Filosofia nella storia: idee, tradizioni e contesti sociali

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Cultura

La filosofia, alla lettera, è “amore per la sapienza”. Ma la definizione che preferisco darne in classe è un’altra: è l’abitudine di non accontentarsi delle risposte ovvie. Perché esiste qualcosa invece del nulla? Che cos’è giusto? Posso essere sicuro di ciò che vedo? Sono domande che un bambino di sei anni fa senza imbarazzo e che gli adulti di solito smettono di farsi. I filosofi no. E le loro risposte, nel corso di ventisei secoli, hanno cambiato la politica, la scienza e il modo stesso in cui pensiamo.

Come nasce la filosofia: le colonie greche

La filosofia occidentale nasce nel VI secolo a.C. non ad Atene, ma a Mileto, una città greca sulla costa dell’attuale Turchia. Talete, mercante e osservatore del cielo, sostiene che il principio di tutte le cose sia l’acqua. Detta oggi sembra ingenua. Il punto rivoluzionario è un altro: spiegare il mondo con un elemento naturale, e non con il capriccio degli dèi. Secondo Erodoto, Talete avrebbe perfino previsto l’eclissi di sole del 585 a.C.

Dopo di lui le idee si moltiplicano, spesso nelle colonie. Pitagora fonda a Crotone una comunità che studia i numeri e crede nella reincarnazione. Parmenide, a Elea, nel Cilento, sostiene che il cambiamento sia un’illusione; Eraclito, a Efeso, risponde che tutto scorre. Democrito immagina il mondo fatto di atomi, particelle indivisibili, più di duemila anni prima della fisica moderna.

Atene: Socrate, Platone, Aristotele

Nel V secolo il centro diventa Atene. Socrate non scrive nulla. Gira per l’agorà e fa domande a politici, artigiani, poeti, fino a mostrare che non sanno davvero ciò che credono di sapere. È irritante, e nel 399 a.C. viene condannato a morte con l’accusa di corrompere i giovani e di non credere negli dèi della città. Beve la cicuta senza tentare la fuga.

Il suo allievo Platone fonda l’Accademia e scrive dialoghi in cui Socrate è il protagonista. Per lui il mondo che vediamo è una copia imperfetta di un mondo di idee eterne: è il celebre mito della caverna. Aristotele, allievo di Platone e precettore di Alessandro Magno, riporta l’attenzione sulla realtà concreta. Classifica animali, studia la politica, inventa la logica. Per quasi duemila anni sarà semplicemente “il Filosofo”.

Dopo Aristotele, nell’età ellenistica, le scuole filosofiche diventano quasi delle guide di vita. Gli epicurei insegnano a liberarsi dalla paura della morte; gli stoici, che prendono il nome dal portico dipinto di Atene dove si riunivano, insegnano ad accettare ciò che non dipende da noi. A Roma lo stoicismo avrà allievi illustri, da Seneca all’imperatore Marco Aurelio, che scrisse i suoi pensieri in greco, sotto la tenda, durante le campagne sul Danubio.

Fede e ragione nel Medioevo

Con il cristianesimo la grande domanda diventa come conciliare ciò che si crede con ciò che si ragiona. Agostino d’Ippona, nel IV-V secolo, scrive le Confessioni, una delle prime autobiografie interiori della storia. Nel Duecento Tommaso d’Aquino, frate domenicano nato vicino ad Aquino, nel Lazio meridionale, prova a fondere Aristotele e la teologia cristiana nella Summa theologiae. Aristotele era arrivato in Occidente anche grazie ai commenti di filosofi arabi come Averroè, e questo è un dettaglio che vale la pena ricordare.

Il metodo e il dubbio

Con la rivoluzione scientifica del Seicento l’autorità degli antichi entra in crisi. Galileo guarda nel cannocchiale e vede cose che Aristotele non aveva previsto. Il francese René Descartes, Cartesio, nel Discorso sul metodo del 1637 decide di dubitare di tutto, perfino dei propri sensi. L’unica cosa di cui non può dubitare è che sta pensando: “penso, dunque sono”.

Il Settecento dell’Illuminismo porta la filosofia nei salotti e nelle piazze. Locke, Voltaire, Montesquieu, Rousseau ragionano di tolleranza, diritti, separazione dei poteri. Immanuel Kant, che a quanto si racconta faceva la sua passeggiata a Königsberg così puntuale che i vicini ci regolavano l’orologio, definisce l’Illuminismo come “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”: avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza.

L’Ottocento e il Novecento

Hegel vede la storia come un processo razionale che avanza per contrasti. Karl Marx prende quel metodo e lo applica all’economia, con conseguenze politiche enormi, raccontate nella pagina sul comunismo. Nietzsche annuncia che “Dio è morto” e invita a ripensare tutti i valori. In Italia Benedetto Croce e Giovanni Gentile dominano la cultura del primo Novecento, e finiscono su fronti opposti di fronte al fascismo.

Dopo le guerre mondiali molti filosofi si chiedono come sia stato possibile l’orrore. Hannah Arendt, inviata a Gerusalemme nel 1961 per il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, conia l’espressione “banalità del male”: il male immenso compiuto da un funzionario grigio che diceva di aver solo eseguito ordini. È una pagina che a scuola fa sempre discutere.

Domande frequenti

Chi è stato il primo filosofo? La tradizione indica Talete di Mileto, vissuto nel VI secolo a.C.

A che cosa serve la filosofia? A imparare a ragionare sulle domande che non hanno una risposta già pronta. Non è poco: logica, diritto, scienza e democrazia moderna devono molto ai filosofi.

Fonti per approfondire

Voce Filosofia nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

Torna a Cultura

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse