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Martin Luther King Jr.

Epoca:

Martin Luther King Jr. (1929-1968) fu il pastore battista che guidò il movimento per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti con il metodo della nonviolenza. Dal boicottaggio degli autobus di Montgomery alla marcia su Washington, dove pronunciò il discorso “I have a dream”, fu la voce più ascoltata di una lotta che portò alla fine della segregazione razziale per legge. Nel 1964 ricevette il premio Nobel per la pace. Fu ucciso a Memphis il 4 aprile 1968, a trentanove anni.

Il figlio di un pastore di Atlanta

King nacque il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, in Georgia. Il padre era pastore della chiesa battista Ebenezer, e anche il nonno materno lo era stato. Il Sud in cui crebbe era regolato dalle leggi di segregazione: scuole separate, posti separati sugli autobus, fontanelle con la scritta “per bianchi” e “per neri”. Molti afroamericani non potevano votare, perché impediti da tasse, test di alfabetizzazione e intimidazioni.

Era uno studente precoce. Entrò al college a quindici anni, studiò teologia e nel 1955 prese il dottorato alla Boston University. Nel 1953 aveva sposato Coretta Scott. L’anno dopo divenne pastore di una chiesa a Montgomery, in Alabama.

Montgomery, 1955: il boicottaggio degli autobus

Il 1° dicembre 1955 Rosa Parks, una sarta afroamericana attivista per i diritti civili, rifiutò di cedere il posto a un passeggero bianco su un autobus di Montgomery e fu arrestata. La comunità nera decise di boicottare gli autobus della città e scelse come portavoce il giovane pastore, che aveva ventisei anni.

Il boicottaggio durò 381 giorni. La gente andava al lavoro a piedi, anche per chilometri, o con un sistema di auto condivise organizzato dalle chiese. La casa di King fu colpita da una bomba; lui chiese ai sostenitori di non rispondere con la violenza. Alla fine la Corte suprema dichiarò incostituzionale la segregazione sugli autobus.

Perché la nonviolenza

King aveva letto Gandhi e nel 1959 andò in India per conoscere da vicino la sua eredità. La nonviolenza, per lui, non era passività. Era un modo per costringere l’avversario e l’opinione pubblica a guardare l’ingiustizia: sedersi ai banconi riservati ai bianchi, marciare, riempire le prigioni, accettare i colpi senza restituirli. Le televisioni avrebbero fatto il resto.

Birmingham e la lettera dal carcere

Nel 1963 King portò la protesta a Birmingham, in Alabama, una delle città più segregate del Sud. Fu arrestato. In cella, su margini di giornale e fogli di fortuna, scrisse la Lettera dal carcere di Birmingham, una risposta ai religiosi bianchi che gli chiedevano di aspettare e di avere pazienza. “Aspetta”, scrisse, per i neri aveva quasi sempre significato “mai”.

Poche settimane dopo migliaia di ragazzi e bambini scesero in strada. La polizia del capo Bull Connor li respinse con idranti e cani. Le immagini fecero il giro del mondo, e il presidente John F. Kennedy annunciò una grande legge sui diritti civili.

La marcia su Washington e “I have a dream”

Il 28 agosto 1963 circa 250.000 persone si radunarono a Washington davanti al Lincoln Memorial, il monumento al presidente che cent’anni prima aveva proclamato l’emancipazione degli schiavi. King parlò per ultimo. Verso la fine abbandonò in parte il testo scritto e ripeté più volte la frase “I have a dream”, “io ho un sogno”: il sogno che un giorno i suoi quattro figli vivessero in una nazione dove sarebbero stati giudicati non per il colore della pelle, ma per il loro carattere.

L’anno dopo il Congresso approvò il Civil Rights Act, che vietava la discriminazione nei luoghi pubblici e sul lavoro. Nel dicembre 1964 King ricevette a Oslo il Nobel per la pace.

Selma e il diritto di voto

Restava il voto. Nel marzo 1965 i manifestanti partirono da Selma per raggiungere a piedi Montgomery, la capitale dell’Alabama. Il 7 marzo, sul ponte Edmund Pettus, la polizia li caricò con manganelli e gas lacrimogeni: quel giorno è ricordato come la “domenica di sangue”. Due settimane dopo la marcia ripartì, protetta dalle truppe federali, e arrivò a destinazione. Ad agosto fu approvato il Voting Rights Act, che metteva fuori legge gli ostacoli al voto degli afroamericani. Il percorso generale è nella scheda sul movimento per i diritti civili.

Vietnam, povertà e gli ultimi anni

Dopo il 1965 King allargò il suo impegno. Portò la protesta a Chicago, contro la discriminazione nelle case, e denunciò la povertà di neri e bianchi. Il 4 aprile 1967, in una chiesa di New York, si schierò apertamente contro la guerra del Vietnam. Molti alleati, compreso il presidente Johnson, se ne allontanarono. L’FBI di J. Edgar Hoover lo sorvegliava da anni, intercettava le sue telefonate e cercava di screditarlo.

L’assassinio a Memphis

All’inizio del 1968 andò a Memphis, in Tennessee, per sostenere lo sciopero degli addetti alla raccolta dei rifiuti, quasi tutti afroamericani. La sera del 3 aprile, in una chiesa, disse di essere stato “in cima alla montagna” e di aver visto la terra promessa, anche se forse non ci sarebbe arrivato con loro. Il giorno dopo, sul balcone del Lorraine Motel, fu ucciso da un colpo di fucile. Per il delitto fu condannato James Earl Ray. Nelle ore seguenti scoppiarono disordini in decine di città americane.

Dal 1986 negli Stati Uniti il terzo lunedì di gennaio è festa nazionale in suo onore. La sua lezione ha ispirato movimenti lontani, compresa la lotta contro l’apartheid di Nelson Mandela in Sudafrica.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Martin Luther King Jr., Why We Can’t Wait (1964), che contiene la Lettera dal carcere di Birmingham
  • Enciclopedia Treccani online, voce dedicata a Martin Luther King
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Martin Luther King, Jr.”
  • Taylor Branch, Parting the Waters: America in the King Years, 1954-63, Simon & Schuster, 1988

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