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Battaglia di Waterloo

Epoca:
Napoleone Bonaparte in uniforme davanti a una carta strategica, immagine editoriale sulla storia dell’Impero francese

La battaglia di Waterloo si combatté il 18 giugno 1815 nell’attuale Belgio, a sud di Bruxelles, e segnò la sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte. L’esercito francese fu battuto dall’armata anglo-alleata del duca di Wellington e dall’esercito prussiano del feldmaresciallo Blücher. Con Waterloo finirono i “Cento giorni” del ritorno di Napoleone e il lungo periodo delle guerre napoleoniche.

Battaglia di Waterloo: riassunto

Napoleone, esiliato all’isola d’Elba nel 1814, fuggì e rientrò in Francia il 1° marzo 1815, riprendendo il potere senza combattere. Le potenze riunite al Congresso di Vienna lo dichiararono nemico dell’Europa, e Austria, Russia, Prussia e Gran Bretagna prepararono eserciti per deporlo nuovamente. Napoleone decise di attaccare subito, in Belgio, gli eserciti di Wellington e di Blücher prima che si unissero agli altri alleati. Dopo una prima vittoria sui prussiani a Ligny, il 18 giugno attaccò Wellington presso Waterloo; l’arrivo dei prussiani nel pomeriggio decise la battaglia.

Gli eserciti e il piano francese

L’Armée du Nord, comandata da Napoleone, contava circa 120.000 uomini. Di fronte operavano l’esercito anglo-alleato di Wellington, formato da britannici, olandesi, belgi e tedeschi, e l’armata prussiana di Blücher. Il piano francese prevedeva di separare i due eserciti, battere prima i prussiani e poi costringere Wellington a ritirarsi. Il 16 giugno Napoleone sconfisse i prussiani a Ligny, mentre a Quatre-Bras il maresciallo Ney non riuscì a battere Wellington. Il giorno dopo Napoleone affidò al maresciallo Grouchy circa 30.000 uomini per inseguire i prussiani; Blücher e il suo capo di stato maggiore Gneisenau, però, non si ritirarono verso est ma verso nord, a Wavre, per restare in contatto con Wellington. Il 18 giugno Grouchy, pur sentendo il rumore dei cannoni, eseguì alla lettera gli ordini e attaccò la retroguardia prussiana a Wavre, senza raggiungere Napoleone.

La posizione di Wellington

Dopo Quatre-Bras, Wellington arretrò su una cresta presso Mont-Saint-Jean, che proteggeva la strada per Bruxelles. La sua linea era in parte dietro il pendio, nascosta all’artiglieria nemica. Le fattorie di Hougoumont, La Haye Sainte e Papelotte erano punti d’appoggio fondamentali. La pioggia della notte rese il terreno fangoso e ritardò l’impiego dei cannoni. Wellington contava sull’arrivo dei prussiani, mentre Napoleone credeva che fossero troppo lontani per intervenire.

Lo svolgimento della battaglia di Waterloo

  • verso le 11.30: l’attacco francese contro Hougoumont, pensato come diversivo, impegnò migliaia di uomini senza aprire una breccia;
  • primo pomeriggio: l’artiglieria colpì la cresta e la fanteria del conte d’Erlon investì il centro sinistro di Wellington, ma fu respinta da un contrattacco della cavalleria pesante britannica;
  • pomeriggio: Ney lanciò ripetute cariche di cavalleria contro i quadrati della fanteria alleata, che resistettero; senza il sostegno di fanteria e artiglieria, gli attacchi costarono moltissime perdite;
  • verso le 18: la fattoria di La Haye Sainte, difesa per ore dalla Legione tedesca del Re, cadde quando finirono le munizioni, aprendo un varco davanti al centro alleato;
  • intanto i prussiani comparvero sul fianco destro francese presso Plancenoit, dove si combatté durissimamente; Napoleone dovette mandare lì il corpo di Lobau e parte della Guardia.

La Guardia imperiale e la crisi

Verso sera Napoleone ordinò l’attacco della Guardia imperiale contro il centro alleato: era l’ultima possibilità di vincere prima dell’arrivo completo dei prussiani. I battaglioni salirono la cresta, ma furono accolti dal fuoco ravvicinato e da un contrattacco. Il celebre grido sulla Guardia che muore ma non si arrende appartiene soprattutto alla memoria napoleonica ed è discusso dagli storici. Il ripiegamento della Guardia provocò il panico: l’esercito francese si disgregò, Wellington ordinò l’avanzata generale e la cavalleria prussiana inseguì i fuggitivi per tutta la notte.

Le conseguenze della battaglia di Waterloo

  • perdite enormi: tra morti, feriti, dispersi e prigionieri gli eserciti persero complessivamente circa 50.000 uomini;
  • la fine di Napoleone: rientrato a Parigi, abdicò il 22 giugno 1815; fu deportato nell’isola di Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale, dove morì nel 1821;
  • la Restaurazione: tornarono sul trono i Borbone con Luigi XVIII, e si completò il riassetto europeo deciso a Vienna;
  • una pace più dura: il secondo trattato di Parigi impose alla Francia un’indennità e un’occupazione militare temporanea;
  • un lungo equilibrio: Waterloo chiuse oltre vent’anni di guerre rivoluzionarie e napoleoniche.

La memoria di Waterloo

Nel corso dell’Ottocento Waterloo divenne un simbolo internazionale: in Gran Bretagna celebrò il prestigio di Wellington, in Francia alimentò riflessioni sulla grandezza e sui limiti dell’esperienza napoleonica, e il suo nome è diventato sinonimo di sconfitta definitiva. Il campo di battaglia è oggi un sito storico con musei e monumenti, tra cui la collina artificiale del Leone. Il nome della battaglia deriva dal villaggio di Waterloo, dove Wellington aveva il suo quartier generale; i prussiani la chiamarono invece battaglia di Belle-Alliance. Gli studi contemporanei considerano non solo i comandanti, ma anche logistica, alleanze, addestramento e resistenza delle truppe.

Nota sulle fonti

Fonti: Encyclopaedia Britannica, voce Waterloo Campaign; National Army Museum, Waterloo; Musée de l’Armée, dossier Napoléon; Peter Hofschröer, 1815: The Waterloo Campaign; David Chandler, The Campaigns of Napoleon; Alessandro Barbero, La battaglia. Storia di Waterloo.

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