Cultura
La storia della musica ha un problema che le altre arti non hanno: per decine di migliaia di anni non è rimasto nulla da ascoltare. Possiamo guardare le pitture di Lascaux, toccare un vaso greco, leggere Omero. Ma come suonava un canto egizio, o una festa medievale in piazza, lo possiamo solo ricostruire. Quello che ci resta sono strumenti, immagini, qualche notazione e, solo dal 1877, le registrazioni. Eppure si tratta forse dell’arte più antica di tutte.
I primi strumenti
Nella grotta di Hohle Fels, nel sud della Germania, gli archeologi hanno trovato un flauto ricavato dall’osso dell’ala di un grifone, con cinque fori. Ha circa 40.000 anni. Altri flauti d’avorio di mammut vengono dalle grotte vicine. Chi li ha costruiti era un gruppo di Homo sapiens arrivato da poco in Europa, e sapeva già calcolare la distanza tra i fori per ottenere suoni diversi. Probabilmente si cantava e si battevano ritmi da molto prima, ma voce e tamburi di pelle non lasciano tracce.
La musica scritta più antica
A Ugarit, in Siria, è stata trovata una tavoletta d’argilla di circa 3.400 anni fa con un inno in lingua hurrita e le indicazioni per suonarlo su una lira. È la più antica melodia scritta che conosciamo, anche se gli studiosi non sono d’accordo su come interpretarla.
I Greci davano alla musica un’importanza enorme. Pitagora, secondo la tradizione, scoprì che gli intervalli piacevoli corrispondono a rapporti numerici semplici: una corda dimezzata suona un’ottava sopra. Per Platone la musica formava il carattere dei giovani, e certi modi andavano proibiti perché rendevano molli. La canzone completa più antica giunta fino a noi è incisa su una stele funeraria del I secolo d.C., l’epitaffio di Seikilos: poche righe che invitano a godersi la vita, perché dura poco.
Il Medioevo: canto gregoriano e note
Nella Chiesa medievale si canta il gregoriano, una melodia a una sola voce, senza strumenti, in latino. All’inizio si imparava a memoria, con qualche segno sopra le parole. Poi, intorno al 1025, un monaco che insegnava canto ad Arezzo, Guido, inventa un sistema per insegnare i canti più in fretta: le note sul rigo e i loro nomi. Li prende dalle sillabe iniziali di un inno a san Giovanni, Ut queant laxis, Resonare fibris, Mira gestorum… Ut, re, mi, fa, sol, la. L’ut diventerà do nel Seicento. Ogni volta che un bambino italiano canta la scala, ripete Guido.
Nello stesso periodo nasce la polifonia, più voci che cantano melodie diverse insieme, e fuori dalle chiese trovatori e giullari portano canzoni d’amore nelle corti e nelle piazze.
Rinascimento e nascita dell’opera
Nel 1501 a Venezia Ottaviano Petrucci pubblica la prima raccolta di musica polifonica stampata con caratteri mobili. Grazie alla stampa, i brani circolano in tutta Europa.
Alla fine del Cinquecento, a Firenze, un gruppo di intellettuali, la Camerata de’ Bardi, cerca di far rivivere la tragedia greca cantata. Ne nasce un genere nuovo: il melodramma, l’opera. Nel 1607 a Mantova Claudio Monteverdi mette in scena l’Orfeo, considerato il primo capolavoro del genere. Nel 1637 a Venezia apre il teatro di San Cassiano, il primo teatro d’opera a pagamento aperto al pubblico. L’opera smette di essere uno spettacolo di corte e diventa un divertimento cittadino.
A Firenze, intorno al 1700, il cembalaro Bartolomeo Cristofori costruisce il “gravicembalo col piano e col forte”, cioè il pianoforte: per la prima volta uno strumento a tastiera può suonare piano o forte a seconda di come si preme il tasto.
L’Ottocento: Verdi e il Risorgimento
Nell’Ottocento l’opera è lo spettacolo popolare per eccellenza in Italia. Il 9 marzo 1842 alla Scala va in scena il Nabucco di Giuseppe Verdi, con il coro “Va’, pensiero” degli ebrei esuli. Più tardi il pubblico avrebbe letto in quel coro la nostalgia di una patria oppressa, e i muri si riempirono della scritta “Viva V.E.R.D.I.”, che si poteva leggere come “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”. Gli storici discutono quanto questi legami fossero già vivi nel 1842 o siano stati costruiti dopo, ma la musica di Verdi è diventata parte del racconto del Risorgimento.
Registrare il suono
Nel 1877 Thomas Edison inventa il fonografo e registra la sua voce che recita una filastrocca. Da quel momento la musica si può conservare. Con il grammofono, la radio e poi il disco, nel Novecento esplodono generi nuovi: il jazz nato a New Orleans, il rock and roll, la canzone d’autore. Il Festival di Sanremo comincia nel 1951, trasmesso alla radio. I Beatles, negli anni Sessanta, mostrano che una band può cambiare il costume di un’intera generazione.
Oggi ascoltiamo musica in streaming, praticamente qualunque brano in qualsiasi momento. Un monaco di Guido d’Arezzo, che imparava i canti a memoria in dieci anni, faticherebbe a crederci.
Domande frequenti
Qual è lo strumento musicale più antico? I flauti d’osso e d’avorio delle grotte del Giura svevo, in Germania, di circa 40.000 anni fa.
Chi ha inventato le note musicali? Guido d’Arezzo, intorno al 1025, diede i nomi alle note e perfezionò il rigo musicale.
Fonti per approfondire
Voce Musica, storia della nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.