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Nelson Mandela

Epoca:

Nelson Mandela (1918-2013) fu il leader sudafricano che guidò la lotta contro l’apartheid, il sistema di segregazione razziale imposto dal governo bianco del Sudafrica. Avvocato e dirigente dell’African National Congress, passò ventisette anni in carcere. Uscì nel 1990, negoziò la fine del regime e nel 1994 diventò il primo presidente nero del Sudafrica, eletto nelle prime elezioni aperte a tutti. Nel 1993 aveva ricevuto il Nobel per la pace insieme all’ultimo presidente bianco, Frederik de Klerk. In Sudafrica lo chiamano ancora con il nome del suo clan, Madiba.

Un ragazzo del Transkei

Mandela nacque il 18 luglio 1918 a Mvezo, un villaggio del Transkei, nel sud-est del Paese, in una famiglia legata ai capi del popolo thembu. Il nome che gli diedero i genitori era Rolihlahla; quello di Nelson glielo assegnò una maestra il primo giorno di scuola, come si usava allora con i bambini africani nelle scuole delle missioni.

Studiò all’università di Fort Hare, una delle poche aperte ai neri, ma fu sospeso per aver partecipato a una protesta studentesca. Si trasferì a Johannesburg, lavorò e studiò legge. Nel 1952 aprì con Oliver Tambo il primo studio legale gestito da avvocati neri in Sudafrica: ogni mattina la sala d’attesa era piena di persone arrestate per aver violato le leggi razziali.

Che cos’era l’apartheid

Dal 1948 il Partito nazionale al potere trasformò la discriminazione già esistente in un sistema legale chiamato apartheid, “separazione” in afrikaans. Ogni persona veniva classificata per razza. Matrimoni misti vietati, quartieri, scuole, spiagge, panchine e ospedali separati, l’obbligo per i neri di portare con sé un lasciapassare per muoversi nelle città. I neri, che erano la grande maggioranza, non potevano votare.

Mandela era entrato nell’African National Congress (ANC) e ne aveva fondato con altri giovani la Lega giovanile. Negli anni Cinquanta l’ANC organizzò campagne di disobbedienza civile, sul modello di quelle di Gandhi, che in Sudafrica aveva vissuto e lottato mezzo secolo prima.

Da Sharpeville alla lotta armata

Il 21 marzo 1960 a Sharpeville la polizia sparò su una folla che protestava contro i lasciapassare: morirono 69 persone. Il governo mise fuori legge l’ANC. Mandela e altri dirigenti conclusero che la sola nonviolenza non bastava più, e nel 1961 fondarono un’organizzazione armata, Umkhonto we Sizwe, “la lancia della nazione”, che compiva sabotaggi contro impianti e strutture pubbliche.

Nell’agosto 1962 Mandela fu arrestato. È una scelta che gli storici discutono ancora, ed è anche il motivo per cui, fino al 2008, il suo nome restò in una lista americana di sospetti terroristi.

Il processo di Rivonia

Nel 1963 la polizia scoprì il quartier generale clandestino dell’organizzazione in una fattoria di Rivonia, vicino a Johannesburg. Mandela, già in carcere, fu processato con altri dirigenti con l’accusa di sabotaggio. Rischiava la pena di morte.

Il 20 aprile 1964 parlò dal banco degli imputati per oltre tre ore. Concluse dicendo di aver combattuto contro il dominio dei bianchi e contro il dominio dei neri, per una società democratica in cui tutti vivessero insieme con pari opportunità: un ideale per il quale, se necessario, era pronto a morire. Fu condannato all’ergastolo.

Robben Island: ventisette anni di carcere

Per diciotto anni Mandela fu detenuto a Robben Island, un’isola-prigione davanti a Città del Capo. La cella misurava poco più di due metri per due. Di giorno i prigionieri spaccavano pietre in una cava di calce, il cui riverbero gli danneggiò per sempre gli occhi. Poteva ricevere una visita e una lettera ogni sei mesi. Eppure i detenuti trasformarono l’isola in una specie di università: chi sapeva insegnava agli altri, e Mandela imparò l’afrikaans, la lingua dei suoi carcerieri, per capirli meglio.

Nel 1982 fu trasferito in un carcere sulla terraferma. Nel frattempo, nel mondo, il suo nome diventava un simbolo: concerti, canzoni, campagne di boicottaggio contro il Sudafrica. La storia della mobilitazione è nella scheda sul movimento contro l’apartheid.

11 febbraio 1990: la liberazione

Alla fine degli anni Ottanta il Paese era isolato, l’economia soffocata dalle sanzioni e le città attraversate da rivolte. Il nuovo presidente Frederik de Klerk legalizzò l’ANC e l’11 febbraio 1990 Mandela uscì dal carcere, a settantun anni, camminando a piedi con la moglie Winnie davanti alle telecamere di tutto il mondo.

Seguirono quattro anni di trattative difficilissime, mentre violenze politiche facevano migliaia di morti. Nel 1993 Mandela e de Klerk ricevettero insieme il Nobel per la pace. Il percorso è ricostruito nella scheda sulla fine dell’apartheid in Sudafrica.

Presidente della “nazione arcobaleno”

Il 27 aprile 1994 milioni di sudafricani neri votarono per la prima volta, in file lunghe chilometri. L’ANC vinse e il 10 maggio Mandela giurò come presidente. Scelse la strada della riconciliazione: istituì una Commissione per la verità e la riconciliazione, presieduta dall’arcivescovo Desmond Tutu, che ascoltava vittime e responsabili delle violenze.

Un gesto lo raccontò meglio di molti discorsi. Nel 1995 il Sudafrica ospitò i Mondiali di rugby, uno sport amato soprattutto dai bianchi. Alla finale, vinta dalla squadra di casa, Mandela entrò in campo con la maglia verde degli Springboks e consegnò la coppa al capitano bianco.

Gli ultimi anni

Lasciò la presidenza nel 1999, dopo un solo mandato, e si dedicò alla lotta contro l’AIDS e all’istruzione. Morì a Johannesburg il 5 dicembre 2013, a novantacinque anni. Il suo esempio, come quello di Martin Luther King, è diventato universale. Il Sudafrica che lasciò, però, conserva ancora profonde disuguaglianze economiche, e gli storici ricordano che la fine dell’apartheid fu il risultato di una lotta collettiva, non di un uomo solo, dentro la storia più ampia delle indipendenze africane.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà (Long Walk to Freedom, 1994)
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Nelson Mandela”
  • Nelson Mandela Foundation, archivio e biografia (nelsonmandela.org)

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