Arte
Se avete in tasca una moneta da 20 centesimi, avete con voi una scultura. Sul retro italiano c’è Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, del 1913: un uomo che cammina così veloce che il corpo sembra sfilacciarsi nell’aria. È uno dei punti d’arrivo di una storia cominciata quarantamila anni fa con un pezzo d’avorio di mammut. Scolpire significa dare forma alla materia togliendo (il marmo, il legno) o aggiungendo e fondendo (l’argilla, il bronzo). In mezzo ci sono religioni, potere, corpi, e moltissima fatica fisica.
Le prime sculture
La più antica scultura figurativa conosciuta è l’Uomo-leone, trovato in una grotta della Germania meridionale: una figura alta una trentina di centimetri, con corpo umano e testa di leone, intagliata nell’avorio circa 40.000 anni fa. Gli archeologi hanno calcolato che per farla, con utensili di pietra, servirono centinaia di ore. Qualcuno, in una comunità di cacciatori, fu liberato da altri compiti per questo.
Poi ci sono le “veneri” paleolitiche, come quella di Willendorf, in Austria, di circa 29.000 anni fa: figure femminili con seni e fianchi enormi, forse legate alla fertilità. Sono piccole, si tengono in una mano. Probabilmente si portavano con sé.
Egitto e Grecia: dal blocco al corpo in movimento
Le statue egizie sono solenni e immobili: il faraone seduto con le mani sulle ginocchia, il piede sinistro appena avanzato. Dovevano durare per l’eternità e ospitare lo spirito del defunto, non essere eleganti.
I Greci partono da lì. I primi kouroi, giovani nudi del VI secolo a.C., hanno la stessa posa rigida. Ma nel giro di un secolo e mezzo le statue cominciano a muoversi: il peso si sposta su una gamba, il bacino si inclina, i muscoli si tendono. Nel V secolo Fidia dirige le sculture del Partenone di Atene e Policleto calcola le proporzioni ideali del corpo umano. In Italia abbiamo due capolavori di quell’epoca: i Bronzi di Riace, ripescati il 16 agosto 1972 da un sub romano in vacanza in Calabria, oggi al museo di Reggio.
Un dettaglio che sorprende sempre: le statue greche non erano bianche. Erano dipinte con colori vivaci, occhi, labbra, vestiti. Il marmo bianco che ammiriamo è il risultato di duemila anni di pioggia.
Come si faceva una statua di bronzo? Con la tecnica della cera persa: lo scultore modellava la figura in cera su un’anima di argilla, la ricopriva con altra argilla e la scaldava. La cera colava via da piccoli fori e nel vuoto rimasto si versava il bronzo fuso. Per una statua grande come i Bronzi si fondevano pezzi separati, saldati poi con cura. Bastava un errore nella colata per perdere mesi di lavoro.
Roma e il Medioevo
I Romani copiavano le statue greche a centinaia, ma inventarono anche qualcosa di proprio: il ritratto realistico, con rughe, calvizie e nasi storti, ereditato dall’uso di conservare le maschere degli antenati. Poi colonne e archi trionfali raccontano le guerre come fumetti di pietra, come nella colonna Traiana.
Nel Medioevo la scultura torna sulle chiese: portali, capitelli, pulpiti. Intorno al 1100 Wiligelmo scolpisce sulla facciata del Duomo di Modena le storie della Genesi, per chi non sapeva leggere. Nel 1260 Nicola Pisano firma il pulpito del Battistero di Pisa, con figure che ricordano già i sarcofagi romani.
Donatello, Michelangelo, Bernini
Nella Firenze del Quattrocento Donatello realizza un David in bronzo nudo e a tutto tondo, il primo di questo tipo dai tempi antichi. Pochi decenni dopo il giovane Michelangelo riceve un blocco di marmo già rovinato da altri scultori, che i fiorentini chiamavano “il Gigante”. Tra il 1501 e il 1504 ne ricava un David alto più di cinque metri, simbolo della repubblica che sfida i potenti. Michelangelo diceva che la figura era già dentro la pietra: lui toglieva solo il superfluo.
Nella Roma del Seicento Gian Lorenzo Bernini fa sembrare il marmo morbido. Nell’Apollo e Dafne le dita della ninfa diventano foglie di alloro davanti ai nostri occhi; nel Ratto di Proserpina la mano di Plutone affonda nella coscia della ragazza come se fosse carne vera.
Da Canova a Boccioni
Antonio Canova, a cavallo tra Settecento e Ottocento, torna alla calma della scultura antica: Amore e Psiche, la Paolina Borghese distesa come una dea, la sorella di Napoleone che posa seminuda e scandalizza Roma. Alla fine dell’Ottocento Auguste Rodin lascia le superfici ruvide e incompiute, come nel Pensatore.
Il Novecento rompe ogni regola. Boccioni e i futuristi vogliono scolpire il movimento. Altri usano ferro, legno, oggetti trovati, luce. Alcune sculture contemporanee sono così grandi che si attraversano a piedi.
Domande frequenti
Qual è la scultura più antica del mondo? L’Uomo-leone di Hohlenstein-Stadel, in avorio di mammut, di circa 40.000 anni fa.
Perché le statue greche sono bianche? Non lo erano: erano dipinte, ma i colori si sono quasi del tutto persi nel tempo.
Altre arti: la pittura e i monumenti.
Fonti per approfondire
Voce Scultura nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.