La radio è stata il primo mezzo di comunicazione capace di raggiungere milioni di persone nello stesso momento, nelle loro case. Prima ancora della televisione, ha portato nelle famiglie musica, notizie, sport e anche la propaganda dei regimi. La sua storia comincia con le ricerche di fisici e inventori dell’Ottocento e ha un protagonista italiano, Guglielmo Marconi. In questa pagina seguiamo le tappe principali, dalla telegrafia senza fili al transistor.
Le basi scientifiche
Tutto parte dalle scoperte sull’elettricità e sul magnetismo. Negli anni Sessanta dell’Ottocento lo scozzese James Clerk Maxwell previde, con le sue equazioni, l’esistenza di onde elettromagnetiche invisibili che viaggiano alla velocità della luce. Tra il 1886 e il 1888 il tedesco Heinrich Hertz riuscì a produrle e a rilevarle in laboratorio. Hertz però non pensava a usi pratici.
Già esisteva il telegrafo, che trasmetteva messaggi in codice Morse lungo fili elettrici. L’idea nuova era trasmettere gli stessi segnali senza fili, attraverso l’aria.
Marconi e la telegrafia senza fili
Guglielmo Marconi, nato a Bologna nel 1874, cominciò a sperimentare giovanissimo nella villa di famiglia a Pontecchio. Nel 1895 riuscì a trasmettere segnali a distanza crescente, fino a oltre una collina. Non trovando grande interesse in Italia, si trasferì in Inghilterra, dove ottenne un brevetto nel 1896 e fondò una società.
Il 12 dicembre 1901 annunciò di aver ricevuto a Terranova, in Canada, un segnale trasmesso dalla Cornovaglia, in Inghilterra: tre punti, la lettera “S” in codice Morse, attraverso l’oceano Atlantico. Nel 1909 ricevette il premio Nobel per la fisica insieme al tedesco Ferdinand Braun. La telegrafia senza fili divenne presto fondamentale per le navi: nel 1912 i messaggi di soccorso del Titanic permisero di salvare centinaia di naufraghi, e dopo il disastro le regole sulla radio a bordo diventarono più severe.
Dal segnale alla voce
Per trasmettere la voce e la musica, e non solo punti e linee, servivano altri progressi tecnici, come le valvole elettroniche. Alla vigilia di Natale del 1906, secondo il suo stesso racconto, il canadese Reginald Fessenden trasmise musica e parole a navi in mare. Durante la Prima guerra mondiale la radio fu usata soprattutto dagli eserciti.
Il vero “broadcasting”, cioè la trasmissione per un pubblico vasto, cominciò negli anni Venti. Nel 1920 la stazione KDKA di Pittsburgh, negli Stati Uniti, trasmise i risultati delle elezioni presidenziali. Nel 1922 nacque la BBC in Gran Bretagna. In Italia le trasmissioni regolari iniziarono nel 1924 con l’URI, che nel 1927 divenne EIAR e nel 1944 RAI.
La radio e la politica
I governi capirono subito la forza della radio. Negli Stati Uniti il presidente Franklin Delano Roosevelt, dal 1933, parlava agli americani con le “chiacchierate accanto al caminetto”, spiegando con tono familiare le sue scelte durante la crisi economica. Nella Germania nazista Goebbels fece diffondere un apparecchio economico, il “ricevitore del popolo”, perché tutti potessero ascoltare i discorsi del regime. In Italia il fascismo usò la radio per la propaganda e la diffuse nelle scuole e nelle campagne, come racconta la pagina sulla propaganda fascista.
Durante la Seconda guerra mondiale, in Italia, molte famiglie ascoltavano di nascosto Radio Londra, il programma in italiano della BBC, rischiando punizioni. Era un modo per avere notizie diverse da quelle ufficiali. Nel 1938, negli Stati Uniti, lo sceneggiato La guerra dei mondi di Orson Welles, che simulava un’invasione marziana con finti notiziari, mostrò quanto la radio potesse essere credibile; il panico che avrebbe provocato fu però in gran parte esagerato dai giornali dell’epoca.
Il transistor e le radio libere
Nel 1947 nei laboratori Bell, negli Stati Uniti, fu inventato il transistor, che sostituì le ingombranti valvole. Dalla metà degli anni Cinquanta arrivarono le radioline portatili a transistor: la radio uscì di casa, andò in spiaggia, in macchina, nelle camere dei ragazzi, e accompagnò la diffusione del rock e della musica giovanile. Nelle case la radio smise di essere un mobile di legno attorno a cui si riuniva la famiglia e diventò un oggetto personale. Anche dopo l’arrivo della televisione la radio non sparì: cambiò funzione.
In Italia, negli anni Settanta, nacquero le “radio libere”, piccole emittenti private e spesso legate ai movimenti politici e culturali, che sfidarono il monopolio della RAI; una sentenza della Corte costituzionale del 1976 ne riconobbe la legittimità a livello locale. Oggi la radio vive anche in streaming e nei podcast, ma resta uno dei mezzi più ascoltati, soprattutto in automobile.
In breve
La radio nasce dalle onde previste da Maxwell e prodotte da Hertz. Marconi realizzò la telegrafia senza fili e nel 1901 attraversò l’Atlantico con un segnale. Negli anni Venti nacquero le stazioni per il grande pubblico; negli anni Trenta e Quaranta la radio fu strumento di propaganda e di informazione. Con il transistor divenne portatile, e negli anni Settanta in Italia arrivarono le radio libere.
Fonti per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Radio”
- Guglielmo Marconi, conferenza per il premio Nobel, 11 dicembre 1909 (testo su nobelprize.org)
- Franco Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia, Marsilio