Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), spesso indicato con le iniziali FDR, fu il trentaduesimo presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1933 al 1945. Arrivò alla Casa Bianca nel momento peggiore della Grande depressione e rispose con il New Deal, un programma di interventi pubblici che cambiò il rapporto tra Stato ed economia in America. Poi guidò il Paese nella seconda guerra mondiale, fino alla vigilia della vittoria. È l’unico presidente eletto quattro volte. E governò quasi sempre seduto, perché a trentanove anni la poliomielite gli aveva tolto l’uso delle gambe.
Un ragazzo ricco di Hyde Park
Roosevelt nacque il 30 gennaio 1882 a Hyde Park, nello Stato di New York, in una famiglia ricca e di antica origine olandese. Studiò a Harvard e alla Columbia. Era cugino alla lontana di Theodore Roosevelt, presidente dal 1901 al 1909, e nel 1905 sposò una nipote di Theodore, Eleanor. Lei sarebbe diventata una delle first lady più attive della storia, impegnata per i diritti delle donne, dei poveri e degli afroamericani.
La carriera politica cominciò presto, nel Partito democratico: senatore dello Stato di New York, poi sottosegretario alla Marina durante la prima guerra mondiale, candidato alla vicepresidenza nel 1920, quando i democratici persero.
La poliomielite
Nell’agosto 1921, in vacanza sull’isola di Campobello, in Canada, si ammalò. La diagnosi fu poliomielite. Non camminò mai più senza sostegni. Per anni si allenò a stare in piedi con pesanti tutori di acciaio alle gambe, appoggiandosi a un bastone e al braccio di un figlio. In pubblico evitava di farsi vedere in sedia a rotelle, e i fotografi di solito rispettavano questa regola non scritta. Molti americani non sapevano quanto fosse grave la sua disabilità.
La Grande depressione e “la paura stessa”
Nel 1928 fu eletto governatore dello Stato di New York. L’anno dopo arrivò il crollo di Wall Street, e con esso la crisi più grave della storia americana. Tra il 1932 e il 1933 circa un lavoratore su quattro era disoccupato, migliaia di banche erano fallite, intere famiglie vivevano in baracche alla periferia delle città. Alle elezioni di novembre Roosevelt sconfisse il presidente repubblicano Herbert Hoover.
Il 4 marzo 1933, nel discorso di insediamento, pronunciò la frase rimasta più famosa: l’unica cosa di cui avere paura è la paura stessa. Due giorni dopo chiuse tutte le banche per alcuni giorni per fermare il panico. Poi cominciò a parlare agli americani via radio, con le “chiacchierate al caminetto”. Spiegava con parole semplici che cosa stava facendo il governo, come se fosse seduto nel salotto di casa.
Che cos’è stato il New Deal
Nei primi cento giorni il Congresso approvò una lunga serie di leggi. Il governo federale assunse milioni di disoccupati per costruire strade, ponti, scuole, parchi; un’agenzia apposita, la TVA, portò dighe ed elettricità nella valle del Tennessee, una delle zone più povere del Paese. Agli agricoltori si pagava per ridurre i raccolti e far risalire i prezzi.
Una seconda fase, dal 1935, portò le riforme più durature. La legge sulla sicurezza sociale introdusse le pensioni di vecchiaia e un sussidio di disoccupazione. Un’altra legge riconobbe ai lavoratori il diritto di organizzarsi in sindacati e di contrattare con le imprese.
Il New Deal ebbe molti nemici. Gli industriali lo accusavano di socialismo, la Corte suprema bocciò alcune leggi, e il piano di Roosevelt per allargare la Corte con giudici a lui favorevoli, nel 1937, fallì. Gli economisti discutono ancora quanto abbia davvero fatto uscire il Paese dalla crisi: la disoccupazione scese, ma tornò sotto i livelli del 1929 solo con la guerra. Il quadro più ampio è nella scheda sugli Stati Uniti nel Novecento.
Quattro elezioni: un caso unico
Roosevelt vinse nel 1932, nel 1936 con una maggioranza schiacciante, nel 1940 e nel 1944. Nessun presidente prima di lui aveva superato i due mandati, per una tradizione che risaliva a George Washington. Dopo la sua morte il limite fu scritto nella Costituzione con il XXII emendamento, ratificato nel 1951.
Dalla neutralità a Pearl Harbor
Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, gran parte degli americani voleva restarne fuori. Roosevelt aiutò comunque la Gran Bretagna: nel marzo 1941 la legge “affitti e prestiti” permise di fornire armi e materiali agli Alleati. In agosto incontrò Winston Churchill su una nave al largo di Terranova e firmò con lui la Carta atlantica.
Il 7 dicembre 1941 il Giappone attaccò la base navale americana di Pearl Harbor, nelle Hawaii. Il giorno dopo Roosevelt, davanti al Congresso, parlò di “una data che vivrà nell’infamia”. Gli Stati Uniti entrarono in guerra. Nel febbraio 1942 firmò anche un ordine che portò all’internamento in campi di circa 120.000 persone di origine giapponese, in gran parte cittadini americani: una delle pagine più discusse della sua presidenza.
Teheran, Yalta e la morte
Con Churchill e Stalin Roosevelt formò i “Tre Grandi”. Si incontrarono a Teheran alla fine del 1943 e a Yalta, in Crimea, nel febbraio 1945, per decidere le sorti della Germania, dell’Europa orientale e del dopoguerra. Roosevelt puntava molto su una nuova organizzazione internazionale, le Nazioni Unite.
Non le vide nascere. Il 12 aprile 1945, mentre posava per un ritratto a Warm Springs, in Georgia, fu colpito da un’emorragia cerebrale e morì poche ore dopo. Il vicepresidente Harry Truman prese il suo posto e, pochi mesi dopo, avrebbe dovuto decidere sull’uso della bomba atomica.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani online, voce dedicata a Franklin Delano Roosevelt
- Encyclopaedia Britannica, voce “Franklin D. Roosevelt”
- William E. Leuchtenburg, Franklin D. Roosevelt and the New Deal, 1932-1940, Harper & Row, 1963