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Storia della pittura: immagini, tecniche e committenze artistiche

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Arte

La pittura è più antica della scrittura di almeno trentamila anni. Nella grotta Chauvet, nel sud della Francia, qualcuno ha dipinto leoni, rinoceronti e cavalli circa 36.000 anni fa, usando il rilievo della roccia per dare volume ai corpi. Chi entra la prima volta nelle copie di queste grotte resta senza parole: non sono scarabocchi primitivi, sono opere di artisti veri. Da quelle pareti a Picasso c’è una lunga storia di pigmenti, tecniche e idee su che cosa significhi rappresentare il mondo.

Pittura preistorica e antica

I pittori del Paleolitico usavano ocra rossa e gialla, carbone, ossido di manganese, mescolati con acqua o grasso. A Lascaux, circa 17.000 anni fa, e ad Altamira, in Spagna, gli animali dominano; le figure umane sono rare. Perché li dipingessero non lo sappiamo con certezza: riti di caccia, racconti, magia. Le grotte erano buie e difficili da raggiungere, e questo fa pensare a luoghi speciali.

Gli Egizi dipingevano le pareti delle tombe con regole rigidissime: testa e gambe di profilo, occhio e spalle di fronte, il faraone più grande di tutti. Della pittura greca, che gli antichi consideravano bellissima, è rimasto quasi nulla, a parte i vasi. Per vedere come dipingevano i Romani bisogna andare a Pompei ed Ercolano, dove l’eruzione del 79 d.C. ha conservato interi affreschi: giardini, finte architetture, il rosso pompeiano.

Dal fondo oro a Giotto

Nel Medioevo la pittura è soprattutto religiosa. Le icone bizantine e le tavole a fondo oro non vogliono imitare la realtà, ma mostrare il divino: le figure sono piatte, solenni, fuori dal tempo.

La svolta, in Italia, ha un nome. Tra il 1303 e il 1305 Giotto affresca a Padova la Cappella degli Scrovegni. I suoi personaggi hanno un peso, stanno in piedi su un terreno, piangono, si abbracciano. Nel “Compianto sul Cristo morto” gli angeli in cielo si disperano ciascuno a modo suo. Dante lo cita nella Commedia come il pittore che ha superato Cimabue.

Il Rinascimento: prospettiva, olio, genio

Nella Firenze del primo Quattrocento Brunelleschi studia le regole matematiche della prospettiva, e Masaccio le applica nella Trinità di Santa Maria Novella, intorno al 1427: sembra di guardare dentro una cappella scavata nel muro. Nelle Fiandre, intanto, Jan van Eyck perfeziona la pittura a olio, che permette velature trasparenti e dettagli minuscoli; nel ritratto dei coniugi Arnolfini, del 1434, uno specchio rotondo riflette tutta la stanza.

Poi arrivano i giganti. Leonardo con lo sfumato della Gioconda. Michelangelo che, tra il 1508 e il 1512, dipinge da solo la volta della Cappella Sistina, in piedi su un ponteggio, con il collo piegato all’indietro. Raffaello nelle Stanze vaticane. A Venezia Tiziano fa del colore il protagonista. Il pittore smette di essere un artigiano e diventa un intellettuale conteso da papi e sovrani.

Luce e realtà: dal Seicento all’Ottocento

Caravaggio, a Roma alla fine del Cinquecento, sceglie come modelli popolani e prostitute, mette i santi con i piedi sporchi e illumina le scene con fasci di luce violenti che escono dal buio. Fa scandalo, e influenza mezza Europa. Nel Seicento olandese Vermeer e Rembrandt dipingono interni domestici, mercanti, ritratti di gruppo: la pittura entra nelle case borghesi.

Nel 1839 viene presentata a Parigi la fotografia. Se una macchina può riprodurre la realtà alla perfezione, che cosa resta da fare ai pittori? Alcuni rispondono dipingendo l’impressione, la luce che cambia, l’attimo. Nel 1874 un gruppo di artisti rifiutati dal Salon ufficiale organizza una mostra nello studio del fotografo Nadar; un critico, prendendo in giro un quadro di Monet intitolato Impressione, levar del sole, li chiama “impressionisti”. Il nome resta.

Il Novecento: la pittura cambia regole

Nel 1907 Picasso dipinge le Demoiselles d’Avignon, figure spezzate in piani geometrici: nasce il cubismo. Nel 1910 Kandinskij realizza tra i primi quadri astratti, senza alcun oggetto riconoscibile. In Italia i futuristi esaltano la velocità e la macchina. Nel 1937, dopo il bombardamento della cittadina basca di Guernica da parte dell’aviazione tedesca e italiana, Picasso dipinge un’enorme tela in bianco, nero e grigio che diventa il simbolo degli orrori della guerra.

Da allora la pittura convive con la fotografia, il cinema, il video, l’arte digitale. Ma il gesto di mettere un colore su una superficie, lo stesso di Chauvet, continua.

Domande frequenti

Qual è il dipinto più antico del mondo? Tra i più antichi ci sono le pitture delle grotte di Chauvet, in Francia, e alcune pitture rupestri dell’Indonesia, datate a oltre 40.000 anni fa.

Che differenza c’è tra affresco e pittura a olio? L’affresco si dipinge su intonaco fresco, che asciugando fissa i colori nel muro; l’olio si stende su tela o tavola, asciuga lentamente e permette di correggere e sfumare.

Altre arti nella storia: la scultura e l’architettura.

Fonti per approfondire

Voce Pittura nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

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