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Stati Uniti nel Novecento

Epoca:

Gli Stati Uniti nel Novecento passarono da grande paese industriale, ancora poco coinvolto negli affari del mondo, a superpotenza. Alla fine del secolo erano l’unica potenza globale rimasta dopo la fine dell’Unione Sovietica. Per questo il Novecento è stato chiamato anche “il secolo americano”. La loro storia interna fu però piena di conflitti: crisi economiche, lotte sindacali, segregazione razziale, guerre contestate. Questa scheda segue le tappe principali, dalla Prima guerra mondiale agli anni Novanta.

Gli Stati Uniti all’inizio del secolo

Nel 1900 gli Stati Uniti erano già la prima economia industriale del mondo. Milioni di immigrati, molti dei quali italiani, arrivavano da Ellis Island per lavorare nelle fabbriche e nelle città in crescita. Negli anni dell’”età progressista” presidenti come Theodore Roosevelt e Woodrow Wilson cercarono di limitare il potere dei grandi trust e di migliorare le condizioni di lavoro. Nel Sud, intanto, gli afroamericani vivevano sotto le leggi della segregazione, le cosiddette leggi Jim Crow, e privati di fatto del diritto di voto.

Nell’aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono nella Prima guerra mondiale contro la Germania. Wilson presentò nel 1918 i suoi Quattordici punti per una pace fondata sull’autodeterminazione dei popoli e su una Società delle Nazioni. Il Senato americano però non ratificò il trattato di Versailles, e gli Stati Uniti non entrarono mai nella Società.

Gli anni Venti e la crisi del 1929

Gli anni Venti furono anni di benessere per una parte del paese: automobili, radio, cinema di Hollywood, jazz. Nel 1920 le donne ottennero il diritto di voto con il XIX emendamento. Dal 1920 al 1933 fu in vigore il proibizionismo, che vietava la vendita di alcolici e favorì la crescita della criminalità organizzata. Nel 1924 una legge ridusse drasticamente l’immigrazione, soprattutto dall’Europa meridionale e orientale.

Nell’ottobre 1929 il crollo di Wall Street aprì la Grande depressione. Migliaia di banche fallirono, la produzione crollò, e nel 1933 un lavoratore su quattro era disoccupato. La crisi si diffuse in tutto il mondo.

Che cos’era il New Deal?

Nel 1932 vinse le elezioni il democratico Franklin Delano Roosevelt. Il suo programma, il New Deal, cambiò il rapporto tra Stato ed economia. Il governo federale regolò le banche e la borsa, finanziò grandi opere pubbliche per dare lavoro ai disoccupati, sostenne i prezzi agricoli e riconobbe il diritto dei lavoratori a organizzarsi in sindacati. Con il Social Security Act del 1935 nacquero le pensioni pubbliche e il sussidio di disoccupazione. Gli storici discutono ancora su quanto il New Deal abbia davvero fatto uscire il paese dalla crisi, che finì del tutto solo con la guerra. Certamente cambiò il ruolo dello Stato nella vita degli americani.

La Seconda guerra mondiale

All’inizio della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti restarono neutrali, pur aiutando il Regno Unito con forniture di armi. Il 7 dicembre 1941 il Giappone attaccò la flotta americana a Pearl Harbor, nelle Hawaii, e il paese entrò in guerra. L’industria americana diventò “l’arsenale della democrazia”, producendo navi, aerei e carri armati per tutti gli Alleati. Nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Dalla guerra uscirono come la prima potenza economica e militare del mondo.

La Guerra fredda

Subito dopo il 1945 cominciò il confronto con l’Unione Sovietica. Con la dottrina Truman e il piano Marshall gli Stati Uniti si impegnarono a sostenere i paesi europei contro l’espansione comunista; nel 1949 nacque la NATO. La Guerra fredda ebbe conseguenze anche all’interno: all’inizio degli anni Cinquanta il senatore Joseph McCarthy guidò una caccia ai presunti comunisti nell’amministrazione e nella cultura.

Il presidente John Fitzgerald Kennedy affrontò nel 1962 la crisi dei missili di Cuba, il momento in cui il mondo fu più vicino alla guerra nucleare. Fu assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. Negli anni successivi gli Stati Uniti si impegnarono sempre di più nella guerra del Vietnam, che divise profondamente il paese e terminò con il ritiro delle truppe nel 1973 e la caduta di Saigon nel 1975. Nel 1969, intanto, gli astronauti dell’Apollo 11 avevano camminato sulla Luna.

Il movimento per i diritti civili

Nel 1954 la Corte suprema, con la sentenza Brown contro Board of Education, dichiarò incostituzionale la segregazione nelle scuole pubbliche. L’anno dopo, a Montgomery, in Alabama, Rosa Parks rifiutò di cedere il posto a un bianco sull’autobus, e cominciò un boicottaggio guidato da un giovane pastore, Martin Luther King. Con marce e disobbedienza civile non violenta il movimento ottenne il Civil Rights Act del 1964, che vietò la discriminazione, e il Voting Rights Act del 1965, che garantì il voto agli afroamericani del Sud. King fu ucciso a Memphis nel 1968. Gli anni Sessanta videro anche i movimenti studenteschi, femministi e pacifisti.

Dal Watergate alla fine della Guerra fredda

Nel 1974 il presidente Richard Nixon si dimise per lo scandalo Watergate, prima di essere messo in stato d’accusa. Gli anni Settanta furono segnati da inflazione e crisi petrolifere. Con Ronald Reagan, presidente dal 1981 al 1989, gli Stati Uniti ridussero le tasse, aumentarono la spesa militare e poi avviarono il dialogo con Gorbačëv. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la fine dell’URSS nel 1991 lasciarono gli Stati Uniti unica superpotenza.

In breve

Nel Novecento gli Stati Uniti costruirono la loro potenza con due guerre mondiali vinte, un’economia dinamica e una forte influenza culturale. Nello stesso secolo dovettero fare i conti con la Grande depressione, con la segregazione razziale e con guerre che divisero il paese. Il loro modello ha influenzato profondamente l’Europa, Italia compresa.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voce “Stati Uniti d’America”
  • Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti d’America. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani
  • Arnaldo Testi, Il secolo degli Stati Uniti, Il Mulino, 2008

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