La Conferenza di Jalta fu l’incontro tra i capi delle tre grandi potenze alleate, Franklin Delano Roosevelt per gli Stati Uniti, Winston Churchill per il Regno Unito e Josif Stalin per l’Unione Sovietica, che si svolse dal 4 all’11 febbraio 1945 nel palazzo di Livadija, vicino a Jalta, in Crimea. Nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale, i “Tre Grandi” discussero il destino della Germania, il futuro della Polonia e dell’Europa liberata, la nascita dell’ONU e la guerra contro il Giappone.
Conferenza di Jalta: riassunto
All’inizio del 1945 la sconfitta della Germania era ormai vicina: l’Armata Rossa aveva raggiunto il fiume Oder, a circa 70 chilometri da Berlino, mentre gli angloamericani, dopo aver respinto l’offensiva tedesca delle Ardenne, si preparavano a passare il Reno. Era il secondo incontro dei tre leader, dopo quello di Teheran del 1943. Gli accordi di Jalta furono in molti punti un compromesso: le formule scelte erano spesso generiche e lasciarono spazio a interpretazioni diverse, che negli anni successivi alimentarono le accuse reciproche. Roosevelt, già gravemente malato, arrivò in Crimea dopo un lungo viaggio per mare e in aereo, attraverso Malta.
Gli obiettivi dei Tre Grandi
- Roosevelt voleva soprattutto due cose: l’impegno sovietico a entrare in guerra contro il Giappone e il sostegno di Stalin alla nascita di una nuova organizzazione internazionale, le Nazioni Unite.
- Churchill cercava di limitare l’influenza sovietica in Europa, di salvaguardare l’indipendenza della Polonia, per la quale il Regno Unito era entrato in guerra nel 1939, e di restituire alla Francia un ruolo da grande potenza.
- Stalin, dopo le enormi perdite subite dall’Unione Sovietica, voleva garanzie di sicurezza ai confini occidentali, governi amici nell’Europa orientale e consistenti riparazioni di guerra dalla Germania.
Le decisioni della Conferenza di Jalta
La Germania
I tre leader stabilirono che la Germania, dopo la resa incondizionata, sarebbe stata divisa in zone di occupazione, compresa una zona affidata alla Francia, ricavata da quelle americana e britannica. Anche Berlino sarebbe stata divisa. Si decisero il disarmo, la smilitarizzazione e la denazificazione del Paese e la punizione dei criminali di guerra. Sulle riparazioni non si arrivò a un accordo definitivo: la cifra di 20 miliardi di dollari, metà dei quali all’URSS, fu accettata solo come base di discussione.
La Polonia e l’Europa liberata
La questione più discussa fu quella polacca. Il confine orientale della Polonia fu fissato più o meno lungo la cosiddetta linea Curzon, a vantaggio dell’URSS; la Polonia sarebbe stata compensata con territori tedeschi a ovest. Il governo provvisorio filosovietico, già insediato a Lublino, doveva essere allargato a esponenti democratici polacchi, compresi quelli in esilio a Londra, e organizzare “elezioni libere e senza impedimenti”. Con la Dichiarazione sull’Europa liberata i tre si impegnarono a favorire nei Paesi liberati governi rappresentativi scelti con libere elezioni.
L’ONU
Fu fissata per il 25 aprile 1945 la conferenza di San Francisco, che avrebbe fondato l’Organizzazione delle Nazioni Unite. I tre si accordarono sul diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza; l’URSS ottenne che anche Ucraina e Bielorussia avessero un seggio nell’Assemblea generale.
Il Giappone
Con un accordo rimasto segreto, Stalin si impegnò a entrare in guerra contro il Giappone entro due o tre mesi dalla resa della Germania. In cambio l’URSS avrebbe ottenuto la parte meridionale dell’isola di Sachalin, le isole Curili e diritti su porti e ferrovie in Manciuria. L’Unione Sovietica dichiarò effettivamente guerra al Giappone l’8 agosto 1945, tra i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
Jalta e la “spartizione del mondo”
Nel linguaggio comune si dice spesso che a Jalta le grandi potenze si “divisero il mondo” in sfere d’influenza. Gli storici considerano questa immagine una semplificazione. A Jalta non fu firmata alcuna divisione dell’Europa in blocchi; anzi, sulla carta si promisero elezioni libere anche nei Paesi dell’Est. Già nell’ottobre 1944, a Mosca, Churchill e Stalin avevano però discusso un accordo informale sulle “percentuali” d’influenza nei Balcani. Soprattutto, la divisione dell’Europa fu determinata dalla posizione degli eserciti alla fine della guerra: dove arrivò l’Armata Rossa, l’Unione Sovietica impose nel giro di pochi anni governi comunisti.
Le conseguenze
- la sistemazione della Germania, confermata e precisata nella conferenza di Potsdam (luglio-agosto 1945), alla quale parteciparono Truman, succeduto a Roosevelt morto il 12 aprile, e, dopo le elezioni britanniche, Clement Attlee al posto di Churchill;
- la nascita dell’ONU, con lo statuto firmato a San Francisco il 26 giugno 1945;
- la Polonia nella sfera sovietica: le elezioni del 1947 non furono libere e il Paese divenne una repubblica popolare;
- la delusione occidentale, che contribuì alla rottura tra gli alleati e all’inizio della Guerra fredda.
Perché la Conferenza di Jalta è importante
Jalta è diventata un simbolo dell’ordine internazionale nato dalla Seconda guerra mondiale e della divisione dell’Europa che durò fino al 1989. Studiarla permette di capire come furono prese le decisioni sul dopoguerra, quali erano i rapporti di forza tra gli alleati e perché la collaborazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica si trasformò in pochi anni in contrapposizione.