La storia dell’elettricità è quella di una curiosità che diventò, in poco più di un secolo, l’energia su cui si regge il mondo moderno. Fino al Settecento era un fenomeno strano, da mostrare nei salotti con scintille e piccole scosse. Alla fine dell’Ottocento illuminava le città, muoveva i tram e portava messaggi da un continente all’altro. In mezzo ci sono scienziati italiani, inglesi, americani e un lungo lavoro di esperimenti. Vediamo le tappe principali, una per una.
Dall’ambra a Gilbert
Già i Greci avevano notato che l’ambra, strofinata, attirava pagliuzze e piccoli oggetti. La tradizione attribuisce l’osservazione a Talete di Mileto. Non a caso la parola “elettricità” viene dal greco élektron, che vuol dire proprio ambra.
Per secoli la cosa restò lì. Nel 1600 il medico inglese William Gilbert pubblicò il De magnete, dedicato al magnetismo, in cui distingueva l’attrazione magnetica da quella dell’ambra e usava il termine latino electricus per i corpi che si comportavano come lei. Era l’inizio di uno studio sistematico.
Il Settecento: scintille, fulmini e rane
Nel Settecento l’elettricità diventò di moda. Si costruivano macchine elettrostatiche che producevano scintille strofinando sfere di vetro; con la bottiglia di Leida, inventata a metà secolo, si poteva accumulare la carica e scaricarla tutta insieme. Benjamin Franklin, negli anni Cinquanta del Settecento, propose che il fulmine fosse una grande scarica elettrica e ne ricavò un’applicazione pratica: il parafulmine.
Poi arrivò una disputa tutta italiana. A Bologna Luigi Galvani osservò che le zampe di rana morte si contraevano quando venivano toccate da metalli diversi, e nel 1791 parlò di “elettricità animale”. Alessandro Volta, professore a Pavia, non era d’accordo: secondo lui l’elettricità nasceva dal contatto fra i due metalli, e la rana faceva solo da rivelatore.
La pila di Volta (1800)
Per dimostrare la sua tesi Volta costruì una colonna di dischetti di zinco e rame alternati, separati da panni imbevuti di acqua salata. Era la pila. La descrisse in una lettera alla Royal Society di Londra datata 20 marzo 1800. Per la prima volta si aveva una corrente elettrica continua, e non una scarica improvvisa.
Fu una svolta enorme. Con la pila i chimici scomposero l’acqua e scoprirono nuovi elementi, e i fisici poterono studiare con calma gli effetti della corrente. Nel 1801 Volta presentò l’invenzione a Parigi davanti a Napoleone. In suo onore l’unità di misura della tensione elettrica si chiama volt.
Elettricità e magnetismo: Ørsted, Faraday, Maxwell
Nel 1820 il danese Hans Christian Ørsted notò che un filo percorso da corrente faceva deviare l’ago di una bussola: elettricità e magnetismo erano collegati. Michael Faraday, a Londra, fece il passo inverso. Nel 1831 scoprì l’induzione elettromagnetica: muovendo un magnete vicino a una bobina si genera corrente. È il principio della dinamo e degli alternatori che ancora oggi producono quasi tutta l’elettricità del mondo.
Negli anni Sessanta dell’Ottocento lo scozzese James Clerk Maxwell riassunse tutto in poche equazioni e mostrò che la luce è un’onda elettromagnetica. Pochi anni dopo Heinrich Hertz produsse in laboratorio le onde previste da Maxwell, e da lì nacque la radio di Guglielmo Marconi. Per avere tutte le date in ordine si può consultare la cronologia dell’elettricità e dell’elettromagnetismo.
Telegrafo, lampadine e centrali
Le prime applicazioni di massa riguardarono le comunicazioni. Nel 1844 Samuel Morse inaugurò la linea telegrafica fra Washington e Baltimora, e nel giro di pochi decenni cavi sottomarini collegarono l’Europa all’America: la storia è raccontata nella pagina sul telegrafo.
Poi venne la luce. Nel 1879 Thomas Edison realizzò una lampadina a incandescenza durevole, e nel 1882 aprì a New York la centrale di Pearl Street, che forniva corrente a un intero quartiere. In Italia, nel 1883, a Milano entrò in funzione la centrale di via Santa Radegonda, vicino al Duomo, una delle prime in Europa. Edison puntava sulla corrente continua; Nikola Tesla e l’industriale George Westinghouse sulla corrente alternata, più adatta a viaggiare su lunghe distanze. La “guerra delle correnti” fu vinta dall’alternata, che negli anni Novanta sfruttò l’energia delle cascate del Niagara.
Fabbriche, tram, ascensori e poi elettrodomestici cambiarono la vita quotidiana. Insieme alla chimica e all’acciaio, l’elettricità è il cuore della seconda rivoluzione industriale, così come il carbone e la macchina a vapore lo erano stati della prima.
In breve
L’elettricità fu per secoli una curiosità, dall’ambra dei Greci al De magnete di Gilbert. Nel Settecento si studiarono scariche e fulmini; nel 1800 la pila di Volta diede la prima corrente continua. Ørsted, Faraday e Maxwell scoprirono il legame con il magnetismo, base di dinamo e onde radio. Con il telegrafo, la lampadina di Edison e le centrali a corrente alternata l’elettricità entrò nelle città e nelle case alla fine dell’Ottocento. Altre invenzioni sono nella sezione scienza, tecnologia e invenzioni.
Fonti per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voci “Elettricità” e “Vòlta, Alessandro”
- Alessandro Volta, “On the Electricity excited by the mere Contact of conducting Substances of different Kinds”, Philosophical Transactions of the Royal Society, 1800
- Giuliano Pancaldi, Volta: Science and Culture in the Age of Enlightenment, Princeton University Press, 2003