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Harry S. Truman

Epoca:

Harry S. Truman (1884-1972) fu il trentatreesimo presidente degli Stati Uniti, dal 1945 al 1953. Diventò presidente all’improvviso, il 12 aprile 1945, quando morì Franklin D. Roosevelt, e nel giro di pochi mesi dovette decidere l’uso della bomba atomica sul Giappone. Negli anni seguenti costruì le basi della politica americana nella guerra fredda: la dottrina Truman, il piano Marshall, la NATO, l’intervento in Corea. Era un uomo del Missouri senza laurea, con un passato da negoziante fallito, e quasi nessuno all’inizio lo credeva all’altezza.

Un contadino del Missouri

Truman nacque l’8 maggio 1884 a Lamar, nel Missouri, e crebbe in una famiglia di agricoltori. Portava occhiali spessi fin da bambino e leggeva moltissimo, soprattutto libri di storia. Non poté permettersi l’università: lavorò in banca, poi per oltre dieci anni nella fattoria di famiglia.

Nella prima guerra mondiale andò in Francia come capitano di artiglieria e si rivelò un buon comandante, capace di farsi rispettare da soldati turbolenti. Al ritorno aprì a Kansas City un negozio di abbigliamento maschile con un commilitone. Nel 1922 il negozio fallì, e Truman impiegò anni a pagare i debiti.

Dalla politica locale al Senato

Con l’appoggio della macchina politica democratica di Kansas City, guidata dal potente Tom Pendergast, divenne amministratore della contea e nel 1934 fu eletto senatore. Molti lo consideravano un uomo di Pendergast. Durante la seconda guerra mondiale si fece però un nome guidando una commissione del Senato che indagava sugli sprechi nelle forniture militari: fece risparmiare allo Stato somme enormi.

Nel 1944 Roosevelt lo scelse come vicepresidente per il suo quarto mandato. Truman restò vicepresidente solo ottantadue giorni, e Roosevelt lo tenne quasi sempre all’oscuro delle grandi decisioni.

12 aprile 1945: “mi è caduta addosso la Luna”

Il pomeriggio del 12 aprile 1945 Truman fu convocato alla Casa Bianca. Eleanor Roosevelt gli disse che il presidente era morto. Il giorno dopo raccontò ai giornalisti di essersi sentito come se gli fossero caduti addosso la Luna, le stelle e tutti i pianeti.

Solo allora seppe del Progetto Manhattan, il programma segreto per costruire la bomba atomica. In pochi mesi si trovò a firmare la nascita delle Nazioni Unite, a vedere la resa della Germania e a incontrare Stalin e Churchill alla conferenza di Potsdam.

La decisione su Hiroshima e Nagasaki

Il Giappone continuava a combattere, e i comandi militari prevedevano un’invasione delle isole giapponesi con enormi perdite. Truman autorizzò l’uso della nuova arma. Il 6 agosto 1945 una bomba atomica distrusse Hiroshima; il 9 agosto una seconda colpì Nagasaki. Morirono subito decine di migliaia di persone, e molte altre nei mesi successivi per ferite e radiazioni. Il 15 agosto il Giappone annunciò la resa.

Se quella decisione fosse necessaria è uno dei dibattiti più accesi della storia contemporanea. Truman la difese sempre; molti storici sostengono che il Giappone fosse già vicino alla resa, o che pesasse anche la volontà di impressionare l’URSS. I fatti sono raccolti nella scheda sui bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

La dottrina Truman e il piano Marshall

Con la fine della guerra i rapporti con l’Unione Sovietica peggiorarono rapidamente. Il 12 marzo 1947 Truman chiese al Congresso aiuti per la Grecia e la Turchia, minacciate dalla pressione comunista, e fissò un principio: gli Stati Uniti avrebbero sostenuto i popoli liberi che resistevano a tentativi di sottomissione. È la dottrina Truman, l’atto di nascita della politica di “contenimento”.

Poco dopo il segretario di Stato George Marshall propose un grande programma di aiuti economici per ricostruire l’Europa. Il piano Marshall portò miliardi di dollari anche in Italia. Nel 1948, quando i Sovietici bloccarono gli accessi a Berlino Ovest, Truman organizzò un ponte aereo che per quasi un anno rifornì la città di cibo e carbone. Nel 1949 nacque la NATO.

“Dewey sconfigge Truman”: le elezioni del 1948

Nel 1948 tutti i sondaggi davano per vincitore il repubblicano Thomas Dewey. Truman girò il Paese in treno, fermandosi in centinaia di stazioni per parlare dalla piattaforma dell’ultimo vagone. La sera delle elezioni un quotidiano di Chicago andò in stampa con il titolo “Dewey sconfigge Truman”. Vinse Truman. La foto del presidente sorridente che mostra quella prima pagina è una delle più famose della politica americana.

Nello stesso anno firmò l’ordine che poneva fine alla segregazione razziale nelle forze armate, e fu il primo capo di Stato a riconoscere Israele, pochi minuti dopo la sua proclamazione.

La guerra di Corea e il licenziamento di MacArthur

Nel giugno 1950 la Corea del Nord comunista invase il Sud. Truman mandò le truppe americane sotto la bandiera dell’ONU, al comando del generale Douglas MacArthur. Quando la Cina entrò in guerra e MacArthur chiese pubblicamente di allargare il conflitto, anche con armi atomiche, Truman lo destituì, nell’aprile 1951. Fu una decisione impopolare, ma affermava un principio: in democrazia i militari obbediscono al potere civile. La guerra si chiuse con un armistizio solo nel 1953, sotto il suo successore Eisenhower.

L’uomo con il cartello sulla scrivania

Sulla scrivania dello Studio Ovale Truman teneva un cartello con la scritta “The buck stops here”: la responsabilità finisce qui, non si scarica su altri. Non si ricandidò nel 1952 e tornò a vivere a Independence, nel Missouri. Morì il 26 dicembre 1972 a Kansas City. Lasciò la presidenza con un indice di gradimento bassissimo; oggi molti storici lo collocano tra i presidenti più importanti del Novecento.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Enciclopedia Treccani online, voce dedicata a Harry S. Truman
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Harry S. Truman”
  • David McCullough, Truman, Simon & Schuster, 1992

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