse per un tempo lunghissimo, da circa 1,9 milioni di anni fa fino a poco più di centomila anni fa: secondo lo Smithsonian, circa nove volte più a lungo della nostra specie finora. Aveva un corpo già molto simile al nostro e lasciò strumenti di pietra più elaborati di quelli dei suoi predecessori. In questa scheda della sezione origine dell’uomo vediamo chi era, dove arrivò e che cosa sappiamo davvero di lui.
Una scoperta partita da Giava
La storia comincia lontano dall’Africa. Nel 1891 Eugène Dubois, un medico olandese partito apposta per cercare “l’anello mancante”, trovò a Trinil, sull’isola di Giava, una calotta cranica e poi un femore. Nel 1894 diede alla specie il nome di Pithecanthropus erectus, “uomo-scimmia eretto”. Allora era il più antico e piccolo di cervello fra gli ominidi conosciuti, e in Africa non era ancora stato trovato nessun fossile umano antico.
Negli anni Venti e Trenta del Novecento arrivarono i ritrovamenti di Zhoukoudian, vicino a Pechino: il cosiddetto “uomo di Pechino”. Più tardi si capì che i fossili di Giava e di Cina appartenevano alla stessa specie, che passò al genere Homo. Gran parte dei reperti di Zhoukoudian, purtroppo, andò perduta nel 1941, durante la guerra; restano i calchi.
Il ragazzo del Turkana
Il fossile più completo è africano. Nel 1984, a Nariokotome, vicino al lago Turkana in Kenya, la squadra di Richard Leakey e Alan Walker riportò alla luce lo scheletro quasi intero di un giovane vissuto circa 1,6 milioni di anni fa: il “ragazzo del Turkana”. Mancano quasi tutte le ossa di mani e piedi, ma il resto basta per capire molto.
Le proporzioni sono quelle di un uomo moderno: gambe lunghe, braccia più corte rispetto al tronco. Sono adattamenti alla vita a terra e alla camminata, forse anche alla corsa su lunghe distanze, che segnano il distacco dagli alberi ancora frequentati da Homo habilis. La statura degli individui variava molto, più o meno tra 1,45 e 1,85 metri. Lo studio dei denti indica però che il ragazzo cresceva con ritmi più vicini a quelli delle grandi scimmie che ai nostri.
Molti studiosi chiamano Homo ergaster le forme africane più antiche e riservano il nome di Homo erectus a quelle asiatiche. Altri preferiscono una sola specie molto variabile. Non è una questione di nomi soltanto: dietro c’è il problema di come leggere le differenze fra popolazioni vissute a migliaia di chilometri e centinaia di migliaia di anni di distanza.
Fuori dall’Africa
Homo erectus è considerato in genere il primo ominide a lasciare l’Africa. La prova più impressionante viene da Dmanisi, in Georgia, dove sono stati trovati crani di circa 1,8 milioni di anni fa, piccoli e diversi tra loro. Da lì in poi le tracce si allungano verso est, fino a Cina e Indonesia. Non è chiaro, invece, se la specie sia arrivata in Europa: i primi abitanti del nostro continente sono attribuiti per lo più ad altre specie.
A Giava sopravvisse a lungo. I fossili di Ngandong, datati nel 2020 a circa 117.000-108.000 anni fa, sono tra le ultime testimonianze di Homo erectus. A quell’epoca in Europa viveva già l’uomo di Neanderthal e in Africa era comparso Homo sapiens.
Amigdale, carne e fuoco
La comparsa di Homo erectus si associa di solito alle prime amigdale, le “asce a mano” lavorate su entrambe le facce: è l’industria acheuleana, che a Kokiselei, in Kenya, risale a circa 1,76 milioni di anni fa. Rispetto ai semplici ciottoli scheggiati dell’olduvaiano, un’amigdala richiede un progetto: bisogna avere in mente la forma finale prima di cominciare. È uno dei grandi passaggi del Paleolitico.
Un corpo alto e un cervello più grande, tra 600 e oltre 1000 centimetri cubi secondo i fossili, consumavano molta energia. La carne e altri alimenti ricchi di proteine, insieme probabilmente a tuberi e miele, aiutavano a sostenerlo. Sull’uso del fuoco il discorso è più prudente: le tracce più antiche e meglio documentate, come quelle della grotta di Wonderwerk in Sudafrica, risalgono a circa un milione di anni fa, ma un uso abituale e controllato si diffonde molto più tardi.
Un ultimo dettaglio, forse il più umano. Alcuni fossili mostrano individui anziani o malati che sopravvissero a lungo: qualcuno, evidentemente, si prendeva cura di loro.
In breve
Homo erectus visse da circa 1,9 milioni a circa 110.000 anni fa. Fu scoperto a Giava nel 1891, ma il suo fossile più completo è il ragazzo del Turkana. Aveva proporzioni del corpo moderne, fabbricava amigdale e fu il primo a diffondersi fuori dall’Africa, fino in Asia orientale. È una tappa centrale dell’evoluzione umana, anche se il rapporto con le altre specie, compresa la nostra, è ancora discusso.
Fonti per approfondire
- Smithsonian Institution, Human Origins Program, scheda “Homo erectus”
- Treccani, Enciclopedia, voce “Ominidi”
- Y. Rizal et al., “Last appearance of Homo erectus at Ngandong, Java, 117,000–108,000 years ago”, Nature, 2020
- A. Walker, R. Leakey (a cura di), The Nariokotome Homo erectus Skeleton, Harvard University Press, 1993