Abitazioni

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Le abitazioni sono uno degli specchi più fedeli della vita quotidiana nel passato. Come erano fatte le case, quante persone ci vivevano, dove si cucinava, dove si dormiva, se c’era l’acqua: queste domande dicono molto sulla ricchezza, sulle famiglie e sui rapporti sociali di un’epoca. La casa come la conosciamo oggi, con stanze separate, bagno, cucina e riscaldamento, è una conquista molto recente per la maggior parte delle persone. Facciamo un viaggio dalle capanne preistoriche alle case popolari del Novecento.

Ripari e capanne

I cacciatori e raccoglitori della preistoria si spostavano spesso, e le loro abitazioni erano ripari temporanei: sotto le rocce, all’ingresso delle grotte, capanne di rami e pelli. Nelle pianure fredde dell’Europa orientale, alla fine dell’ultima glaciazione, si costruivano capanne con ossa e zanne di mammut, come quelle trovate a Mezhyrich, in Ucraina. Le grotte, contrariamente a quello che si pensa, erano usate più per riti e soste che come case stabili. Approfondimenti nella pagina sulle prime abitazioni.

Con l’agricoltura nacquero i villaggi stabili. A Çatalhöyük, in Turchia, circa novemila anni fa, le case di mattoni crudi erano addossate l’una all’altra, senza strade tra loro: si entrava dal tetto con una scala. Dentro c’erano focolari, piattaforme per dormire, e a volte sepolture sotto il pavimento.

Domus e insulae

Nel mondo romano le differenze sociali si vedevano nelle case. I ricchi vivevano nella domus, una casa a un piano chiusa verso la strada e aperta all’interno su un atrio e spesso su un giardino con colonne, il peristilio, decorata con affreschi e mosaici: Pompei ed Ercolano ne conservano esempi straordinari.

La maggior parte degli abitanti di Roma, però, viveva nelle insulae, palazzi di più piani con appartamenti in affitto. Ai piani bassi c’erano botteghe e alloggi migliori, in alto stanze piccole e affollate, senza acqua e senza cucina vera. Gli incendi e i crolli erano frequenti, tanto che gli imperatori dovettero fissare limiti all’altezza degli edifici.

Il Medioevo: la casa contadina e il castello

Nel Medioevo la grande maggioranza delle persone viveva in campagna, in case di legno, pietra o terra, spesso con un solo ambiente. Al centro c’era il focolare, senza un vero camino: il fumo usciva da un’apertura nel tetto. In molte zone persone e animali dormivano sotto lo stesso tetto, e il calore delle bestie aiutava d’inverno. Nelle città le case erano strette e alte, con la bottega al piano terra e l’abitazione sopra.

I signori vivevano nei castelli, che però per secoli furono più fortezze che residenze comode. Solo nel tardo Medioevo e nel Rinascimento le famiglie ricche costruirono palazzi in città, con stanze diverse per funzioni diverse e una nuova attenzione alla vita privata, come mostra la storia dell’architettura.

La città industriale

Con la Rivoluzione industriale milioni di persone si trasferirono in città per lavorare in fabbrica. Le abitazioni operaie erano spesso sovraffollate, umide e senza servizi: intere famiglie in una stanza, latrine in comune, acqua da prendere alla fontana. Nel 1845 Friedrich Engels descrisse i quartieri operai di Manchester in un libro famoso, La situazione della classe operaia in Inghilterra. Le epidemie di colera colpivano soprattutto queste zone, come ricorda la pagina sulla classe operaia.

Le autorità risposero con fognature, acquedotti e grandi lavori urbani. A Parigi, tra il 1853 e il 1870, il prefetto Haussmann aprì larghi viali e costruì nuovi palazzi, ma spinse molti poveri verso la periferia.

Il Novecento in Italia

In Italia, ancora a metà Novecento, molte case erano prive di servizi che oggi diamo per scontati. Il censimento del 1951 mostrò che solo una piccola parte delle abitazioni aveva un bagno interno, e che in molte zone del Sud si viveva in grotte o tuguri, come nei Sassi di Matera, che furono svuotati per legge negli anni Cinquanta. Lo scrittore Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli (1945), li aveva descritti con parole durissime, e la visita del presidente del Consiglio De Gasperi nel 1950 li fece diventare un caso nazionale. Oggi, ristrutturati, sono patrimonio UNESCO. Dal 1949 il piano INA-Casa costruì centinaia di migliaia di alloggi popolari.

Con il boom economico le città crebbero rapidamente, spesso in modo disordinato, e la casa si riempì di elettrodomestici: frigorifero, lavatrice, televisore. Comprare casa divenne l’obiettivo di molte famiglie, e l’Italia è oggi uno dei paesi europei con la quota più alta di proprietari.

In breve

Le abitazioni sono passate dai ripari e dalle capanne preistoriche ai villaggi del Neolitico, dalle domus e insulae romane alle case contadine medievali, dai quartieri operai dell’Ottocento alle case popolari e ai condomini del Novecento. Studiarle aiuta a capire le differenze sociali e il modo di vivere di ogni epoca.

Fonti per approfondire

  • Philippe Ariès, Georges Duby (a cura di), La vita privata, Laterza
  • Friedrich Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845), varie edizioni
  • Bill Bryson, Breve storia della vita privata, Guanda, 2011

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