Televisione

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

La televisione è il mezzo che, nella seconda metà del Novecento, entrò in quasi tutte le case e cambiò il modo in cui le persone si informavano, si divertivano e perfino parlavano. Non ha un unico inventore: è il risultato di decenni di ricerche sull’elettricità, sulla luce e sulle onde radio, portate avanti in diversi paesi. In Italia arrivò nel 1954 e in pochi anni divenne protagonista della vita quotidiana. Vediamo le tappe principali, dalla tecnica alla società.

Le prime idee

Per trasmettere immagini a distanza bisognava risolvere un problema: scomporre un’immagine in tanti punti, trasformarli in segnali elettrici e ricomporli dall’altra parte. Nel 1884 il tedesco Paul Nipkow brevettò un disco rotante forato che “leggeva” l’immagine riga per riga. Era un sistema meccanico, ma l’idea di base, l’analisi dell’immagine per linee, è rimasta.

Tutto questo era possibile grazie alle scoperte sull’elettricità e sulle onde elettromagnetiche dell’Ottocento, le stesse che avevano portato alla radio.

Dalla TV meccanica a quella elettronica

Nel 1926 lo scozzese John Logie Baird mostrò a Londra, davanti a un gruppo di scienziati, immagini in movimento trasmesse con un sistema meccanico: erano piccole e tremolanti, ma riconoscibili. Negli stessi anni altri inventori lavoravano a un sistema completamente elettronico, basato sul tubo a raggi catodici. Lo statunitense Philo Farnsworth ne realizzò una prima versione nel 1927, e il russo-americano Vladimir Zworykin sviluppò telecamere elettroniche per la RCA. Il sistema elettronico, più nitido e affidabile, vinse.

Nel 1936 la BBC avviò a Londra un servizio televisivo regolare, e in Germania le Olimpiadi di Berlino furono trasmesse in alcune sale pubbliche. La Seconda guerra mondiale interruppe quasi tutto. Il vero boom arrivò dopo il 1945, soprattutto negli Stati Uniti, dove all’inizio degli anni Sessanta quasi tutte le famiglie avevano un televisore.

La RAI e l’Italia del boom

In Italia le trasmissioni regolari della RAI iniziarono il 3 gennaio 1954, con un solo canale e poche ore al giorno. I televisori costavano molto: all’inizio la gente si riuniva nei bar, nei circoli o a casa dell’unico vicino che ne possedeva uno, per vedere i quiz come Lascia o raddoppia? di Mike Bongiorno. Con il boom economico il televisore entrò nelle case di milioni di famiglie.

La televisione ebbe anche un ruolo educativo. Dal 1960 il maestro Alberto Manzi condusse Non è mai troppo tardi, un corso di lettura e scrittura per adulti che aiutò molti italiani analfabeti a imparare. E la TV contribuì a diffondere l’italiano in un paese dove molte persone parlavano soprattutto il dialetto. Dal 1957 al 1977 Carosello, con i suoi brevi spettacoli pubblicitari, scandiva la sera delle famiglie: per molti bambini voleva dire “dopo Carosello, a letto”. Nel 1961 nacque il secondo canale, e dal 1960 la trasmissione Tribuna politica portò per la prima volta i leader dei partiti davanti alle telecamere, a rispondere alle domande dei giornalisti. La politica cominciava a parlare direttamente nelle case degli elettori.

Un mezzo che fa la storia

La televisione cambiò anche la politica e il modo di vivere i grandi eventi. Nel 1960 il dibattito televisivo tra Kennedy e Nixon, negli Stati Uniti, mostrò quanto contasse l’immagine dei candidati. Nel luglio 1969 centinaia di milioni di persone in tutto il mondo seguirono in diretta l’arrivo dell’uomo sulla Luna; in Italia la lunga diretta condotta da Tito Stagno è rimasta nella memoria collettiva. La guerra del Vietnam, mostrata ogni sera nei telegiornali, influenzò l’opinione pubblica americana.

Colore, TV private e digitale

In Italia le trasmissioni a colori diventarono regolari solo nel 1977, più tardi che in altri paesi europei. Il ritardo dipese anche da scelte politiche: dopo la crisi petrolifera del 1973 c’era chi temeva che il colore spingesse le famiglie a nuove spese in un periodo di austerità, e si discusse a lungo anche su quale sistema tecnico adottare. Negli stessi anni una sentenza della Corte costituzionale del 1976 aprì la strada alle emittenti private locali, e negli anni Ottanta nacquero grandi reti commerciali nazionali, finanziate dalla pubblicità. Il sistema italiano divenne così un “duopolio” tra RAI e televisione privata, al centro di lunghe discussioni politiche sul pluralismo dell’informazione.

Negli anni Duemila è arrivato il digitale terrestre, che in Italia ha sostituito del tutto il segnale analogico nel 2012. Oggi la televisione tradizionale convive con internet, le piattaforme di streaming e gli smartphone, e il pubblico più giovane la guarda sempre meno.

In breve

La televisione nasce da decenni di ricerche: il disco di Nipkow (1884), la TV meccanica di Baird (1926), quella elettronica di Farnsworth e Zworykin. In Italia la RAI comincia a trasmettere nel 1954, e la TV diventa protagonista del boom economico, dell’alfabetizzazione e dell’unificazione linguistica. Dal 1977 arrivano il colore e poi le reti private. È stata, per mezzo secolo, il principale mezzo di informazione e di intrattenimento.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Televisione”
  • Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti
  • Peppino Ortoleva, Mediastoria

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