La Repubblica Popolare Cinese è lo Stato fondato da Mao Zedong il 1° ottobre 1949, dopo la vittoria dei comunisti nella guerra civile. Da allora è governata dal Partito comunista cinese, l’unico partito che detiene il potere. In settant’anni il paese ha vissuto carestie, rivoluzioni politiche e poi una crescita economica senza precedenti, che lo ha portato a essere la seconda economia del mondo. Per capire la Cina di oggi bisogna conoscere queste fasi, molto diverse tra loro.
Come nacque la Repubblica Popolare Cinese?
Nel 1912 la rivoluzione aveva messo fine all’ultima dinastia imperiale, quella dei Qing. Seguirono decenni di divisioni, signori della guerra e invasione giapponese. Due forze si contendevano il paese: i nazionalisti del Guomindang, guidati da Chiang Kai-shek, e i comunisti di Mao Zedong, che avevano costruito il loro seguito tra i contadini. Dopo la sconfitta del Giappone nel 1945 la guerra civile riprese, e i comunisti vinsero. Il 1° ottobre 1949, a Pechino, dalla porta di Tiananmen, Mao proclamò la Repubblica Popolare. Chiang si ritirò sull’isola di Taiwan, dove continuò a governare la Repubblica di Cina.
Gli anni di Mao: dal modello sovietico al Grande balzo
All’inizio la nuova Cina seguì il modello dell’Unione Sovietica, con la riforma agraria, la nazionalizzazione dell’industria e il primo piano quinquennale. La riforma agraria tolse la terra ai proprietari, ma fu accompagnata da violenze in cui morirono centinaia di migliaia di persone. Nel 1950 la Cina intervenne nella guerra di Corea contro le truppe dell’ONU guidate dagli Stati Uniti, e diventò un attore della Guerra fredda.
Nel 1958 Mao lanciò il “Grande balzo in avanti”: i contadini furono riuniti in enormi comuni popolari e spinti a produrre acciaio in piccole fornaci di villaggio, mentre i funzionari gonfiavano i dati dei raccolti. Ne seguì tra il 1959 e il 1961 la più grave carestia del Novecento. Le stime degli storici sui morti vanno da circa 15 a oltre 40 milioni. Negli stessi anni la Cina ruppe con l’URSS.
Che cos’è stata la Rivoluzione culturale?
Nel 1966 Mao, messo in minoranza dopo il fallimento del Grande balzo, lanciò la “Grande rivoluzione culturale proletaria” contro i presunti nemici borghesi nel partito. Milioni di giovani Guardie rosse attaccarono insegnanti, intellettuali, dirigenti, templi e monumenti. Il paese precipitò nel caos, con scontri tra fazioni, persecuzioni e un numero di morti stimato in centinaia di migliaia, forse oltre un milione. Milioni di studenti furono mandati in campagna “a imparare dai contadini”. La fase più violenta si chiuse nel 1969, ma il clima di terrore durò fino alla morte di Mao.
Nel frattempo cambiò la politica estera. Nel 1971 la Repubblica Popolare ottenne il seggio della Cina all’ONU, fino ad allora di Taiwan, e nel 1972 il presidente americano Nixon visitò Pechino.
Le riforme di Deng Xiaoping
Mao morì nel settembre 1976. Pochi anni dopo il potere passò a Deng Xiaoping, che dal 1978 avviò la politica di “riforma e apertura”. Le terre furono di nuovo affidate alle famiglie contadine, si permisero imprese private e si crearono zone economiche speciali aperte agli investimenti stranieri, come Shenzhen. Per controllare la crescita della popolazione fu imposta dal 1980 la politica del figlio unico, applicata spesso con metodi coercitivi.
Le riforme economiche non portarono libertà politiche. Nella primavera del 1989 studenti e lavoratori occuparono per settimane piazza Tiananmen chiedendo democrazia e lotta alla corruzione. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno l’esercito sgomberò la piazza e le strade intorno con i carri armati: i morti furono centinaia, forse migliaia, e il numero esatto non è mai stato reso noto. La protesta di piazza Tiananmen è ancora oggi un argomento censurato in Cina.
La Cina potenza mondiale
Negli anni Novanta e Duemila la crescita continuò a ritmi altissimi. Nel 1997 il Regno Unito restituì Hong Kong, con la formula “un paese, due sistemi” che garantiva per cinquant’anni ampie autonomie. Nel 2001 la Cina entrò nell’Organizzazione mondiale del commercio e diventò “la fabbrica del mondo”. Centinaia di milioni di persone uscirono dalla povertà, mentre crescevano le disuguaglianze e l’inquinamento.
Dal 2012 la guida del partito è nelle mani di Xi Jinping, che ha accentrato il potere più di ogni leader dopo Mao: nel 2018 è stato abolito il limite di due mandati per il presidente della Repubblica. Il controllo sulla società si è fatto più stretto. Dopo le proteste di Hong Kong del 2019 Pechino ha imposto nel 2020 una legge sulla sicurezza nazionale che ha ridotto le libertà della città. Nello Xinjiang, secondo un rapporto dell’Ufficio ONU per i diritti umani del 2022, la detenzione di uiguri e altre minoranze musulmane può costituire crimini contro l’umanità; Pechino respinge le accuse. All’estero la Cina ha lanciato la Belt and Road Initiative, la “nuova via della seta”, e la sua rivalità con gli Stati Uniti è uno dei grandi temi della politica mondiale.
In breve
La Repubblica Popolare Cinese ha attraversato due epoche quasi opposte: quella di Mao, segnata da campagne politiche e catastrofi, e quella delle riforme, che ne ha fatto una potenza economica. Ciò che non è cambiato è il ruolo del Partito comunista, che non ammette concorrenti. Studiare la sua storia significa fare i conti con archivi spesso chiusi e con una memoria ufficiale che lascia fuori molte pagine.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voci “Cina” e “Mao Zedong”
- Jonathan D. Spence, The Search for Modern China, W. W. Norton, 1990
- Frank Dikötter, Mao’s Great Famine, Bloomsbury, 2010
- Ufficio dell’Alto commissario ONU per i diritti umani, valutazione sulla regione autonoma uigura dello Xinjiang, 31 agosto 2022