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Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki

Epoca:

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono i due attacchi con cui gli Stati Uniti sganciarono bombe atomiche su due città giapponesi, il 6 e il 9 agosto 1945, nelle ultime settimane della Seconda guerra mondiale. Sono gli unici casi nella storia di uso di armi nucleari in guerra. Le esplosioni uccisero all’istante decine di migliaia di persone e, entro la fine del 1945, oltre 200.000 vittime in totale. Pochi giorni dopo il Giappone annunciò la resa.

Hiroshima e Nagasaki: riassunto

Nell’estate del 1945 la guerra in Europa era finita, ma nel Pacifico il Giappone continuava a combattere, nonostante le gravi sconfitte e i pesanti bombardamenti convenzionali sulle sue città. Il 26 luglio 1945, con la dichiarazione di Potsdam, Stati Uniti, Regno Unito e Cina chiesero al Giappone la resa incondizionata, minacciando in caso contrario una “pronta e totale distruzione”. Il governo giapponese non accettò.

Il 6 agosto 1945 il bombardiere B-29 Enola Gay sganciò su Hiroshima la bomba all’uranio chiamata “Little Boy”. Il 9 agosto il B-29 Bockscar avrebbe dovuto colpire la città di Kokura, ma il cielo coperto spinse l’equipaggio verso l’obiettivo secondario, Nagasaki, dove fu sganciata la bomba al plutonio “Fat Man”. Nel frattempo, l’8 agosto, l’Unione Sovietica aveva dichiarato guerra al Giappone e il giorno dopo aveva invaso la Manciuria.

Il contesto: la guerra nel Pacifico

Il Giappone era entrato in guerra contro gli Stati Uniti con l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. Dal 1942 gli americani avevano riconquistato isola dopo isola, a prezzo di perdite molto alte da entrambe le parti. Nella conferenza di Jalta del febbraio 1945 l’Unione Sovietica si era impegnata a entrare in guerra contro il Giappone entro tre mesi dalla fine del conflitto in Europa. Nella primavera del 1945 i bombardamenti incendiari americani avevano già distrutto molte città giapponesi: quello su Tokyo del 9-10 marzo causò da solo circa 100.000 morti.

Il Progetto Manhattan

Le bombe furono costruite nell’ambito del Progetto Manhattan, il programma segreto avviato dagli Stati Uniti durante la guerra, con la collaborazione di Regno Unito e Canada, per paura che la Germania nazista realizzasse per prima un’arma atomica. Vi lavorarono migliaia di scienziati e tecnici, tra cui il fisico Robert Oppenheimer, direttore del laboratorio di Los Alamos, e l’italiano Enrico Fermi, che nel 1942 a Chicago aveva realizzato la prima reazione nucleare a catena controllata. Il primo test atomico, chiamato Trinity, avvenne il 16 luglio 1945 nel deserto del Nuovo Messico.

Perché gli Stati Uniti usarono la bomba atomica

La decisione spettò al presidente Harry S. Truman, succeduto a Franklin Delano Roosevelt nell’aprile 1945. Le ragioni indicate allora e discusse dagli storici sono diverse:

  • porre fine rapidamente alla guerra ed evitare l’invasione del Giappone, che i comandi americani prevedevano costosissima in vite umane, dopo le sanguinose battaglie di Iwo Jima e Okinawa;
  • spingere il governo giapponese alla resa, dimostrando la potenza della nuova arma;
  • ragioni politiche legate all’Unione Sovietica: secondo alcuni storici gli Stati Uniti volevano chiudere la guerra prima che i sovietici avanzassero in Asia e mostrare a Mosca la propria superiorità militare;
  • giustificare l’enorme investimento del Progetto Manhattan.

Le vittime e gli effetti

A Hiroshima l’esplosione distrusse gran parte della città; i morti furono circa 70.000-80.000 subito e circa 140.000 entro la fine del 1945. A Nagasaki, protetta in parte dalle colline, i morti furono circa 40.000 subito e circa 70.000 entro la fine dell’anno. Oltre all’onda d’urto e al calore, che provocarono incendi e ustioni terribili, le radiazioni causarono malattie, tumori e morti anche negli anni successivi. I sopravvissuti, chiamati in giapponese hibakusha, subirono a lungo conseguenze fisiche e discriminazioni sociali.

La resa del Giappone

Il 15 agosto 1945 l’imperatore Hirohito annunciò alla radio l’accettazione della resa, parlando per la prima volta direttamente al popolo giapponese. La resa fu firmata ufficialmente il 2 settembre 1945 sulla corazzata americana Missouri, nella baia di Tokyo: fu la fine della Seconda guerra mondiale. Gli storici discutono ancora quanto abbiano pesato, nella decisione giapponese, le bombe atomiche e quanto l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica.

Le conseguenze

  • l’inizio dell’era nucleare: nel 1949 anche l’Unione Sovietica sperimentò la sua prima bomba atomica e iniziò la corsa agli armamenti della Guerra fredda;
  • la deterrenza: il timore di una distruzione reciproca divenne un elemento centrale delle relazioni tra le superpotenze;
  • i trattati di controllo: nel 1968 fu firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, per limitare la diffusione delle armi atomiche;
  • i movimenti per la pace e il disarmo, in cui i sopravvissuti hanno avuto un ruolo importante: nel 2024 l’organizzazione giapponese degli hibakusha Nihon Hidankyo ha ricevuto il premio Nobel per la pace.

Perché Hiroshima e Nagasaki sono importanti

Hiroshima e Nagasaki sono diventate il simbolo della capacità distruttiva delle armi nucleari. Il Memoriale della pace di Hiroshima, con l’edificio rimasto in piedi vicino al punto dell’esplosione, è patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1996. Studiare questi eventi aiuta a capire la fine della Seconda guerra mondiale, l’origine della Guerra fredda e il dibattito, ancora attuale, sull’etica della guerra e sul disarmo.

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